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Altro crollo in un edificio per studenti, Cravos all'attacco: "Il Dsu minimizza"

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Carlo Pellegrino
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C’è un nuovo incidente in un edificio universitario a Siena. Stavolta il cedimento di una porzione di soffitto è avvenuta nella residenza XXIV Maggio: il crollo, all’alba di lunedì, si è originato al piano zero, con distaccamenti del soffitto caduti al piano -2. La denuncia arriva dal collettivo Cravos, in prima linea già da un mese e mezzo, ovvero dal problema relativo alla mensa Sant’Agata. “Quando è avvenuto il crollo - racconta la consigliera di Cravos, Francesca Parri - gli studenti stavano fortunatamente dormendo. L’allarme non è scattato in ogni piano della residenza, nonostante però si fosse attivata in tutto l’edificio la modalità automatica di chiusura delle porte tagliafuoco: questo avrebbe potuto provocare un ulteriore pericolo”.

 

 

La stessa Francesca Parri si è recata personalmente a chiedere spiegazioni al Dsu: “Mi hanno mandato via dicendo che è solo un problema di estetica. La stessa risposta che hanno ricevuto anche gli studenti. Purtroppo questa spiegazione la conosciamo bene, è la stessa che il direttore del Dsu ci ha dato anche per il crollo al Sant’Agata. Parole che vengono ormai ripetute da anni per procrastinare seri stanziamenti di fondi per l’edilizia universitaria e privilegiare piccoli interventi-rattoppo di manutenzione a costo inferiore”. 

 

 

Proprio adesso che la Regione pare aver preso in mano la situazione alla mensa Bandini, quindi, un altro problema da risolvere. “Purtroppo questa non è una novità per Siena - è il duro attacco del Cravos - da anni molte residenze e mense universitarie soffrono per la mancanza di finanziamenti: l’evento infatti si collega perfettamente alla situazione della mensa Bandini di cui ci stiamo occupando, immobile che necessita di seri interventi di riqualificazione e messa in sicurezza sulla quale le tempistiche di intervento e lo stanziamento di fondi da parte della Regione Toscana sono ancora indefiniti”.

 

 

“Ma voglio ricordare anche il problema della residenza Mattioli - ricorda Parri - che non ha protezioni in grado di impedire l’ingresso dei piccioni, con il rischio che entrando i volatili attacchino le zecche agli studenti. O alla San Marco, in cui molte camere non sono agibili in attesa di ristrutturazione. O ancora la residenza Tolomei, chiusa da anni, senza che il Dsu abbia stanziato delle risorse. Tante situazioni che su Siena non vengono considerate perché i soldi non arrivano mai”. “Ancora una volta - conclude Cravos - ci troviamo di fronte ad una politica di contenimento dei costi sugli interventi fondamentali che viene decisa sulla pelle degli studenti, mentre nel frattempo il Dsu Toscana e la Regione indossano la maschera del diritto allo studio perfetto in vista delle nuove immatricolazioni dell’anno 2021 2022. Deve essere garantito un diritto che includa servizi efficienti e sicuri per gli studenti”.