Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Siena Covid, Fratoianni (Sinistra Italiana): “Gsk deve produrre vaccini a Rosia”

Esplora:

Gennaro Groppa
  • a
  • a
  • a

“La Gsk deve produrre i vaccini anti-Covid a Rosia. Qui c’è la possibilità di farlo, non attuare queste operazioni è un vero e proprio paradosso in un momento come l’attuale”. Ha fatto tappa nel Senese ieri mattina, lunedì 3 maggio, il parlamentare Nicola Fratoianni, segretario della Sinistra Italiana. E’ arrivato davanti all’ingresso della multinazionale britannica della farmaceutica. Ha anche chiesto di poter entrare per effettuare un giro all’interno dello stabilimento, ma non gli è stato consentito. “Mi è stato detto che a causa delle norme per il Covid non posso entrare nel sito produttivo, spero tuttavia di poterlo fare il prima possibile”, ha detto Fratoianni ai giornalisti presenti. La questione è sempre la solita: la Sinistra Italiana, e anche la Cgil (che era presente ieri mattina all’incontro), ritengono che negli stabilimenti della Gsk di Siena e Rosia si potrebbe effettuare la fase2, quella dell’infialamento, e anche la fase1, che è quella della produzione vera e propria. E’ una convinzione dettata dalla tipologia del lavoro che viene svolto nei siti produttivi e anche dalla consapevolezza che con alcuni adeguamenti alle linee si potrebbe arrivare a realizzare una notevole quantità di vaccini. L’azienda, dal canto suo, continua a mantenere il silenzio sulla questione. Il tutto mentre i mesi passano e la campagna vaccinale, pian piano, prosegue. E mentre non vengono smentite le voci secondo cui Gsk potrebbe attuare non in Italia ma nei suoi stabilimenti in Belgio alcune attività ed operazioni di questo tipo. 

 

Fratoianni ha presentato un’interrogazione parlamentare nella quale ha chiesto perché alla Gsk di Rosia non venga presa in considerazione l’ipotesi della produzione. “In appena due mesi in questa azienda si può modificare l’impianto per passare alla fase2, che è quella dell’infialamento, e con la possibilità di dar vita a ad una notevole quantità di dosi – ha detto il segretario della Sinistra Italiana. –. Con qualche mese in più si potrebbe arrivare anche alla fase1, cioè coprire l’intera fase della produzione. E’ inconcepibile ed incomprensibile che non lo si faccia. E sarebbe una beffa se Gsk decidesse di effettuare queste operazioni nei suoi siti in Belgio. E’ fondamentale che la politica e le istituzioni pubbliche intervengano e prendano posizione sulla vicenda per risolvere un paradosso e dare ad una risposta a questo stabilimento, a questi lavoratori e a tutto il Paese. Si deve convocare l’azienda e capire che cosa serve per mettere in movimento il sito produttivo. Nel nostro Paese continuano a mancare dosi”. “Dobbiamo cambiare strada – ha aggiunto Nicola Fratoianni, – vanno cercate altre soluzioni in grado di modificare in prospettiva l’andamento della campagna vaccinale. Dei vaccini avremo bisogno non solamente nei prossimi mesi, ma per alcuni anni. Dobbiamo puntare all’autonomia produttiva, e la Gsk rappresenta un’occasione in questo senso. E’ inaccettabile che l’azienda non risponda. E’ lecito che un’azienda che potrebbe realizzare un grande salto nella produzione non lo faccia? Io penso di no”.

 

Anche la Cgil continua a battere su questo tema. Il sindacato ricorda pure il calo occupazionale che si è verificato nei due siti senesi, dove attualmente lavorano circa 2.400 persone, mentre cinque anni fa erano in 2.800. “Dopo tante richieste di un incontro l’8 marzo l’azienda si è seduta al tavolo virtuale con noi e ha confermato ciò che diciamo da tempo – ha dichiarato il segretario generale della Nidil Cgil di Siena, Duccio Romagnoli. – Qui si può fare la fase2 e dato che sono presenti i bioreattori si potrebbe fare anche la fase1. Mi chiedete perché non lo fanno? Questa è una bella domanda, la risposta sta forse nelle logiche di una multinazionale. C’è dentro anche una battaglia tra siti, tra Belgio e Italia. Noi siamo molto preoccupati per i lavoratori di questi stabilimenti, specie per i precari”.