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Coronavirus Siena, Barretta: "Le Scotte nel futuro sempre più ospedale di eccellenza. Cambierà la viabilità"

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Carlo Pellegrino
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“Purtroppo non abbiamo ancora chiuso la Covid Unit, per quanto sia stata molto ridimensionata. Peraltro il profilo di gravità nella maggior parte dei pazienti è ancora importante: è l’ennesima dimostrazione che quest’ultima ondata ha colpito in maniera severa. Prendiamo però anche l’aspetto positivo: gli attuali ricoveri sono un decimo di qualche settimana fa, quando raggiungemmo quota 145”. Antonio Davide Barretta, direttore generale dell’Aou Senese, fotografa la situazione che sta vivendo il policlinico: miglioramenti, ottimismo, ma ancora estrema cautela.

 

 


Esattamente un anno fa alle Scotte non c’erano malati di Covid: sarebbe stato così fine a settembre. Succederà anche quest’anno?
“Mi auguro che in estate riusciremo a tornare a pazienti zero. Anzi, non vedo l’ora”.
Sarebbe importante, anche dal punto di vista psicologico, per i professionisti provati da un anno e mezzo di duro lavoro.
“Ogni volta che parliamo di chi ha lavorato nel Covid bisogna partire ringraziandoli per il loro sforzo, per averci consentito di curare le persone al meglio. Abbiamo sempre cercato di non raggiungere livelli di carico eccessivi, anche con misure aziendali in alcuni casi innovative. Penso all’avviso con il quale abbiamo individuato persone aggiuntive e alle assunzioni con i finanziamenti nazionali: grazie a questo i turni sono stati normali. Non voglio minimizzare il lavoro eccezionale della nostra squadra, l’azienda la ringrazia e ha provato in ogni modo a supportarla”.
Perché i sindacati sono così arrabbiati con l’Aou Senese, che pure in un momento tanto difficile ha dato fondo alle risorse?
“Fatico a dare una risposta. Dal primo gennaio abbiamo avuto una decina di tavoli sindacali. Pur in assenza di una proposta, abbiamo predisposto una bozza d’accordo, in maniera costruttiva, che presenteremo mercoledì. Non c’è alcun tema del quale l’azienda non si è fatta carico: solo nell’ultimo periodo abbiamo assunto 200 infermieri. Numeri significativi, nonostante alcune cessazioni. La crescita di personale per far fronte alle mutate esigenze c’è stata. D’altra parte nessuna azienda ha risorse illimitate e proprio in questi giorni la direzione sta incontrando i direttori di dipartimento per discutere sulle assunzioni di quest’anno, esaminando le maggiori sofferenze organizzative. Sperimentiamo una procedura, dando risposte ai settori in difficoltà e potenziando le eccellenze. Poi ovviamente parleremo anche con i sindacati: da parte dell’azienda non c’è mai stata mancanza di confronto, di ascolto, di impegno od opacità”.
Torniamo ai giorni bui della pandemia. Avete mai avuto paura di non farcela?
“Senza fare l’arrogante, no. Abbiamo sempre cercato di impostare come azienda un ragionamento condiviso con i professionisti: le scelte hanno sempre avuto una visione d’insieme, quindi più ragionata e fredda. Poi c’è stata la volontà di anticipare gli eventi: quando abbiamo visto che i numeri stavano salendo abbiamo aggiunto altri posti letto, con nuovo personale. La programmazione nella sanità è fondamentale e anche nei momenti di maggiori difficoltà abbiamo avuto una ventina di letti di margine”.

 

 


Vaccinazioni: le Scotte ci sono.
“Il nostro compito sarebbe stato quello di vaccinare il personale sanitario, nostro o di altre strutture. Considerando che abbiamo tremila dipendenti, avremmo quindi dovuto superare di poco le seimila iniezioni. In realtà siamo già a 51mila, un numero significativo per una realtà come la nostra che non ha strutture territoriali. Somministriamo 600 vaccini al giorno, un numero da piccolo palazzetto dello sport”.
Facciamo un salto oltre l’estate. Dopo cosa accadrà?
“La grande differenza, appunto, è rappresentata dai vaccini. La speranza è che con questo strumento, in autunno non ci sia una nuova ondata. E’ la scienza a dirci che non c’è certezza, viste le varianti”.
Però si intravede la luce fuori dal tunnel.
“Decisamente sì. Lo confermano i ricoveri, l’età media che scende, gli anziani più protetti grazie ai vaccini. La guardia va tenuta sempre alta, ma un po’ di sano ottimismo a questo punto dobbiamo concedercelo”.
Le Scotte, lo ricordava lei stesso, è un ospedale di alta specialità, e anche in piena emergenza ha sempre cercato di garantire tutti i servizi.
“Reti tempo dipendenti, trapianti e le altre attività non sono state influenzate dal Covid: nessuna risorsa è stata sottratta. Anche in questa fase abbiamo ragionato di futuro, perché non esisteva solo il Covid: penso all’accordo con la fondazione Monasterio per trapiantare adulti con problemi congeniti. Bambini che da piccoli erano stati curati dalla Fondazione e che adesso anziché uscire dalla Toscana possono scegliere Siena”.
Quali sono gli altri progetti per il futuro?
“Come detto abbiamo già iniziato a costruirlo, nonostante il Covid. Nel prossimo mese acquisiremo un lotto di nuove attrezzature sanitarie, dopo un confronto con i professionisti e un’attenta valutazione. Sono già partiti nuovi lavori di ristrutturazione dell’ospedale, di importo modesto, ma che messi tutti insieme possono trasformare zone importanti del policlinico. Abbiamo avviato la collaborazione con Rugani Hospital che aiuterà a ridurre le liste di attesa della chirurgia minore. Poi la necessità di una progettazione complessiva alla quale vogliamo tendere: sto cercando di intercettare nuove risorse”.
Che ospedale si immagina?
“Voglio che questa azienda eccellente diventi ancora più eccellente. Proprio qualche giorno fa ci siamo incontrati per stilare l’elenco delle nostre necessità. Rapidamente: dobbiamo tenere conto di ciò che ha insegnato la pandemia e pensare a una struttura più flessibile e modulare, in grado di trasformare rapidamente posti di intensiva e semi intensiva e viceversa, sperimentazione che va consolidata. Occorre potenziare le strutture di surgery e chirurgia ambulatoriale. E anche la viabilità. Non abbiamo posti auto a sufficienza per i dipendenti”.
Viabilità da migliorare: un supporto servirà anche da Palazzo Pubblico.
“C’è già. Senza anticipare ciò che accadrà, con Comune e Provincia abbiamo discusso dell’accesso all’ospedale e faremo un accordo importante. Ringrazio il sindaco e il presidente della Provincia, che hanno sempre garantito ascolto e supporto pieno”.
Anche perché l’ospedale è la città: difficile immaginare Siena senza Le Scotte e Le Scotte senza Siena.
“Assolutamente. I senesi parlano del ‘nostro’ ospedale, nato davanti al Duomo, parte integrante e storico della città. Questo senso di appartenenza lo dobbiamo ulteriormente valorizzare e Le Scotte dimostreranno ancora il senso di reciprocità con Siena Ma non dimentichiamo anche la proiezione nazionale e internazionale del policlinico: anche i senesi sono certo che lo vedono così”.