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Monte dei Paschi di Siena, sindacati protestano al Mef: “Aprire tavolo di confronto. Lo Stato deve rimanere dentro l'istituto”

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Gennaro Groppa
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“Lo spezzatino sarebbe la peggiore soluzione possibile. Lo Stato deve rimanere ancora un po’ dentro Banca Mps, siamo qui per richiamare il ministero alle proprie responsabilità”. Si è svolta ieri mattina a Roma la manifestazione dei sindacati (presenti Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Unisin e Uilca) che hanno dato vita ad un presidio in via XX Settembre a Roma, davanti alla sede del Mef, azionista di maggioranza di Monte dei Paschi di Siena.

 


“E’ un presidio simbolico – spiega Federico Di Marcello, segretario di coordinamento della Fisac Cgil per Mps. – Siamo trenta persone, il massimo che ci è stato consentito dalle norme in vigore per contenere l’emergenza pandemica. L’intento è alzare l’attenzione sulla vicenda e richiamare il ministero al proprio ruolo di azionista di maggioranza. Le lavoratrici e i lavoratori di Banca Mps sono da troppo tempo in uno stato di totale incertezza su quello che sarà il loro futuro”. 
Il governo deve confrontarsi con il commissario Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, sull’obbligo di uscita dal capitale entro fine anno, come previsto dall’accordo di salvataggio del 2017. E preoccupazioni restano anche per l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro che il gruppo dovrebbe realizzare nella prossima primavera. I sindacati chiedono che sia il Mef a sobbarcarsi l’onere dell’aumento di capitale e che il ministero resti ancora un po’ in Mps. “Chiediamo inoltre – afferma Di Marcello – che si apra un tavolo con l’obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro. Lo Stato deve rimanere in Banca Mps tutto il tempo necessario per rilanciare l’istituto, può dare ancora tanto. Non vogliamo lo ‘spezzatino’ e nemmeno ritrovarci semplici spettatori di questa vicenda. La bellezza di 21 mila lavoratori attendono di conoscere quello che sarà il loro futuro, noi siamo i loro rappresentanti e abbiamo il diritto di essere messi a conoscenza di quanto sta avvenendo. Il governo italiano deve andare in Europa a ridiscutere quel che era stato stabilito nel 2017.  Nella nota pubblicata dalle sigle sindacali si legge che: “Abbiamo voluto dare un segnale al Mef che a questo punto non può più sottrarsi al confronto con le organizzazioni sindacali aziendali e nazionali che hanno molto da dire in tema di politiche industriali, mantenimento dei livelli occupazionali, salariali e di integrità del gruppo Mps”.

 


“Servono garanzie per i 21 mila lavoratori: è necessario salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità presenti nel Gruppo. Chiediamo al Ministero dell’Economia e delle Finanze il mantenimento dell’integrità societaria e organizzativa. La Banca ha una storia importante, può e deve avere un futuro”. Lo ha aggiunto Carlo Magni, segretario responsabile Uilca Gruppo e Banca Monte dei Paschi di Siena. “È arrivato il momento di porre al centro della discussione il destino di lavoratrici e lavoratori, che hanno il diritto di conoscere il proprio futuro. Per questo motivo oggi abbiamo chiesto al Mef un’assunzione di responsabilità, affinché l’interlocuzione con le Autorità Europee possa portare a un nuovo progetto di rilancio, basato su obiettivi commisurati alla reale situazione e alle reali prospettive reddituali del sistema creditizio domestico”, ha concluso Magni. “Richiediamo all’azionista di maggioranza garanzie reali su risanamento, ricapitalizzazione e normalizzazione del gruppo - ha dichiarato invece il componente della segreteria First Cisl di Banca Mps, Andrea Granai - Dovrà quindi essere posta particolare attenzione al mantenimento dell’integrità societaria e organizzativa, obiettivo che va perseguito mantenendo l’attuale insediamento territoriale”.