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Siena, il Covid blocca i Nasi rossi

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Il Covid ha presentato un conto pesante a tante realtà di Siena. Tra queste, c'è anche NaSienasi Vip, i clown di corsia che da anni portano un sorriso e l'occasione di distrarsi, almeno per un po', sia all'ospedale delle Scotte (specialmente in pediatria) che nelle Rsa senesi.

 

 

 

I discepoli di Patch Adams da oltre un anno viaggiano con il freno a mano tirato, senza portare i loro nasi rossi e la loro medicina dell'allegria a chi ne ha bisogno. Malgrado lo spirito combattivo e ottimista che li ha sempre caratterizzati, la pandemia sta minando la possibilità di svolgere la loro missione, ma anche di stare insieme e di prepararsi per le colorate avventure che li vedono protagonisti.

"Da marzo 2020 siamo praticamente fermi per quanto riguarda l’attività nelle strutture - spiega Fulvia Carapelli (in arte Leccino), presidente dell'Associazione senese. - L’unico contatto avuto risale a maggio e giugno scorsi con Villa Rubini, perché c’è uno spazio all’aperto e quindi è stato possibile fare due eventi in presenza, ma con i dovuti distanziamenti. Per il resto, abbiamo mantenuto contatti con le varie realtà, ma non è stato più possibile entrare. Mi riferisco al Campansi, all’ospedale, al Butini Bourke e al carcere. In più, prima della pandemia, facevamo ogni settimana un allenamento, non obbligatorio ma propedeutico per poi andare in servizio. Da quando è scattato l’allarme, siamo riusciti a organizzarne in presenza soltanto due, a settembre e a ottobre, mentre nel restante periodo c’è stato un grande impegno online da parte dei trainer, ovvero il gruppo che, all’interno dell’associazione, si occupa di questo aspetto. All’inizio abbiamo mantenuto la cadenza settimanale, malgrado l’esigenza di operare in remoto, poi gli appuntamenti si sono un po’ diradati e adesso siamo a uno ogni 21 giorni. Non abbiamo idea di quando potremo tornare a operare dal vivo, soprattutto perché le strutture dove in genere ci rechiamo sono blindate, a cominciare, ovviamente, dalle Scotte".

Interviene anche Alessando Badini, noto come Iononsò: "L’ospedale è sempre stato il nostro cuore, il luogo simbolo del nostro lavoro e del nostro impegno, ma a Siena c’è un grosso problema di tipo logistico. Altre associazioni, mi vengono in mente quelle di Prato e di Torino tanto per citarne un paio, hanno possibilità di operare con strutture che si affacciano sulla strada, e quindi possono allestire intrattenimento permettendo ai pazienti di assistere dalla finestra. Le Scotte, invece, sono un bunker fin dall’ingresso, e tutte su spazio privato. Anche se ci volessimo esibire per i bimbi della Pediatria, che è proprio alla giusta altezza a livello stradale, occorre entrare nell’ambito ospedaliero, e non si può”.

 

 

Riprende la parola la presidente: "Recentemente mi sono confrontata personalmente con Villa Rubini, visto lo spazio esterno di cui abbiamo già parlato, ma al momento la priorità viene data ai famigliari. Analogo discorso per il Campansi, dove c’è la Stanza degli abbracci, ma per adesso è riservata solo ai parenti. Rimaniamo in sospeso, senza una data neanche per incontrarci tra noi, visto che non abbiamo a disposizione i locali in cui ci riunivamo fino all’anno scorso. Aspettiamo giugno per avere un quadro che, si spera, sia più chiaro. Anche perché le nostre occasioni di confronto sono essenziali per poi andare in servizio, ma anche per tenere insieme il gruppo. E’ quello che abbiamo provato a fare per tutti questi mesi, e non è semplice perché poi le persone si perdono, specialmente senza poter dare una prospettiva di ripartenza”.

Iononsò racconta: "L’unica cosa che abbiamo fatto di recente è il Progetto scuole, partito ad aprile. Tramite la classe quarta dell’indirizzo socio-sanitario all’Istituto Caselli, ci sono stati tre servizi molto belli e coinvolgenti all’interno della didattica a distanza riservata agli studenti. Così è stato riallacciato un contatto almeno con giovani che hanno fatto la scelta di specializzarsi in tematiche vicine alle nostre. E’ un modo per gettare le basi per provare a riprendere il progetto in presenza nel prossimo anno scolastico. Praticamente, è la prima cosa versa che abbiamo fatto da un anno a questa parte, pur nella modalità a distanza”.

Conclude Leccino: "Un altro progetto cominciato di recente è Amico di penna, portato avanti anche da altre associazioni in tutta Italia che fanno parte della nostra Federazione. Al momento, sono coinvolte solo due classi quinte della Primaria Peruzzi. Si tratta di uno scambio di lettere: i bimbi scrivono ai clown, il materiale viene raccolto, non senza difficoltà, da una nostra referente che fa le scansioni e ce le manda. Ognuno, poi, risponde con la medesima modalità, con la speranza di poter fare un incontro finale in presenza. E’ il massimo che possiamo fare, vorremmo poter andare oltre, ma ci rendiamo conto di quali siano i limiti del periodo”.