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Palio di Siena, Brio l'eroe scomparso: "Ho sempre avuto bisogno di nuove sfide"

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Eleonora Mainò

Il regno di Andrea Mari a Lupompesi era sempre aperto, con la sua allegra tribù pronta a tirare fuori le fette di salamimo e ad accendere il camino per serate oceaniche di veglia. In una di queste, Brio si è raccontato a tutto tondo, spiegando in maniera limpida lo spirito che ha animato tutta la sua vita. 

 

 

LA FILOSOFIA DI BRIO

"Non rinnego nulla di quanto ho fatto finora: anche le annate meno facili hanno portato a risultati importanti in quelle successive. Io corro contro di me, corro su di me, ho bisogno di prove, di stimoli, di emozione e fantasia. Difficilmente oggi nel Palio la fantasia si trova, manca il guizzo, quel pizzico di genialità che scombina le cose, si vive un Palio piatto, dove tutto rimane controllato, schematizzato. Io invece entro in condizione mettendomi contro di me, sfidandomi sempre. Nessuno ci crede, ma dentro di me si nasconde un timido e mi sono sempre dovuto affrontare per vincere questo mio aspetto, e continuo a farlo. Mi fa fatica riconoscermi alla televisione per esempio, perché io per primo non mi vivo e non riesco a vedermi come un personaggio pubblico, in questo non sono cambiato; poi sì, è cambiata la mia vita, ci sono gli impegni, la dieta, ma sono uno che ha comunque bisogno di mantenere anche quelle piccole distrazioni che rendono  più piacevoli le giornate, perché sono un uomo normale e direi una  stupidaggine se dicessi che mi piace la fatica di alzarmi presto per allenarmi, che non mi pesano le rinunce: non sarebbe la verità. Sapete cosa mi manca? Il tempo perso senza fare niente coi miei amici del cuore, che sono due ragazzi normali con lavori normali. Dedicarmi a loro spesso è complicato, o non è possibile come vorrei. Queste e altre sono le cose che mi fanno dire che Brio non rincorrerà la vecchiaia a cavallo per racimolare la pensione. Del resto già ora sono uno che costa relativamente e non ho intenzione di fare questo mestiere quando non sarò più al top per farlo. Per ora sono e continuo a considerarmi uno fortunato, che sta bene e fa il lavoro più bello del mondo, e forse sono bugiardo a chiamarlo lavoro, non lo è nella misura in cui questo era ciò che volevo fare da piccino e lo sto facendo. Un lavoro è un ‘altra cosa, non ti fa vivere di emozioni incredibili come la grandezza di poter vedere la gioia nelle persone quando vinci, gli occhi dei bambini che ti guardano, il privilegio di parlare davanti a tanta gente. Io l’ho sognato e ho visto il Palio dei grandi, quando ero ragazzino, e follemente ho anche cercato di rifarne uno, quello di Cianchino su Amore nell’Onda, ma ora quel Palio non c’è più e non faccio il disfattista a dirlo, ma bisogna essere onesti: i dieci assassini non esistono più, non si trovano né quel genere di big né i banditi di una  volta, ora siamo professionisti, atleti ma con meno poesia, meno improvvisazione, troppa selezione sui cavalli, troppa tutela per poi non avere paradossalmente nessun rimborso. Si sbaglia un Palio e si va sotto una  cascata di critiche che ci possono e ci devono  stare, ma se sbaglio una  corsa il 16 di agosto, sono lo stesso che ero il 13, quando venivo dato come vincente. Pensate che di quei ragazzi del '99, come ci chiamo io, quelli  cioè arrivati prima del 2000 e del grande cambiamento del Palio, siamo rimasti solo io e Valter Pusceddu. Gli ultimi  veri allievi oltretutto di quella generazione straordinaria di fantini come Aceto e poi Salvatore Ladu, Beppino Pes, Silvano Vigni".

 

 

FANTINO DI CONTRADA

Brio se ne è andato da fantino di contrada, gestendo il rapporto con il Bruco alla sua maniera: si erano presi, appagati, lasciati e poi ripresi. Con quel giubbetto, l'ultima apparizione, nell'agosto 2019, per una Carriera dominata e persa di un centimetro, a nerbo alzato, per la caparbietà dello scosso Remorex. Da allora, il Palio si è fermato e non è più tornato, E anche Andrea, al suo canape, non potrà più tornarci. "Io nasco fantino di contrada, da sempre è qualcosa nelle mie corde perché sono uno che di carattere sposa le cause. Se mi prendi per il verso giusto, se i rapporti mi sembrano chiari e schietti, io sono dalla tua parte. Certo il Bruco non me lo aspettavo, sono sincero perché niente, a parte normali rapporti con la loro dirigenza, mi faceva pensare a una  proposta del genere. Ci vedevamo come si vedono le dirigenze e i fantini, ma più per prassi che per reali rapporti o per progetti, e forse questo ha fatto scattare quell’unità di intenti che nasce quando non ti chiedi subito qualcosa. Non voglio nascondere la mia contentezza, questo è un popolo storico, grande, e se ho fatto un passo così l’ho fatto perché so chi sono, so quanto vale Andrea Mari e so che sarà una bella storia la nostra. Nel passato, e parlo della Civetta, non c’era mai stato bisogno di mettere delle firme tra noi, lì iniziò subito di gran carriera il rapporto, con la vittoria, e da lì è venuto tutto naturale, un legame forte, anche personale. Non c’era stata l’esigenza perché sono state strade che si sono unite da subito senza che nessuno avesse voglia di fare altrimenti. Poi poteva succedere altrove di diventare fantino di contrada, ma per un motivo o un altro, sia da parte mia che da parte altrui, non è successo.”

IL FANTINO BRIO

"Mi piacciono i cavalli che vanno, per natura sono un fantino che il cavallo non lo rallenta, e quelli che invece non vanno o fanno più fatica mi mettono in difficoltà. So di essere uno che fa la differenza quando si gioca sul serio e so anche però che siamo giudicati sulla prestazione, anche singola di una  corsa in provincia, dove spesso si corre anche in condizioni precarie di piste e strutture. Non ne ho bisogno più come prima, né di creare false aspettative né’ di andare sotto processo per una  corsa non interpretata bene. Chi mi vuole vedere, le contrade intendo, viene qui e me li porto dietro per chilometri di salita e discesa in campagna. Credo sia un test più veritiero per farsi un’idea della mia preparazione e della mia condizione”

ANDREA MARI PRESENTA BRIO
"Sono senese e il Palio ce l’ho nel sangue, mi passa attraverso come a ognuno di noi che è nato qui. Sono della Tartuca e questo me lo porto addosso come un onore nel mondo, e l’ho anche frequentata, ma il Palio lo volevo vivere da un’altra prospettiva, e da sempre l’ho fatto con tutto: sulle sedie, a corsa, coi barberi come si fa tutti, prima di provare a farlo a cavallo, e forse in questa mia senesità così forte ci rientra anche il terrore che ho della purga. Chi di noi senesi non ce l’ha? Questo sono io, uno che si realizza  al galoppo nelle Crete  ma ogni giorno per Brio è quello buono per continuare o quello giusto per smettere.. Questi sono panni che non posso togliermi, sono i miei, sono io. Brio è Andrea. C’è la corsa da fare per ultima ultima, quella che ora, tra luglio e agosto non posso fare; quando arriverà il giorno, quel giorno giusto per smettere, prima di farlo mi regalo di tornare a correre il Palio di Bientina. E lo vinco.”