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Banca Mps di Siena, interesse di Banco Bpm ma la Cgil dice no allo "spezzatino"

Alessandro Lorenzini
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Banca Mps si trova al centro di un vero risiko bancario. Rocca Salimbeni è sempre più sotto i riflettori per le indiscrezioni, riportate da Milano Finanza, secondo cui Banco Bpm avrebbe aperto al dossier dell’Istituto di Siena.

 

Gli scenari ipotizzati riporterebbero in auge l’idea di un’operazione che coinvolga più soggetti, ma nel frattempo il titolo montepaschino ha guadagnato, nell’ultima seduta di settimana di Piazza Affari, lo 0,31% a 1,2 euro mentre quello della banca di piazza Meda chiude sopra la parità (+0,03%) a oltre 3 euro. In questi giorni si è sentito parlare di Mps e della volontà che il Tesoro avrebbe di chiudere la partita nei tempi concordati con l’Ue, ovvero entro fine anno. Nel frattempo, Federico Di Marcello, segretario Fisac Cgil, boccia su tutta la linea le linee strategiche per Rocca Salimbeni. “La ristrutturazione - tuona - è intempestiva e lo spezzatino è la peggiore delle soluzioni per il futuro”. Non piace l’annunciata riorganizzazione interna che dovrebbe essere ratificata dal prossimo consiglio di amministrazione (in programma martedì) per arrivare all’uscita dello Stato dal capitale. “Come sindacati - chiarisce Di Marcello - non abbiamo firmato nessun accordo: è una ristrutturazione intempestiva, figlia di un piano industriale non ancora approvato dall’autorità europea. Viene eliminato un livello decisionale, in alcune direzioni vengono eliminati due livelli, ma di fatto su 5 mila persone ne vengono spostate dalla direzione generale alla rete solo 84, quindi l’efficientamento della stessa direzione generale è tutto da dimostrare. Il miglioramento complessivo è tutto sulla carta”.

 

I sindacati continuano la battaglia anche sull’ipotesi di “spezzatino” di Mps, con il coinvolgimento per alcuni asset al nord di Unicredit e al sud di Mediocredito, mentre su alcuni altri asset di Mps (Widiba) si ipotizza l’interessamento di Poste Italiane. “Siamo fortemente contrari – dice Di Marcello - fra tutte è l’ipotesi peggiore per la banca, il territorio e i lavoratori. Nell’immediato forse fa più comodo, ma non è la migliore. Non abbiamo alcuna notizia, nemmeno attraverso il coinvolgimento del segretario nazionale Maurizio Landini, ma alcune soluzioni appaiono perfino fantasiose. Di certo, per quanto si sia potuto gestire l’emorragia dei posti di lavoro, farlo con una soluzione del genere diventerebbe una cosa mostruosa, con mobilità selvaggia, chiusura ulteriore di sportelli e chiusure di fabbriche di prodotti con Mps Leasing o Widiba”.