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Deposito di scorie nucleari in Valdorcia, manca solo il no del ministero

Silvio Franceschelli

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La partita non è chiusa nella forma ma potrebbe esserlo nella sostanza delle osservazioni prodotte dai Comuni e da tutti i soggetti legittimamente portatori di interesse della Valdorcia. La costruzione del deposito di scorie nucleari in un’area tra Pienza e Trequanda è adesso nelle mani del ministero della transizione ecologica.

 

“Non c’è nessun parametro compatibile con questa operazione. Non c’è nessuna condizione per questo progetto, neppure per esaminarlo. Manca solo la comunicazione del Ministero” dice in maniera tranciante il sindaco di Montalcino e presidente della provincia di Siena, Silvio Franceschelli. Del resto, il muro del no al deposito era stato unanime e compatto sin da quando questa eventualità era emersa all’inizio dell’anno: dai Comuni, alle associazioni di categoria, dai cittadini alla politica. L’opposizione fu, insomma, decisamente trasversale. E ribadita con un manifesto dai contenuti inequivocabili da parte delle amministrazioni locali: “No al deposito unico nazionale di scorie radioattive”. Qualora venisse realizzato, si legge nei contenuti della campagna di sensibilizzazione, i rischi sarebbero enormi per turismo - “distrutto definitivamente” - ed eccellenze locali come le produzioni agricole. Il deposito metterebbe a repentaglio “uno stile di vita che tutto il mondo ci invidia”.

 


“Sulla scorta delle osservazioni che abbiamo messo insieme - riprende Franceschelli - non ci sono minimamente le condizioni per questo progetto. Non ci sono al mille per mille”. La presa di posizioni del presidente della Provincia è nel solco delle tante espresse in questi mesi. “Proposta irricevibile e non negoziale” dissero a gennaio i sindaci della Valdorcia e della Valdichiana. Fu il commento immediato all’ipotesi riportata dalla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) e pubblicata sul sito della Sogin. Adesso, a differenza di quel periodo lì, ci sono le tantissime e circostanziate osservazioni presentate e consegnate da tutti i soggetti portatori di interesse. In più, a dar manforte al fronte del no, anche una mozione approvata alla Camera che aggiorna le regole per il deposito nucleare. 
Tra i criteri di esclusione da tenere in considerazione, infatti, ci sono mobilità ed accessibilità infrastrutturale ai siti individuati, con “riferimento ai materiali inquinanti e alle evidenze paesaggistiche e culturali, escludendo dunque quei territori con particolari colture di pregio e le aree naturali protette”. Un passaggio significativo.