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Siena, Roberto Monaco: "In ospedale mancano medici. Paghiamo 10 anni in cui la sanità è stata il bancomat della politica"

Carlo Pellegrino
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“Per dieci anni la sanità è stata il bancomat della politica. Ma i nodi prima o poi vengono sempre al pettine: l’emergenza dei medici c’è, anche a Siena”. Roberto Monaco, presidente provinciale dell’ordine dei medici e segretario generale della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) descrive un quadro difficile per la carenza di professionisti. “Ci sono grandi difficoltà in tutta la Toscana, dove si stima manchino circa 200 dottori – afferma - Ovviamente anche a Siena abbiamo problemi”.

 

 


Che tipo di problemi?
“I maggiori sono nell’emergenza-urgenza e nel 118. In questi settori i professionisti stanno facendo i salti mortali per mantenere i servizi, con grandi sacrifici personali a tutela della salute di ogni cittadino. Succede nei pronto soccorso, ma anche nei reparti. Non è un problema che nasce ora, peraltro. Oggi vengono al pettine i nodi. Da dieci anni diciamo che la sanità doveva essere un investimento, un investimento sociale per la salute pubblica”.
Cosa intende con salti mortali?
“Turni allungati e ferie saltate per tanti colleghi. Con il periodo estivo questo disagio cresce ancora di più per mantenere in funzione tutte le attività necessarie”.
E perché proprio oggi quei nodi stanno venendo al pettine?
“Perché prima o poi la gente va in pensione, cambia lavoro e i medici diminuiscono. Certamente il Covid ha accentuato la sofferenza del sistema e adesso ci avviciniamo a un punto che rischia di essere di non ritorno”.
Cosa si può fare?
“Di sicuro qualcosa di immediato, che si sta già mettendo in atto. Delibere regionali, apertura corsi Deu di emergenza-urgenza, altre forme di intervento che le aziende stanno cercando. Ma questa è una pezza momentanea: poi si deve pensare a lungo raggio. Perché in Italia abbiamo un imbuto formativo di medici laureati che non sono riusciti a specializzarsi visto che mancano borse di studio nelle scuole di specializzazione. E’ necessario aumentarle e questo sta succedendo: nel 2021 abbiamo 17.400 borse di studio, molte di più rispetto al passato. Il fabbisogno piano piano potrebbe andarsi a ridurre, senza dimenticare la carenza dei medici di medicina generale che riguarda tutta l’Italia”.
Anche a Siena?
“Nella nostra provincia siamo riusciti a mantenere standard di serenità, ma in futuro andremo sicuramente incontro a delle carenze e speriamo non succeda quello che sta accadendo negli ospedali. Abbiamo chiesto ai Ministeri, come Federazione, altre borse di studio anche per i medici di famiglia e ne arriveranno 900 in più: aspettiamo che le Regioni inviino i loro fabbisogni per poter iniziare con i bandi. La buona notizia è che finalmente, dopo anni, stiamo ricominciando a investire nella sanità”.

 

 


Se domani un ospedale volesse assumere medici, troverebbe professionisti?
“In alcune discipline mancano proprio gli specialisti. In altri andrebbero fatti i bandi. Il problema è anche che bisogna rendere più appetibile il servizio sanitario nazionale. Succede meno in Toscana, ma al nord tanti medici si spostano verso il privato”.
Guadagnano di più?
“Non è solo un discorso economico, ma anche di qualità della vita. L’ospedale, parte del sistema sanitario nazionale, dovrebbe essere il capofila, il posto di lavoro preferito di un medico. Invece è il contrario”.
In quali ospedali senesi ci sono più difficoltà?
“La carenza di medici ormai è in ogni struttura. Per fortuna grazie ai professionisti e all’organizzazione che sicuramente nei nostri ospedali è efficiente il cittadino percepisce meno i problemi. Resta il fatto che i colleghi stanno facendo dei sacrifici enormi per mantenere questi standard di qualità. Bisogna ricordare che il sistema sanitario italiano è considerato tra i migliori del mondo e la Toscana tra le migliori regioni: se questo avviene pur tra le carenze bisogna dire grazie ai medici per il loro impegno e le loro capacità”.
A maggior ragione in tempi di Covid.
“La nostra disponibilità è stata massima e in Italia abbiamo perso 370 colleghi, morti per il Covid. Al di là di questo sacrificio che il paese dovrà ricordare anche quando sarà finita la pandemia, la politica salvaguardi i medici e i cittadini che vengono curati”.
Quanti morti ci sono stati a Siena?
“Fortunatamente pochi. Li contiamo sulle dita di una mano”.
Come si convincono i pazienti ancora indecisi a vaccinarsi?
“Promuovendo la salute e ricordando che la storia insegna ma ha pessimi allievi, citando Gramsci. Il vaiolo in Italia e tante malattie nel terzo mondo sono stati debellati con i vaccini”.
E i medici?
“Facendo rispettare la legge. Verso i medici, per fortuna pochi, che non si sono vaccinati, stiamo applicando quello che dice la legge 44. Apriamo quindi le sanzioni disciplinari previste ed è giusto così: se al cittadino consigliamo di vaccinarsi perché è l’unica arma per uscire da questo incubo per noi è un obbligo morale farlo, come uomini di scienza. Per dare l’esempio, per garantire sicurezza a noi stessi e ai pazienti che visitiamo”.
Quanti provvedimenti a Siena?
“Fortunatamente nessuno. E mi auguro che non ne troveremo: qualora poi dovesse succedere non esiterò a fare il mio dovere”.
Vi spaventano gli eventuali ricorsi dei professionisti?
“Come organo sussidiario dello Stato l’ordine dei medici non può essere spaventato dall’applicare una legge. Guai sarebbe omettere di fare il nostro dovere, ovviamente augurandoci che questo non sia reso vano da eventuali procedimenti giudiziari”.