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Due Mari, raddoppio del quarto lotto tra Grosseto e Siena bloccato. Serve un'autorizzazione dal Ministero

Carlo Pellegrino
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Dieci mesi e mezzo dopo, non si è ancora vista una ruspa. Dieci mesi e mezzo dopo il raddoppio del quarto lotto della Due Mari sembra essere ostaggio dei ritardi e degli inconvenienti, delle autorizzazioni che mancano e della burocrazia. I lavori sono infatti “in attesa di una risposta dal Ministero per la transizione ecologica per modifiche necessarie al Piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo”.

 

 

E’ la storia, quella dei costosissimi 2.840 metri del quarto lotto, da Civitella Marittima a Lanzo, dell’intero ammodernamento del tratto Grosseto-Siena della Due Mari. Una storia travagliata, fatta di intoppi e di rallentamenti, di beghe giudiziarie e di un’asfissiante burocrazia, che da oltre quattro lustri non ha ancora portato a compimento il raddoppio di 64 chilometri di statale. Quando il 17 settembre 2020 l’ex ministro dei trasporti, Paola De Micheli, tagliò il nastro del cantiere si sapeva – o almeno si vociferava – che dopo quell’inaugurazione un po’ celebrativa, a due giorni dalle elezioni regionali, ci sarebbe stata una prima fase di lavori a rilento. In fondo succede così in ogni infrastruttura di tale portata, almeno in Italia.


Quello che non si sapeva è che quasi un anno dopo ancora non sarebbe stata scavata una buca sulla strada. Anas, interpellata dal Corriere, fa sapere che “sono state completate le attività di bonifica bellica e rimozione interferenze”. E’ più o meno così da mesi, periodo in cui la ditta assegnataria si è occupata di liberare il tracciato dagli ostacoli come cavi telefonici ed elettrici. E adesso cosa succede? E adesso, spiega Anas, “una volta ottenuta l’approvazione sarà possibile avviare i lavori principali previsti dal progetto”. Per il quale “si sono rese necessarie delle modifiche al Piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo, presentate al Ministero per la transizione ecologica”. 
Il tratto in questione si sviluppa tutto in provincia di Grosseto, a una manciata di chilometri dal confine con Siena (si va dal chilometro 27+200 al chilometro 30+040). Qui i problemi vanno avanti da un pezzo, almeno dal 20 dicembre 2018. Il lotto fu infatti assegnato a una prima ditta aggiudicataria, decisione che indusse la seconda classificata a ricorrere prima al Tar e poi al Consiglio di Stato. I giudici amministrativi rilevarono un conflitto tra leggi ordinarie e codice degli appalti, spedendo la palla fino alla Corte Costituzionale. Ad anticipare il verdetto, fu il malaugurato fallimento della ditta aggiudicataria del lotto, che spianò la strada alla ricorrente, diventata “padrona” del lotto da quasi due anni. Era l’autunno del 2019 e da allora niente si è ancora mosso.

 


E’ un tratto di statale tanto complicato (serviranno cinque nuovi viadotti, con l’adeguamento di tre, e una galleria, adeguandone una esistente) quanto costoso: 106 milioni, 37 al chilometro. Per il quale il bando prevede 1.190 giorni di lavori, circa tre anni e tre mesi. Facendo due conti si arriva dritti al Natale del 2023, un’ipotesi che se prima pareva realistica, con i lavori fermi chissà per quanto oggi appare un’utopia. “So che per questo raddoppio servono circa più di tre anni – ebbe modo dire l’allora ministro De Micheli nella ricordata inaugurazione – ma ho fiducia che si possa concludere anche prima”. Cambiano gli scenari, i politici, le elezioni e perfino i ministeri, considerando che quello per la Transizione ecologica è nato il 13 febbraio 2021 sostituendo il ministero dell’Ambiente. Ritardi, incidenti di percorso e burocrazia invece continuano a paralizzare le opere pubbliche. Perfino quando i soldi ci sono, particolare non certo indifferente dopo decenni di risorse a singhiozzo per la Due Mari, e l’impegno di Anas è totale.