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Siena, presunto stupro di gruppo: “premeditato” agguato alla 21enne per il gip

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La presunta vittima della violenza di gruppo a Siena, una studentessa universitaria di 21 anni, conosceva il calciatore Manolo Portanova, e aveva deciso, dopo averlo più volte sentito via chat, di passare una serata in sua compagnia. Ma non sapeva di essere finita in quella che sembra una trappola, che il giudice delle indagini preliminari ipotizza “premeditata” dai suoi aguzzini, e condotta con “gratuità e animalesco bagaglio di strumenti a disposizione”.
Iniziano ad emergere le prime ricostruzioni circa la notte tra il 30 e il 31 maggio scorso, durante la quale la giovane studentessa universitaria sarebbe stata vittima di abusi, durante una festa in una casa vicino a piazza del Campo. Dove, è stato stimato, fossero presenti altre dieci, undici persone. Un evento traumatico che la ragazza ha denunciato agli inquirenti il 4 giugno, facendo scattare l'8 giugno le manette per tre giovani: l'atleta ex Juventus ora in forza al Genoa, di 21 anni, lo zio e un amico, di 23 e 24 anni. Il quarto, un minore che è solo indagato, sarebbe stato più defilato durante l'aggressione.

 

 


La 21enne si trovava quella sera in centro con un’amica quando sarebbe stata contattata via chat dal calciatore, con cui si sentiva spesso, che l'avrebbe invitata alla festa in casa. Secondo quanto riferito dalla presunta vittima alla polizia, dopo essersi appartata con Manolo Portanova, nella stanza sarebbero entrati gli altri accusati, che l'avrebbero, stando alla denuncia, violentata a turno. Un piano, secondo le accuse, che potrebbe essere stato congegnato in precedenza dagli indagati, che invece parlano di ragazza “consenziente”. Risulterebbero anche dei messaggi inviati l'indomani da uno di loro all'universitaria, per informarsi sulle sue condizioni di salute. “Ho acceso la luce ed erano nudi vicino a me – è il drammatico racconto riportato sulle pagine de La Repubblica - ho tentato di scacciarli ma loro mi hanno bloccato e spento la luce. Vedevo dei flash, facevano video e foto”. Una versione che è stata avvalorata da inquirenti e Gip a seguito dei primi riscontri (doppio ascolto della ragazza, referti medici, messaggi vocali e chat), portando all'emissione delle misure cautelari, al fine di impedire ogni inquinamento delle prove. Questa versione combacerebbe, secondo fonti vicine alle indagini, anche con quella fornita agli investigatori dall’amica della 21enne, presente al party: avrebbe confermato la conoscenza tra i due giovani e il fatto che si erano appartati, finchè non sono comparsi gli altri tre. I video che la ragazza assicura siano stati fatti dai suoi aggressori, se saranno rinvenuti mercoledì al termine degli esami irripetibili affidati alla Guardia di Finanza, rappresenteranno certo un fondamentale crocevia per l'indagine.

 

 

“Avevano i telefoni in mano e facevano foto e video” ha ribadito con certezza Jacopo Meini, l'avvocato che assiste la 21enne.
Un altro elemento di prova che ad avviso degli inquirenti suffragherebbe la tesi della violenza arriverebbe da dei messaggi WhatsApp inviati, prima del presunto assalto, dalla giovane all'amica, con una chiara richiesta di aiuto e soccorso. Amica alla quale avrebbe confidato a fine serata dello stupro subito. In ospedale i referti medici parlano di varie ecchimosi, tra schiena e coccige. Resta dunque da stabilire se esistono tali video ed immagini (sembra che siano stati cancellati il giorno dopo i fatti) e quali contenuti abbiano.Domani sarà inoltre sentito, nell'interrogatorio di garanzia, Manolo Portanova, difeso dall'avvocato Gabriele Bordoni. Per gli inquirenti gli atti dell'inchiesta intanto bastano e avanzano per ipotizzare la “premeditazione” dell'agguato. Il gip infatti nell'ordinanza di custodia cautelare sostiene che “è altamente probabile un previo accordo per consumare una violenza sessuale di gruppo in danno della giovane con la quale Portanova stava organizzando contatti per la serata”.