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Siena, allarme di Confartigianato: "Mancano idraulici ed elettricisti. Con il Coronavirus ancora più burocrazia"

Carlo Pellegrino
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Fatichiamo a trovare un idraulico o un elettricista. E’ un problema serio e nessuno ne parla, forse si pensa che quando abbiamo bisogno di una riparazione urgente possiamo chiamare Amazon”. Non c’è solo il Covid e Mario Cerri, presidente Confartigianato Siena, mette in risalto una situazione che rischia, con il tempo, di privare la comunità di servizi essenziali e dati per scontati.

 

 


Presidente, qual è il problema?
“Che le aziende artigiane hanno difficoltà a reperire forza lavoro qualificata. E’ troppo complicato assumere un apprendista, ho parlato di idraulici ed elettricisti, ma aggiungiamo anche barbieri o parrucchieri, calzolai, falegnami. Non si può pensare soltanto a creare una società di professori o di avvocati. Lo Stato non ci aiuta”.
Cosa intende?
“Che prima c’erano incentivi. Le aziende avevano la possibilità di prendere ragazzi, formarli, testarli e completare con loro un percorso che poi li portasse a un’assunzione definitiva. Ora quei fondi vengono destinati ad altre misure, come il reddito di cittadinanza, e non siamo più nelle condizioni di assumere. La realtà è che con il Covid la burocrazia è addirittura peggiorata. Penso al bonus del 110%, che anche a Siena non sta decollando, ci sono troppi cavilli”.
Altre criticità che state riscontrando?
“C’è un vero e proprio allarme dei rincari nelle materie prime: l’aumento dei prezzi è significativo. C’è chi dice che è colpa dei prodotti cinesi, chi di altro. Il risultato per noi è l’ennesimo problema da affrontare, come quello legato al credito per le imprese. E poi è sempre più difficile riuscire ad avere la certezza di riscuotere i propri crediti in tempi certi e sicuri. Già essere pagati a 45 giorni è una scadenza lunga, peccato che poi possano diventare mesi, a volte anni, a volte mai. Senza tutele dallo Stato”.
E i ristori?
“Non bastano a coprire le perdite delle aziende, che quando non riescono ad andare avanti chiudono. Ci avviciniamo a una fase delicata, quella dello sblocco dei licenziamenti. Finora in qualche modo la cassa integrazione ha aiutato, ma l’onda d’urto dei licenziamenti rischia di rendere la situazione ancora più difficile, perché l’azienda non sarà in grado di tenersi i dipendenti che aveva prima. Senza vera ripartenza il sistema non può reggere”.

 

 


Cosa si potrebbe fare?
“Intanto ridurre l’Imu e la Tari. Lo chiediamo da tanto, ma non ci hanno mai ascoltato. Ci sono degli interventi della Regione attesi, che però non si sono visti. Non si riesce a capire che dietro ogni artigiano c’è una famiglia”.
Sta arrivando l’estate, per Siena può essere fondamentale per riprendere fiato.
“Sicuramente i turisti aiuteranno a vivere con maggiore serenità i prossimi mesi. Ma dopo luglio, agosto e settembre arriveranno ottobre e novembre e il rischio è di ritrovarsi nella situazione in cui siamo adesso, o magari peggio. Occorre che la politica, a tutti i livelli, torni a parlare di lavoro e di misure concrete per favorire le aziende”.
Quasi tutte le imprese hanno problemi. A Siena chi soffre di più e chi invece riesce in qualche modo ad andare avanti?
“Di certo i settori legati al turismo hanno ancora maggiori difficoltà. Penso al mondo dell’artigianato artistico e di qualità, alle produzioni della ceramica, che vivono di persone che arrivano nel nostro territorio e che senza i turisti in pratica non hanno lavoro. Poi ci sono tutte le attività di cura alla persona, come estetisti o parrucchieri: in un momento di crisi si rinuncia ai servizi cosiddetti non essenziali. L’edilizia invece sta riprendendo e questo ovviamente è un aspetto positivo, perché costruire una casa o un palazzo crea anche un indotto del quale altre aziende possono beneficiare”.