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Siena, Elena Bargagli: "I follow-up dopo il Covid continuano. Alle Scotte aspettiamo 492 pazienti nelle prossime settimane"

Carlo Pellegrino
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“Stiamo tornando a una situazione di quasi normalità. A una condizione psicologica più serena che speriamo possa durare. Potremmo essere ormai vicini alla chiusura dell’Area Covid: ci auguriamo che i numeri attuali si riducano progressivamente”. La professoressa Elena Bargagli è responsabile del Centro di riferimento regionale delle malattie interstiziali polmonari e pneumologa del reparto di malattie dell’apparato respiratorio alle Scotte. E’ anche attivamente coinvolta nell’Area Covid dell’Aou Senese, che ospita sette malati: una chiusura sarebbe un sollievo per tutti gli operatori delle Scotte. “Direi una piccola rinascita – sospira la professoressa Bargagli - un tentativo di ripartire e guardare al futuro e anche l’occasione per elaborare ciò che è accaduto, magari cercando di trarne qualche insegnamento”.

 

 


Lei è anche responsabile dei follow-up sui pazienti guariti dal Covid. A che punto siamo?
“I follow-up non si sono mai interrotti neppure ad aprile, quando i ricoveri crescevano in modo esponenziale. Questo ci ha dato modo di controllare tutti i malati periodicamente a distanza di tre, sei, nove e dodici mesi dalla dimissione dal nostro ospedale. Il numero dei pazienti sottoposti al follow-up è aumentato drammaticamente e questo ha reso necessario l’incremento delle nostre attività: tac, spirometrie, visite internistiche, specialistiche e di riabilitazione fisica. Tutti hanno collaborato e c’è stato un eccellente coordinamento da parte della nostra direzione aziendale, sempre attenta e presente. Le dottoresse Letizia Bracci e Barbara Porchia, assieme al team multidisciplinare che ha coinvolto infettivologi, radiologi, pneumologi, internisti, fisioterapisti, hanno svolto un grande lavoro, con evidente vantaggio per i nostri pazienti”.
A che numeri siamo arrivati?
“Da febbraio 2020 a maggio abbiamo seguito 343 persone e ne attendiamo 492 nei prossimi mesi. Tra luglio e settembre avremo un crescente numero di pazienti che accederà al follow-up. Questa straordinaria circostanza ci permette di essere d’aiuto ai nostri concittadini raccogliendo anche informazioni e dati scientifici utili a studiare la storia naturale di questa patologia”.
Che quadro emerge?
“Eravamo spaventati da ciò che il Covid poteva provocare nell’immediato, ovvero insufficienza respiratoria. Ora, grazie al follow-up, abbiamo stabilito che la percentuale di pazienti che sviluppa delle cicatrici polmonari irreversibili si aggira intorno al 30%: si tratta non solo di malati ricoverati in terapia intensiva o para intensiva, ma talvolta anche di coloro che hanno avuto bisogno di cure in bassa intensità”.
Dopo i nove mesi però questo dato scende?
“La maggioranza dei pazienti migliora nel tempo, a differenza di quello che accade ai malati con fibrosi polmonare non legata al Covid. Questi ultimi vanno incontro soltanto a inesorabili peggioramenti. Il 30% dei malati post Covid sviluppa sequele polmonari irreversibili. Fortunatamente il numero di pazienti che sta giungendo al nostro centro regionale dei trapianti di polmone per valutazione della insufficienza respiratoria post-Covid è limitato. Le problematiche di un trapianto dopo questa infezione, infatti, restano innumerevoli. Infine è emerso un altro aspetto interessante su cui riflettere”.
Quale?
“Le possibili conseguenze dell’immunodepressione. Alcuni soggetti sviluppano tardivamente infezioni batteriche o fungine, dovute all’abbassamento delle difese immunitarie causato da questo virus e forse in parte alle terapie impiegate. Talvolta si presentano dei quadri polmonari importanti che si manifestano, ad esempio, con affanno e tossi persistenti e che necessitano di trattamenti antibiotici prolungati e specifici che rallentano ulteriormente la ripresa. Anche in questi casi l'ottima collaborazione con i colleghi delle Malattie Infettive dell'Aou Senese sta dando grandi risultati”.
Cosa succede nei follow-up?
“Il follow-up è regolato dalle linee di indirizzo regionali per la presa in carico post-guarigione da Covid-19 ed è condiviso con Aou Careggi e Aou Pisa. Il malato giunge digiuno la mattina al secondo lotto del secondo piano per fare gli esami del sangue di routine, il dosaggio degli indici di infezione-infiammazione, il rischio trombotico e lo studio delle risposte immunitarie. Quindi visita internistica completa e integrata con questionari sulla qualità della vita, sulla fatica e sulle manifestazioni extratoraciche del Covid. Si prosegue con la tac toracica ad alta risoluzione, che se necessario viene ripetuta nei controlli successivi. A seguire il paziente esegue spirometria, dlco, visita pneumologica, valutazione fisioterapica con una serie di test, come quello del cammino, che misurano la tolleranza allo sforzo, la richiesta d’ossigeno e la frequenza cardiaca sotto sforzo. Purtroppo molti pazienti hanno sviluppato alcune complicanze a seguito dell’infezione, come aritmie e trombosi, per cui vengono sottoposti ad ulteriori indagini specialistiche. Ogni giovedì si svolge la discussione multidisciplinare dei pazienti che permette di programmare i controlli successivi con un timing che è legato alle esigenze di ogni singolo paziente”.

 

 


Un grande impegno.
“Non solo. Nel follow-up c’è spesso una grande emozione: ogni volta che i malati ci scoprono senza più il nostro scafandro e si sorprendono, ricordandosi di noi attraverso i nostri sguardi, sola compagnia nei giorni del ricovero lontano da casa”.
Ci sono casi di pazienti morti dopo la guarigione dal Covid?
“Purtroppo sì. Pazienti fragili e anziani, con altre patologie associate possono diventare negativi ma andare incontro al decesso per le conseguenze a lungo termine della malattia”.
Variante indiana: più preoccupati per l’aumento dei casi o più fiduciosi che il non conseguente aumento dei morti e delle ospedalizzazioni faccia dedurre che i vaccini funzionino?
“La fiducia sui vaccini c’è e la speranza è di riuscire a vaccinare velocemente più persone possibile. Immunizzare la popolazione ci aiuta a difenderci soprattutto delle manifestazioni più gravi del Covid. Quindi dobbiamo convincere le persone a vaccinarsi, purtroppo ci sono ancora fasce d’età scettiche”.
Chi arriva nell’ultimo periodo in ospedale?
“Pazienti con tampone positivo effettuato per i motivi più vari talvolta scarsamente sintomatici, talvolta gravi e che richiedono ventilazione meccanica o ossigenoterapia ad alti flussi. Altre volte paucisintomatici ”.
Anziani?
“Non necessariamente, anche pazienti giovani con infezioni talvolta molto severe. Adesso che stiamo vaccinando adolescenti e pre-adolescenti ci auguriamo che questa tendenza cambi”.