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Palio di Siena, morte Brio: il dolore degli ex dirigenti

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La morte di Andrea Mari è stata una stilettata al cuore per tutta Siena. Brio, oltre a essere un professionista dal valore innegabile, con sei vittorie sul tufo e alcuni trionfi sfumati per questione di centimetri, era soprattutto un uomo apprezzato e amato da tutti. Anche da chi lo ha visto portare primi al bandierino i colori dell’avversaria perché questo richiedeva ciò che aveva scelto di fare nella vita. A dimostrazione di ciò, ecco le parole di Renato Romei, ex capitano dell’Aquila: “Sono profondamente addolorato per la scomparsa di un amico e di una persona che con il suo agire da professionista bravo qual era e da uomo vero, lascia un vuoto nel mio e nel cuore di tutti quelli che lo hanno conosciuto”.

 


Tanti dirigenti hanno avuto a che fare con Andrea, tra loro anche Gianni Vitti, che nel 2013 era mangino della Lupa. “Quell’anno - racconta - ho scoperto una persona meravigliosa. Parlavo con lui al telefono per almeno un’ora al giorno, in casa mi prendevano in giro e dicevano che sembravamo fidanzati. Era grande, oltre che molto furbo”.
L’ex capitano vittorioso del Bruco Riccardo Pagni lo ricorda così: “La città ha perso uno dei suoi figli migliori e più amati per quel suo modo di fare guascone, per l'amicizia che ti offriva su un piatto d'argento, per il suo modo tradizionale e da senese verace di essere un grande fantino come non ne rivedremo molti”.

 

 

Brio un segno lo ha lasciato ovunque abbia corso. Anche a Piancastagnaio, dove ha vinto nel 2007 per Castello ma ha indossato anche i giubbetti di Voltaia e Coro. Claudio Renai, priore di Castello, spiega: “Ci ha riportato il Palio dopo 9 anni e 11 carriere di digiuno ed è stato molto amato. Era un ragazzo simpatico, brillante, che si faceva voler bene da tutti, a cavallo come a terra, in mezzo alla gente”. La contrada Coro afferma che “con orgoglio Andrea ha vestito i nostri colori e rimarrà in noi il ricordo del grande professionista e della splendida persona che è stato”. Quando nel 2011 montò per Voltaia, Alessandro Bocchi, oggi Rettore del Magistrato delle contrade, faceva parte della dirigenza: “Quando lo avevi in contrada, il cavallo passava in secondo ordine. Tutti traevano beneficio dalla sua presenza, era estremamente solare, metteva il buonumore. Aveva un modo di approcciarsi trasparente, non ti lasciava mai l’amaro in bocca”.