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Siena, Montomoli: "L'Italia non può produrre vaccini"

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“Lo stabilimento Gsk di Rosia può essere utilizzato, previa riconversione, per il completo processo di produzione di vaccini contro il Covid, contribuendo a evitare la carenza di dosi che riscontriamo in questi mesi a causa dell’assenza di una produzione autoctona.” Lo afferma la consigliera regionale del Partito democratico Anna Paris depositando in Consiglio regionale un'interrogazione alla Giunta.

 


“Il Governo - prosegue - ha avviato la costituzione di una filiera nazionale dei vaccini virali stimolando la produzione locale di bioreattori, e sono molte le realtà che, da vari contesti regionali, si stanno candidando a rientrarci. Sono processi di sviluppo che richiedono tempi e a Siena c'è un impianto inutilizzato che,  una volta adattato, può consentire di produrre dai 20 ai 30 milioni di vaccini anti-Covd al mese. Si tratta appunto di un bioreattore in possesso di Gsk di grande capacità produttiva, uno dei più grandi di tutto il paese, al momento fermo che potrebbe realizzare i vaccini a Rna messaggero in circa 7-8 mesi".

 

 

Di parere diverso Emanuele Montomoli, professore universitario di Igiene pubblica, fondatore e responsabile scientifico di Vismederi. "A dispetto di tutto quello che si sente dire - spiega, - l'Italia non è in grado di produrre vaccini perché non ne dispone di propri. Il massimo che potrebbe fare è stringere accordi con le quattro o cinque aziende che li hanno, in modo da mettere a loro disposizione gli impianti dove il prodotto possa essere, come si dice tecnicamente, finito. La Pfizer, tanto per fare un nome, ma potrebbe essere l'AstraZeneca o un'altra, manda un contenitore con, diciamo, dieci milioni di dosi, che qui vengono infialate. Ma la proprietà rimane dell'azienda, che poi gestisce come vuole. Lo scoglio dei ritardi, dunque, non sarebbe superato.. Per quanto riguarda Gsk, quando ha acquisito Novartis ha fatto una scelta strategica: tenere qui la produzione dei vaccini batterici e spostare in Belgio quella dei virali. E' una decisione aziendale, non è contestabile, ognuno sul suo fa quello che vuole. La sfortuna è che la pandemia è di tipo virale: se fosse stata, per esempio, di meningite, Gsk sarebbe stata in grado di essere leader a livello mondiale. Quando avvenne questa scissione, lanciai l'allarme, anche al ministro della salute, che l'Italia sarebbe rimasta senza realtà per produrre vaccini virali, ma cadde del tutto inascoltata”.