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Andrea Mari detto Brio, il parroco ai funerali del fantino del Palio di Siena: "Il cuor ci sanguina"

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Il cuore di Siena che “scianguina”, come recita un canto popolare che riecheggia sempre nei vicoli di Siena. Sono fra le parole scelte da don Enrico Grassini per celebrare i funerali di Andrea Mari nella Collegiata di Provenzano. Un’omelia, la sua, appassionata e commossa, ma così “vera” nel descrivere ciò che è stato, per tutti, Brio. In quel “mistero della morte che ci mette davanti al mistero della vita”.

 


“Dovevi venire qui in una maniera diversa Andrea – ha cominciato Don Enrico - portato a spalla, ma non così. Oggi il cuor ci scianguina, come dice un famoso canto popolare che risuona nelle notti d’estate delle nostre contrade. Che torneranno a manifestare ancora la loro vita nella passione, nella gioia, nel dolore, nell’amore e della morte. Questa è Siena, questo è il Palio. E certo tu lo hai interpretato da protagonista, non poteva che essere così. Il cuor ci scianguina”.
“Dove la troviamo adesso la forza? – ha proseguito non senza commozione don Enrico, che si è appoggiato al feretro dove spiccavano un nerbo e un sacchetto con i 17 barberi e un po’ di tufo di Piazza. - E le parole di consolazione? Dove troviamo la forza? Sapere che sarai con noi, che sei con noi. Sei riuscito, al di là dei colori, a unire questa città, impresa ardua. Ma ora dacci la forza per andare avanti e dicci dove trovarla. Certo per chi crede ci sei e noi ci rivedremo. Lo ascoltiamo nel vangelo e prima nella lettura dell’Apocalisse, che ho scelto perché ci sono i cavalli, in modo che ti accompagnassero in questa terra nuova”.

 


“Qui – ha detto -non c’è solo il fantino, non c’è solo l’eroe magnifico, protagonista indiscusso e quasi immortale che questa città presenta al mondo. C'è un figlio, un fratello, un marito, uno zio, un amico, un parente per tutti noi, per me per primo. In diverse occasioni ti ho accolto qui, anche se non eri con i colori della mia Contrada, ma non importa. Ero felice, l’amicizia non ha colori. Ti rifugiavi sotto la Madonna di Provenzano, non è un caso che siamo qui. Ne ha viste tante questa Madonna, anche fuori dai clamori delle telecamere e dei mezzi di comunicazione, anche a porte chiuse. Ti voglio ricordare nell’abbraccio che ci ha dato e che hai voluto. Perché quando arrivavi qui da vincente, ti rifugiavi qui sotto, quasi avendo paura della gente. Non potevi fare come tutti, ti infilavi sotto all’altare. E lì sotto io ti voglio rivedere Andrea. Perché chi crede in fondo si deve anche un po’ arrabbiare con Dio e dire non lo hai protetto prima quando ti ha sfidato, ora lo proteggi. Fino al giorno in cui ci ritroveremo. E quando lo faremo, ne avremo tante da dire”. “Ci rivedremo nella terra dei matti – ha affermato ancora – Non è un’offesa. Ce lo siamo detti il primo giorno. La prima volta che ho benedetto il cavallo nella Civetta c’eri tu e mi dicesti «Mi capisci, sei matto come me». Ci rivedremo in quella terra. Ci ritroveremo dove siamo matti, matti per amore, davanti al quale si innalzi l’ossequio di tutto un mondo che ti piange. Chi ti cerca sa che ci sei, chi crede sa che ci rivedremo. Chi non crede si inchina all’amore che non muore. Che dimorava nel tuo cuore, un cuore grande, lo dimostra quello che c’è qui oggi e l’affetto che ti circonderà sempre. Anche se quando torneremo in piazza per molti di noi non sarà la stessa cosa. L’amore non ha colori. Portaci tutti nel tuo cuore, un cuore più grande delle porte di questa città, nel quale dimorano fin da ora gli affetti più cari, la tua Siena, il mondo del Palio. I cavalli benedetti dell’Apocalisse ti portino su questa stella che in un pomeriggio di maggio ti ha rapito e che farà brillare ancora più in alto l’amore che hai cercato e inseguito troppo velocemente, che ora ti abbraccia. Ciao Andrea, ci si rivedrà, ai piedi di questa Madonna, come abbiamo sempre fatto”.

Servizio integrale a cura di Alessandro Lorenzini sul Corriere di Siena del 23 maggio