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Banca Mps, martedì prime risposte dal Cda su riorganizzazione e ipotesi "spezzatino"

Alessandro Lorenzini
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E’ ancora allo studio, ma senza alcuna novità sostanziale, il dossier di Banca Mps da parte del ministero dell’economia. Qualcosa, invece, si muoverebbe all’interno della banca, perché il prossimo consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni, in programma martedì, avrebbe all’ordine del giorno una riorganizzazione interna, con un rimescolamento globale, secondo quanto riportano alcune indiscrezioni che legano questa ipotesi anche quella dello “spezzatino”. 

 


Una soluzione che porterebbe a un ridimensionamento di Rocca Salimbeni, che diventerebbe una banca di medio livello del centro Italia. Mps sarebbe di fatto smembrato fra Unicredit e Mediocredito, con gli asset al nord acquistati dalla banca milanese e quelli al sud dalla Banca del Mezzogiorno. Potrebbe essere interessata anche Poste Italiane per alcuni asset come la piattaforma Widiba. Una soluzione alla quale, accantonata la fusione con la stessa Unicredit, starebbe lavorando il Tesoro, che è azionista al 64%. Diretta conseguenza sarebbe quella di è una “piccola Mps”, radicata in Toscana e nel centro Italia, controllata dalla Fondazione Mps che ha ancora sul tavolo l’azione legale da 3,8 miliardi di euro con la stessa Mps per gli aumenti di capitale del passato che di fatto hanno depauperato il patrimonio della fondazione stessa.

 


Fonti vicine a Palazzo Sansedoni, tuttavia, nel confermare come al momento non ci siano state interlocuzioni con il Mef, smentiscono questa ipotesi, in riferimento anche alla normativa, alla Carta delle Fondazioni a al protocollo Acri – Mef per il quale, in sostanza, le fondazioni non possono essere socie di maggioranza di un gruppo bancario. Qualunque soluzione dovrà comunque passare dalla Ue, mentre il dossier non sarebbe ancora arrivato sulla scrivania del premier Mario Draghi. Il riassetto interno della banca, sempre secondo alcuni rumor, presupporrebbe una carrellata di nomine e un valzer di poltrone nella banca. Il piano dovrebbe infatti spostare mansioni e riporti di centinaia di persone, dalla prima linea di manager fino agli staff, con la creazione di una serie di team di risorse che dovranno cooperare all’interno di singole funzioni operative.