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Palio di Siena, la morte di Andrea Mari detto Brio: chi era il fantino che ha conquistato la città

Foto: Foto Alessia Bruchi - utilizzo vietato

Alessandro Lorenzini
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L’ultima corsa di Andrea Mari. La galoppata di Brio si è fermata per sempre ieri, intorno alle 15,30, sul viale dei cipressi nella frazione di Bolgheri, nel comune di Castagneto Carducci.

Andrea Mari è morto sul colpo, a causa dello schianto contro un albero della Porsche che stava guidando e di cui ha perso il controllo per cause ancora da accertare. Sul posto tre ambulanze della zona, i vigili del fuoco, i carabinieri e la polizia municipale. A nulla sono valsi i soccorsi. Il corpo del fantino è stato estratto dalle lamiere. La notizia si è sparsa dopo poche ore in città, lasciando letteralmente sconvolti tutti.

 

 

 

Andrea Mari ci ha lasciato così. Con la stessa incredibile forza e prorompenza con cui aveva vinto in Piazza del Campo. In un soffio, in un lampo, come quelli che lo hanno reso immortale con il nerbo alzato. Avrebbe compiuto 44 anni il prossimo 13 ottobre. Avrebbe ancora montato a cavallo, avrebbe ancora sfidato gli amici-rivali sul tufo. Avrebbe ancora lottato con il nerbo in mano. Molto probabilmente l’avrebbe alzato, di nuovo, per la settima volta. Adesso cavalcherà le nuvole, con il suo incredibile sorriso. Con il suo Brio, con quel soprannome che gli ha fatto scrivere pagine di storia. Che lo ha consegnato alla storia.

Andrea Mari era nato il 13 ottobre 1977 a Rosia. Aveva cominciato fin da bambino a giocare a calcio, scontrandosi amabilmente sui polverosi terreni da calcio della provincia anche con buone qualità tecniche, ma il suo sogno era uno e soltanto uno: fare il fantino di Siena, correre in Piazza del Campo. E quel sogno lo aveva inseguito. Con caparbietà. Con forza, con sacrificio, con passione. Anche con quel sorriso, con quella innata simpatia, con quel carattere estroverso che ne faceva persona unica nel mondo del Palio, dei cavalli e delle Contrade. Con la battuta e la parlantina. Il Brio che si portava sempre dietro, a cui dava sfogo nelle occasioni di festa, magari dopo una vittoria, ma a cui univa l’enorme professionalità, la preparazione atletica e la cura di tutti quei piccoli-grandi particolari che sul tufo fanno la differenza. Lascia l’amata Ilaria, che aveva sposato nel 2019. Lascia un ricordo grande e indelebile in chi l’ha conosciuto. L’ha sfiorato. Ha gioito con lui, grazie a lui. Anche chi ha lacrimato per le sue imprese. Perché il Palio è questo. E’ passione, quella che animava Andrea, sempre, in ogni momento e in ogni istante.

 

 

Nel 2000 calca per la prima volta il tufo di piazza, vestendo il giubbetto del Valdimontone per una prova. Fa il suo esordio nello stesso anno anche ad Asti, l’anno successivo a Fucecchio. Nella Tartuca, sempre nel 2001, i primi tre giri in Piazza del Campo con un giubbetto, è il suo esordio nel Palio del 16 agosto. Il 2 luglio 2006 la prima vittoria. Una corsa caparbia su Choci che porta al trionfo la Pantera. Andrea corona il suo sogno: diventare protagonista a Siena. Piano piano allarga il suo “regno” nel comune di Murlo, i cavalli, i terreni, la scuderia, la palestra. Ma non dimentica le sue origini, la famiglia, gli amici. Resta quello che è sempre stato: schietto, sorridente, prorompente. Certo, non mancano le delusioni sul tufo, ma Andrea è sempre lì. Conquista il bis il 16 agosto del 2009 con il giubbetto della Civetta su Istriceddu. Due anni dopo fa gioire la Giraffa su Fedora Saura: è il 16 agosto 2011. E’ ormai un big affermato e non si ferma neppure dopo un brutto infortunio che gli impedisce di correre ad agosto 2013.

Passa poco più di un anno dalla caduta che Andrea Mari alza di nuovo il nerbo. È il 16 agosto 2014, vince su Occolè nella Civetta. E pochi mesi dopo diventa ancora “re”, vincendo su Morosita Prima nella Torre: è il 2 luglio 2015. Brio è ormai un fantino celebre, richiesto, amato. E certo, anche “odiato”, come succede a Siena, per quanto si possa “odiare” uno come Andrea Mari. La sesta vittoria arriva il 2 luglio 2018 nel Drago, con Rocco Nice. Rimarrà l’ultima cornice d’oro di un sogno, di un quadro dipinto a tratti forti, decisi, ironici, a volte scanzonati, sorridenti e fieri. E’ difficile pensare che non ci sarà più. E’ difficile pensare che, quando torneremo a guardare verso l’Entrone, da lì non uscirà più. Ciao Andrea, ci mancherà il tuo Brio.