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Siena, Federico Franchi: "Alle Scotte ancora ricoveri, in dubbio la chiusura dell'Area Covid"

Carlo Pellegrino
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“Le vaccinazioni, ovviamente, ci hanno aiutato. E poi non possiamo escludere che abbia influito anche il clima, la ciclicità di questo virus. Più o meno il periodo di crescita e diminuzione dei casi coincide con quello della prima ondata. Febbraio, marzo e aprile difficili, miglioramenti con il mese di maggio”. Federico Franchi, coordinatore medico Covid Unit dell’Aou Senese, anestesista e rianimatore, professore associato dell’Università di Siena, analizza la situazione di moderata serenità all’ospedale Le Scotte, con i ricoverati stabili a quota 39.

 

 

Professore, i giorni nei quali il picco dei 160 pazienti era a un passo sembrano lontani.

“La situazione è migliorata e continua a migliorare, anche se negli ultimi giorni abbiamo rallentato con le dimissioni. In ospedale restano gli ultimi arrivati e i pazienti più impegnativi, che quindi richiedono un po’ di tempo prima della guarigione. C’è però una differenza sostanziale rispetto all’anno scorso”.

Quale?

“Siena fu soltanto sfiorata dalla pandemia. Stavolta invece siamo stati colpiti duramente e purtroppo i ricoveri non si sono mai interrotti: ne abbiamo avuti tre soltanto lunedì. La preoccupazione è che rispetto alla scorsa estate non ci sia la possibilità di chiudere l’area Covid. Vero: abbiamo ridotto drasticamente le ospedalizzazioni e ci speriamo, anche per il morale di tutto il personale sanitario, ma non sappiamo se sarà possibile. Un anno fa a inizio giugno ci prendevamo cura degli ultimi pazienti, adesso siamo ancora sotto pressione e i malati continuano ad aver bisogno di supporto medico. Il conto è piuttosto semplice: sui 20, 30 nuovi positivi di ogni giorno una percentuale tra il 5 e il 10% arriva alle Scotte. Significa che tra dieci giorni ci saranno un paio di ricoveri”.

Chi sta arrivando in ospedale?

“Continua la tendenza che vede ricoverati pazienti un po’ più giovani, rispetto a qualche mese fa. L’età media è intorno ai 60 anni: possono capitare giovani di 40 anni, ma ci sono ancora ottantenni o novantenni”.

Parliamo di persone vaccinate?

“La maggioranza non è vaccinata. A qualcuno è stata somministrata una dose. Resta una percentuale di persone che hanno ricevuto già il richiamo, magari da pochi giorni, e che hanno anche o un’età molto avanzata o una situazione generale difficile. Ma sono casi sporadici, che nei grandi numeri possono capitare”.

Lei è stato il primo vaccinato in provincia di Siena. A distanza di oltre cinque mesi si inizia a parlare di terza dose.

“Al momento non ci sono aggiornamenti sulle tempistiche. Sappiamo che dovrà esserci questa somministrazione e probabilmente avverrà dopo l’estate, prima è necessario continuare a vaccinare la popolazione”.

Proseguono gli studi delle Scotte sugli anticorpi per il personale vaccinato?

“Come Covid Unit lo screening prevede un tampone settimanale, mentre il monitoraggio sugli anticorpi è in corso in tutto il policlinico. Siamo ancora coperti, ma posso confermare che il livello scende, anche in maniera importante, pur restando al momento sopra la soglia considerata di protezione”.

Quanto preoccupano le varianti?

“In ospedale abbiamo imparato a conoscere bene la variante inglese che premeva molto dalla Valdelsa e la variante brasiliana dalla Valdichiana. Queste mutazioni le abbiamo viste e conosciute, al momento c’è un po’ di apprensione sulla variante indiana: sta facendo fare passi indietro al Regno Unito, il paese che sembrava più vicino a uscire dal tunnel. Siamo preoccupati di doverci confrontare con qualcosa che ancora non conosciamo”.

Dalla Valdelsa sono arrivati molti malati.

“Parliamo di un territorio ampio, che come popolazione non si discosta molto dall’area senese, e che non aveva un ospedale Covid di riferimento. Quindi questi numeri sono normali e prevedibili”.

Come è possibile che ancora ci siano persone dubbiose o addirittura contrarie alla vaccinazione?

“Lo trovo assurdo. Chi ha visto da vicino il Covid non può che avere una reazione di incredulità. La vita di tanti di noi è cambiata per questa vicenda, la vita di tanti altri è finita, tanti altri ancora hanno subito delle perdite dolorose. Che ci sia ancora qualcuno che mette in dubbio la necessità di vaccinarsi sembra surreale. Evidentemente fuori non c’è la percezione di tutto ciò che è successo in ospedale”.

Maggiore la stanchezza in voi operatori o la speranza che il peggio possa essere passato?

“La stanchezza c’è, da parte di tutti. Fisica, mentale: da mesi, mesi e mesi, nessuno ha ferie e ci sarebbe tanta voglia di uscire con l’arrivo delle belle giornate o di riposarci. Invece quando ci alziamo l’unico pensiero è tornare in ospedale. E’ sempre più faticoso visto che adesso fa anche caldo. Ci conforta che il peggio sembra essere passato, poi vediamo cosa succederà”.

Non è ottimista?

“Lo sono. Mi auguro che davvero presto si possa tornare a una situazione più vicina alla normalità”.

 

 

 

 

Come sarà l’estate?

“Dovremo essere più liberi e sfogarci. Ma convivendo con il virus senza far finta che non sia esistito e che non esista, perché il confine è sottile”.

Quanto è stato importante il lavoro di squadra dell’Aou Senese?

“Io ho coordinato il gruppo multidisciplinare nel lotto Dea. E’ stata un’esperienza fondamentale, visto che la patologia è sconosciuta e colpisce tutti gli organi. Sono colpiti dal virus anche pazienti che vengono ricoverati per altri problemi, avere un approccio multidisciplinare potendo contare su qualcuno che dà un apporto al gruppo è fondamentale. Se esistono lati positivi del Covid questo sicuramente lo è”.

C’è speranza per un Palio? Magari Straordinario?

“Il mai o il sicuramente non devono esistere. Aspettiamo per capire l’evoluzione della pandemia: se dovrà essere Straordinario si potrà decidere anche un po’ più avanti senza togliere a nessuno la speranza e al tempo stesso non dando certezze che al momento non possono esserci”.

Cosa lascia in dote il Covid?

“Insegnamenti, la multidisciplinarietà, la possibilità di lavorare insieme e la resilienza. Ma per i bilanci ci sarà tempo, non siamo ancora fuori dalla pandemia”.