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Palio di Siena: il giorno perfetto di Antonio Mula grazie a Brio

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Ad Andrea Mari è legato il più bel ricordo paliesco di Antonio Mula, giovane fantino di Oliena che, come altri colleghi e amici, ha lasciato la Sardegna per inseguire "in continente" il sogno di calcare il tufo a testa alta. A livello mediatico, è lanciatissimo: è uno dei protagonisti del libro Fortza Paris del senese Marco Cheli, che ha avuto un successo ben oltre le più rosee previsioni, tanto da finire su Dodho Magazine, rivista fotografica di respiro internazionale. Nel numero di giugno il protagonista della copertina è proprio Antonio Mula.

 

La sua febbre, però, è quella del Palio, e per inseguire il suo sogno ha già messo un primo puntello indossando un giubbetto, almeno per una volta: quello del Bruco, che nella prima prova del Palio dell'Assunta del 2019 gli affidò Schietta, che poi proprio con Brio vide sfumare la grande vittoria per una questione di centimetri. E quella chiamata dalla gente di Barbicone arrivò proprio grazie ad Andrea Mari, che lo aveva preso a scuderia e lo aveva indicato per quella sgambata, in attesa di prendere lui, dalla mattina dopo, le redini della potente cavallina. 

“Dopo le batterie - racconta Mula - sono andato a casa della nonna di Rachele, la mia ragazza. C'erano anche la sua mamma e la mia. Lei era in Fontebranda, nell’Oca. Eravamo sul divano, mi ha chiamato Andrea e... «Che hai da fare oggi pomeriggio? Ce l'hai la tua roba dietro?». All'inizio non capivo. Ero in casa con questa schiera di donne, in tv trasmettevano il valzer delle monte. «Viene il Bruco a prenderti».

 

I brucaioli li conoscevo bene tutti, quando sono arrivato ai ferri di San Francesco è stato bello. Mi hanno accolto con un grande abbraccio, è stato un privilegio fare la prima prova con loro. Poi alla stalla mi hanno fatto provare il giubbetto e i pantaloni, ma mancavano un paio di centimetri alle caviglie. In pochi minuti me li hanno riportati allungati. Io sono un po’ più alto della media dei fantini, ma una signora in tre balletti ha fatto la giunta e siamo andati verso piazza. Sapevo che era un momento in cui assorbire tutto, la strada davanti, il popolo dietro. E il giubbetto sulle spalle, da portare con rispetto, con orgoglio. Ero certo di vivere un momento che per sempre avrebbe segnato il resto della mia vita. Me lo sono voluto godere tutto. Era la fine giusta di una giornata che era stata perfetta. Avete presente quelle in cui ti alzi e senti che il mondo va al tuo passo?”.

Un ricordo magico, che però ora contrasta con il dolore e la disperazione di aver perso un amico, un maestro, il creatore di un pomeriggio indimenticabile.