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Siena, Pietro Rubegni: "In estate il Covid fa meno paura. Al mare attenzione al sole e al rischio di tumori della pelle"

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Carlo Pellegrino
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Tempo di estate, mare, sole e spiaggia. E di cautela per le patologie legate al periodo. “Perché di Covid si muore, ma non si muore di solo Covid e finora si è parlato poco di prevenzione in vista dell’estate”: Pietro Rubegni, responsabile della Uoc di Dermatologia dell’Aou Senese, invita a tenere alta l’attenzione. “In questo periodo cattivi comportamenti rischiano di aumentare il rischio di tumori della pelle, in particolare il melanoma e il carcinoma. Quest’ultimo, numericamente, è il vero dramma dell’era moderna. Ci sono poi tutte quelle patologie in cui il sole può essere un fattore aggravante”.

 

 


Partiamo dal melanoma.
“Vanno evitate le scottature. Non necessariamente importanti: il numero di bruciature è direttamente proporzionale con il rischio di svilupparlo. Questo vale per tutti i tipi di melanomi tranne che per quelli del volto, nei quali sembra che conti la quantità cumulativa di esposizione, ovvero quanto sole si è preso nel corso della vita. Il melanoma del volto, la lentigo maligna, è assai complicato da diagnosticare ma a Siena ci siamo molto specializzati, sia per la parte diagnostica con la microscopia confocale, che per la chirurgia. Il nostro è tra i pochi centri in Italia a praticare la chirurgia di Mohs o microscopicamente controllata: asportiamo il tumore e ci accertiamo che sia tutto eliminato”.
E i carcinomi?
“L’incidenza del melanoma va dai 10, 20 casi ogni centomila abitanti. Quella del carcinoma, in alcune zone, è anche di 500 casi. Un dato: due settimane fa abbiamo avuto la giornata del carcinoma in tutta Italia, a Siena su 100 visite filtrate (over 60), sono stati individuati 50 tumori del volto”.
Parliamo delle altre patologie.
“Dobbiamo conoscerle perché non sono rarissime, pensiamo all’orticaria solare o all’eritema polimorfo solare. Tutto parte da un concetto: un medico non può dire alle persone di non andare al mare, perché la qualità della vita è fondamentale e non può essere barattata con la salute tout court. Dobbiamo invece aiutare le persone nel godere dei raggi ultravioletti”.
Come ci proteggiamo?
“Intanto a livello sistemico, con l’unica vitamina che ha dimostrato efficacia, la nicotinamide. Protegge per 5, 6 ore, va assunta prima di esporsi. Lo stesso vale per i filtri solari: sopra 30 vanno bene, significa poter stare al sole 30 volte di più del tempo in cui diventeremmo rossi. Ovviamente non è un liberi tutti: servono comportamenti intelligenti. Perché il sole è vita, ma i rischi ci sono e dobbiamo prenderne atto. Il sole delle 18, magari con un bel cappello in testa, è quello che specie dopo una certa età possiamo permetterci in serenità”.
Come si agisce a Siena?
“Detto di questo dramma sociale che ci sta sommergendo, i carcinomi, l’Aou Senese è conosciuta in tutto il mondo per la diagnostica e in tutta Italia per la chirurgia. Siena, ma anche Grosseto e Arezzo, sono fronte comune come cliniche dermatologiche gemelle per diagnosi e terapia. Non solo chirurgica: da un paio d’anni abbiamo finalmente anche farmaci in grado di curare i carcinomi cutanei. Su pazienti che hanno anche 100 carcinomi, usiamo farmaci che li riducono tantissimo permettendoci in una seconda fase di agire chirurgicamente”.
Covid in spiaggia.
“Letteratura e buon senso: all’aperto la possibilità di contrarre il Covid è molto bassa. Associando questo ai vaccini, mi verrebbe da dire che possiamo andare in spiaggia serenamente, ovviamente evitando assembramenti e seguendo le indicazioni del Ministero. E’ molto probabile, poi, che alcuni raggi ultravioletti siano in grado di inibire la replicazione del virus, garantendo un’ulteriore protezione. La stagionalità, infine, non sembra essere l’unico fattore di rallentamento del Covid, che probabilmente ha proprio dei cicli di replicazione. 
Estate di serenità, insomma.
“Direi di sì. Ma ricordiamoci che il sole ha un’attività immunosoppressiva, per questo usiamo i raggi ultravioletti in molte malattie infiammatorie croniche cutanee come la psioriasi o la dermatite atopica. Il sole è un antiinfiammatorio attraverso meccanismi complessi come il rilascio del cortisolo a livello cutaneo. E’ come mettersi del cortisone sulla pelle: le difese immunitarie si abbassano, ecco perché spunta l’herpes. Dobbiamo usare cautela, intelligenza e parsimonia, nello stare in spiaggia. Ma questo vale per tutto: dall’alimentazione alle medicine”.

 

 


Qual è stato l’apporto di dermatologia al team multidisciplinare in area Covid?
“Nella prima ondata siamo stati spesso i primi a cogliere segni cutanei di infezione da Covid. Con pochi tamponi a disposizione ci veniva chiesta la valutazione di un possibile caso di Coronavirus. Siamo stati bravi a capire subito che un’eruzione varocelliforme e i geloni, specie nei bambini, erano un segno del Covid, pubblicando la ricerca sull’American journal of dermatology. Poi ci siamo sentiti frustrati, perché non eravamo in prima linea e ci siamo messi a curare i colleghi dell’area Covid con volti in condizioni disastrosi. I nasi dei giovani infermieri e specializzandi sono un ricordo ancora vivo in tutti noi”.
E nella seconda ondata cosa è successo?
“Da novembre il Covid ha iniziato a colpire duramente. Per primi, insieme ai professionisti della Reumatologia e della Endocrinologia, siamo andati in area Covid ad aiutare chi era in prima linea. I miei ragazzi hanno fatto turni di un mese, qualcuno si è anche ammalato, nonostante il vaccino. Ma questo ci ha fatto sentire fieri di far parte di questa squadra: per un dermatologo seguire pazienti con edemi polmonari o scompensi cardiaci è stressante e complicato. Però i ‘generali’ dell’area Covid ci hanno portato a esempio per abnegazione, intelligenza e bravura. Questo dimostra che i medici sono medici, le specializzazioni esistono, ma i professionisti dell’Aou Senese sono forti e preparati”.
Covid dopo il vaccino: infezioni lievi?
“Gravi forme non ci sono state. Il mio caso: vaccinato a gennaio e dopo mesi di lavoro intenso in ospedale ho preso il Covid a casa, con la variante inglese. Paura tanta, anosmia, febbre, astenia, inappetenza: tutti i sintomi della prima fase, ma nessuno ha avuto quelli della fase infiammatoria e questo è la cosa più importante. E’ stato così per i vaccinati positivi”.
E’ preoccupante?
“No, non lo è. Parliamo di 6, 7 persone in tutto l’ospedale. Facciamo parte del 5% degli sfortunati che hanno comunque contratto l’infezione. Ma ricordiamo che la copertura fondamentale è dal faringe in poi; il vaccino evita che il virus aggredisca a livello sistemico e crei tutti i disastri che conosciamo”.