Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Siena, Emanuele Montomoli: "Vismederi lavora a un vaccino contro il Coronavirus. Palio? Senza festa non ha senso"

 emanuele-montomoli

Carlo Pellegrino
  • a
  • a
  • a

“Se il peggio è passato? Ad oggi possiamo dire di sì. Ma un virus è un microrganismo per definizione imprevedibile, il Covid lo è ancora di più, considerando che è ad rna. Dobbiamo aspettare le prossime varianti e, nel frattempo, non abbassare la guardia”. Anche Emanuele Montomoli, professore ordinario nel dipartimento di medicina molecolare e dello sviluppo dell’Università di Siena, fondatore e cso di Vismederi, può sorridere per i miglioramenti, notevoli e repentini, della situazione pandemica.

 

 

 

E’ stupito nell’osservare i dati di oggi rispetto a quelli tremendi di qualche settimana fa?

“Non troppo. Perché il clima, pur non essendo ancora estate, è molto più favorevole. Perché arriviamo da un periodo di restrizioni forti. Perché tante persone hanno avuto il Covid, tante altre sono vaccinate. Ma attenzione: almeno un 40% della popolazione è ancora suscettibile”.

Però con più vaccini i risultati si vedono.

“Siamo circa al 20% di cicli completati e al 40% di prime dosi. Non dico che questo abbia permesso di raggiungere l’immunità di gregge, ma certamente una condizione nella quale il virus circola molto meno, tra l’altro avendo già protetto le fasce deboli. Più i vaccinati aumenteranno, più la situazione si normalizzerà”.

Con quale Covid abbiamo a che fare oggi?

“Con un virus che si sta sempre più allontanando dal ceppo Wuhan. Ma che presenta mutazioni sempre abbastanza vicine al ceppo originario, o almeno a quello isolato per primo. Per ora va bene così, ma è possibile che dal prossimo anno, magari con il terzo richiamo di cui s’inizia a parlare, sarà necessario adeguare il vaccino”.

Questo preoccupa?

“No, dovremo solo rapportarci al Coronavirus come facciamo con l’influenza. Per questo c’è l’Oms che dovrà dirci se è necessario adeguare il vaccino alla variante indiana, sudafricana, brasiliana o a uno dei nuovi ceppi che vengono costantemente scoperti: l’ultimo, due giorni fa, è quello peruviano. Fiducia negli esperti che studiano le varianti e poi ne individuano la pericolosità affidandosi a dei modelli matematici”.

Lei dice spesso che l’uomo deve imparare ad abituarsi a questo microrganismo.

“Proprio così. Ciò che in qualche modo abbiamo impedito con i lockdown e le varie misure restrittive. Se avessimo lasciato circolare il Covid liberamente oggi tutti o quasi lo conoscerebbero: ovviamente con un prezzo in termini di ricoveri e morti inaccettabile”.

E invece cosa succede adesso?

“Che il vaccino ci dà una certa copertura al ceppo Wuhan, ma anche a tutte le varie varianti. Poi ci sarà una terza dose studiata per un altro ceppo, poi capiterà di entrare in contatto con un virus mutato, la cosiddetta dose booster naturale. Ci ammaleremo, ma in modo molto più mite di come sarebbe successo due anni prima quando lo stesso individuo magari sarebbe morto. Invece se la caverà con un raffreddore”.

Si aspettava questa accelerazione così importante sui vaccini?

“Onestamente sono rimasto in parte sorpreso. Senza entrare nella politica, argomento che non mi appassiona, con il generale Figliuolo mi pare essere cambiata la strategia, evidentemente anche nell’approvvigionamento di dosi. Quando c’era Arcuri eravamo tra gli ultimi, ora i vaccini arrivano regolarmente e in buon numero. Non trascurerei la logistica. Partendo dalla quantità necessaria dei vaccini, occorreva organizzare centri e hub, con medici, infermieri e turni. E’ stato fatto”.

Anche la Regione Toscana, dopo un inizio di campagna quantomeno complicato, sembra aver imboccato la strada giusta.

“Errori sono stati fatti, ora conta poco andare a cercare le colpe. La mobilitazione dei medici di base mi pare che ci abbia portato su standard importanti che oggi ci fanno vivere una situazione di relativa tranquillità”.

Tra tante buone notizie, ce n’è una inspiegabilmente negativa: non sempre chi può vaccinarsi lo fa. Cosa si può dire a queste persone?

“Di vaccinarsi il prima possibile. Senza puzza sotto il naso e senza pensare al brand. Quando ci vacciniamo contro il tetano e andiamo dal medico o alla Asl, l’iniezione è con il prodotto disponibile, che l’azienda sanitaria sceglie tra sette, otto case farmaceutiche seguendo gare d’appalto, talvolta acquistando il vaccino più economico. Eppure nessuno si permette di argomentare. Sarebbe quasi meglio se al momento della prenotazione non fosse noto qual è il vaccino Covid che viene somministrato”.

 

 

 

Palio. Se ne sta discutendo tanto in questi giorni, ma lei lo dice dalle vacanze di Natale: al massimo uno Straordinario.

“Mi faccia parlare da senese e da contradaiolo, non da ricercatore. Stravolgere il Palio sarebbe drammatico e deleterio. La nostra festa è fatta di regole scritte e talvolta anche non scritte. Se non ci sono le condizioni per stare in 500 dietro al cavallo o cenare in duemila insieme, come dubito possano esserci in estate, allora non c’è Palio. Non è una finale di Champions League: ve lo immaginate un vigile urbano durante un corteo che chiede di mostrare una green card?”.

Cosa potrebbe allungare ulteriormente l’attesa?

“Senza mutazioni tanto rilevanti da rendere inutili i vaccini, ad oggi inattese, non ci saranno problemi nel 2022”.

Quali saranno i prossimi vaccini ad arrivare?

“A breve, dopo annunci a ripetizione, dovrebbe essere la volta di Curevac. A inizio 2022 potremmo avere Medicago e Gsk-Sanofi”.

E Vismederi? Lavorerete mai su un vaccino senese?

“Intanto continuiamo con gli studi clinici delle case farmaceutiche. Di recente abbiamo anche avviato una collaborazione importante su un vaccino che in preclinica sta dando dei risultati molto incoraggianti. Ringrazio i nostri ricercatori Alessandro Manenti e Francesca Dapporto che se ne stanno occupando”.

Qualche anticipazione?

“Riguarda lo sviluppo della proteina spike del Coronavirus”.

Cosa pensa, invece, dell’idea che Gsk utilizzi lo stabilimento di Rosia per un vaccino?

“Che Gsk sta già lavorando a un proprio vaccino, quindi si tratterebbe soltanto di produrlo. Che l’eventuale riconversione sia una strategia aziendale che prevede investimenti, sulla quale ovviamente non entro. E che produrre vaccini anti-Covid a Rosia vorrebbe dire lasciare il mondo senza vaccino per il meningococco, considerando che lo stabilimento è il sito primario dell’azienda in questo ambito”.

Quale lezione ci insegna il Coronavirus?

“La sanità pubblica non va più dimenticata. Perché il Covid passerà, ma arriverà un’altra pandemia. Proprio in questi giorni sono stati segnalati in Tibet una decina casi di influenza h5n8 passata dalle anatre agli uomini. Probabilmente resterà circoscritta, ma che cosa sarebbe successo se queste persone avessero portato il virus altrove?”.