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Siena, Claudia Nerozzi autrice del Palio 2013: "Volevo che lo vincesse Brio"

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Claudia Nerozzi ha dipinto il Palio del 2 luglio 2013 e ha un aneddoto molto intimo, relativo ad Andrea Mari detto Brio, con cui aveva un forte legame di amicizia. Lo racconta con voce rotta dall’emozione.

 

 

“Il giorno della presentazione ero nell’Entrone, già seduta al tavolo delle autorità, quando a Franco Masoni, seduto accanto a me perché aveva il compito di illustrare me e la mia opera, arrivò un messaggio sul cellulare. Era di Andrea, indirizzato a me. Non ricordo esattamente cosa ci fosse scritto, ma il concetto era «Lo sapevo che saresti arrivata a questo risultato, meritatissimo. Ora il tuo Palio lo voglio vincere io». Pur nella tensione del momento, mi strappò un sorriso, e commentai di slancio «Speriamo». Anche oggi, ad anni di distanza, confermo che lo avrei voluto vincitore del mio Cencio”. Brio, che nell’occasione indossava il giubbetto della Lupa in coppia con Indianos, ci arrivò davvero vicino a coronare quel sogno: questione di centimetri, di mani, di nerbi.

 

 

“Lui mi ha regalato la gioia della prima vittoria a cui ho assistito della mia Pantera – prosegue l’artista, - nel luglio del 2006. E quella è una cosa che rimane per sempre, per quante tu ne possa vedere negli anni a seguire. Per questo, mi sono tatuata il suo nome. Mi ricordo che, quando uscì da Provenzano, lo abbracciai e gli chiesi come avesse fatto. Lui mi disse «Non lo so neanche io». Poco dopo, fui ricoverata in ospedale per una cosa molto grave, e giuro che pensavo di morire. Per questo, chiesi ai miei di darmi un foglio e una penna perché non volevo andarmene senza aver fatto un suo ritratto. Anni dopo, venne a casa mia e, quando lo vide, lo voleva a tutti i costi. Gli spiegai che non glielo avrei venduto nemmeno per tutto l’oro del mondo, gli parlai delle circostanze in cui lo avevo disegnato e del valore che aveva per me”.

Il rapporto con il Mari era profondo: “Quando c’è stata la mostra Cavalli d’autore, nell’ottobre 2019 al Santa Maria della Scala, venne e, appena mi vide, mi disse  che ero stata bravissima, così io lo presi in giro perché ancora non aveva neanche visto i quadri. Lui ribatté che non potevo aver dipinto delle opere brutte. Sono ancora incredula per la sua morte, io e la mia famiglia abbiamo perso un pezzo di noi. Ho un buco al posto del cuore. So che adesso è sulla nuvola dove si radunano tutti i senesi, e starà battagliando con gli altri fantini del passato come se fossero sul tufo, con quel suo sorriso da guascone e lo sguardo dei veri campioni”.