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Siena, Emanuele Montomoli: "Il Palio straordinario non si può fare. Gli studi per il vaccino di Vismederi continuano"

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Carlo Pellegrino
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“Il virus si sta comportando come si prevedeva. E’ un virus che muta, a rna, quindi si generano continuamente nuove varianti: inglese, sudafricana, ora indiana. Ma è solo una questione di tempo: presto ne avremo ancora un’altra, poi un’altra ancora e così via. Dobbiamo solo imparare a conviverci”. D’altra parte Emanuele Montomoli, professore ordinario nel dipartimento di medicina molecolare e dello sviluppo dell’Università di Siena, fondatore e cso di Vismederi, della convivenza con il Covid parla ormai da un anno. “Ogni variante è un pochino diversa dal virus progenitore, che ormai è quasi estinto – sottolinea - In giro troviamo ceppi mutati che in qualche modo si sono modificati: sulla base di quanto sono diversi si può prevedere una parziale o totale protezione dei sistemi di immunizzazione dei vaccini. Diventa estremamente importante completare il ciclo vaccinale, visto che i dati che abbiamo a disposizione ci dicono che il vaccino Pfizer o Moderna con due dosi previene forme gravi nel 90% dei casi. La morale è che dobbiamo continuare ad abituarci a questo microrganismo che da due anni ci sta flagellando, serve ancora un po’ di tempo perché più persone vengano a contatto con lui e si generi la famosa immunità di gregge”.

 


Lei ha detto più volte che prima o poi sarà necessario “aggiornare” il vaccino. Quando?
“Le aziende in questo momento stanno verificando che il vaccino attuale possa crossreagire con le varianti in circolazione. Contestualmente iniziano a pensare a quella che sarà la variante sulla quale costruire il nuovo vaccino, ma ancora probabilmente è presto. Le attuali crossreazioni sono ancora alte, aggiornarlo al momento non sembra importante. Tra un anno, o forse anche meno, arriverà una nuova formulazione. Consideriamo che per l’influenza questo succede ogni anno, in futuro con una procedura strutturata probabilmente avremo più di frequente un aggiornamento della composizione vaccinale. Auspicando che ci siano indicazioni precise dall’Oms”.
Variante delta: più contagiosa ma casi meno gravi?
“Andrei cauto. Occorre stabilire se è la variante indiana che provoca questa situazione, oppure dipende dal fatto che i soggetti a rischio hanno completato il ciclo vaccinale. I casi crescono in Russia e in Gran Bretagna con lo stesso trend, ma i morti aumentano solo in Russia perché in Gran Bretagna i contagi sono soprattutto tra i giovani che ancora non sono immunizzati”.
Tanti casi in estate: significa che la variante delta ha meno problemi con il caldo?
“No. I Coronavirus a differenza dei virus influenzali non amano il freddo e il caldo. La definizione giusta è proprio questa, non amano. Riescono comunque a sopravvivere in estate, il virus influenzale no. Se faccio uno starnuto con 30 gradi dopo un secondo è morto, il Covid invece è un po’ più resistente”.
Veniamo al Palio. E’ andata come lei aveva previsto con tanti mesi di anticipo.
“Non sono felice di aver avuto ragione. E purtroppo non si farà nemmeno il Palio straordinario, perché sarebbe con regole non proprie della nostra festa. Andremmo a rincorrere una cosa completamente snaturata. Da senese e contradaiolo dico amaramente che quest’anno il Palio non si può fare. Ovviamente è una decisione del Comune e delle contrade ma la reputerei un grave errore, una forzatura assurda: avremo troppe limitazioni e non sarebbe un Palio”.
E se il prossimo anno sarà ancora così? Meglio non fare il Palio che con limitazioni?
“Il prossimo anno non sarà così. Perché avremo ancora più persone vaccinate e anche se ci saranno nuove varianti provocheranno casi meno gravi e l’impatto dell’epidemia sarà minore. Le misure si alleggeriranno e manifestazioni come il Palio, i concerti e le partite ripartiranno con più facilità. In questa estate abbiamo fatto le prove con alcuni eventi, come gli Europei di calcio: ci sono tanti contagi, ma non un disastro. Nella prossima saremo ancora più abituati al virus”.
Questa è una speranza o una convinzione? E se arrivasse una variante diversa?
“E’ una mia convinzione. Per cambiare questa situazione servirebbe una mutazione totalmente diversa da quella finora circolata. Ma non sarebbe più una variante, bensì un nuovo virus”.

 

 


Come va il vaccino di Vismederi?
“Stiamo andando avanti con i test sugli animali. Purtroppo la parte regolatoria è molto lunga, tra un mese avremo i risultati dell’immunizzazione sui topi che è stata fatta anche con vie di somministrazioni alternative, rettale od orale. Il futuro ritengo sia questo, per ovviare al problema alla carenza delle materie prime, come il vetro e gli aghi per fare le siringhe”.
Per quanto tempo ci vaccineremo?
“Per tutta la vita, una volta all’anno, esattamente come per l’influenza. Ormai il virus è endemico nell’uomo, difficile che sparisca spontaneamente. Ma lo terremo sotto controllo”.
Quando, invece, con il vaccino di Vismederi?
“Forse mai, forse tra cinque anni, forse prima. E’ impossibile prevederlo, noi ci stiamo impegnando a fondo ma arriverà il momento in cui dovremo cercare la collaborazione con una grande azienda farmaceutica: non abbiamo la presunzione di sviluppare da soli un vaccino”.
Progetto più difficile o importante?
“E’ estremamente difficile, con margini di rischio davvero molto alti. Ma Vismederi ha dimostrato di poter garantire qualità”.
Vaccino Curevac.
“Si sono arenati con le prove di efficacia, in un periodo nel quale circolano tante varianti. Però la risposta immunitaria noi l’abbiamo studiata ed è assolutamente paragonabile agli altri”.
Cosa c’è da aspettarsi adesso?
“Avremo una nuova generazione di vaccini in quest’inverno, quando arriverà Gsk-Sanofi. Un vaccino proteico, meno innovativo, ma che probabilmente garantirà l’immunizzazione con dosi booster, cioè di richiamo, perché si presteranno meno a critiche dei vaccini a rna”.
Chi ha fatto l’rna potrà fare un proteico?
“Il proteico sì. Un altro rna è da stabilire. Un secondo, terzo o quarto richiamo con rna potrebbe essere problematico. Studi preliminari dicono che andare oltre la seconda somministrazione può aumentare gli effetti collaterali, almeno quelli locali, quindi invitano ad avere cautela. Ma servono maggiori approfondimenti, attualmente in corso, che stanno valutando la rivaccinazione utilizzando un rna”.
Dopo tutte queste riflessioni: ha ragione chi dice che è un vaccino sperimentale?
“Grazie a questi vaccini siamo quasi fuori dalla pandemia. Il vaccino funziona: ora è il momento di studiare come sostanziare questo fuoco di paglia che è servito per scaldarci nel momento di gelo. Solo con gli studi clinici capiremo cosa fare nei prossimi mesi”.