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Siena, il dramma degli alberghi. Rossella Lezzi: "Aperti solo il 5%, tanti rischiano di chiudere"

Giovanna Belardi
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Alla vigilia del primo ponte “giallo” gli alberghi fanno i conti. E la ripresa sembra ancora tanto lontana. Poche le strutture aperte, poche le richieste e tutte concentrate nel fine settimana, tanto che ci sono alcune strutture che decidono di tenere aperto solo nel week end.

 

Una grande spinta può essere data dalla riapertura dei musei, attrattivi per i turisti, ma negli operatori prevale comunque un senso di sfiducia e di pessimismo, provati, addirittura stremati, da un anno terribile anche per il turismo, se si escludono quelle poche settimane estive dello scorso anno. Le città d’arte hanno pagato un tributo alto alla pandemia e invertire la marcia è complesso. Mancano i gruppi, mancano gli stranieri. Rossella Lezzi, presidente di Federalberghi fa il punto.

Situazione alberghi Siena, al momento quanti sono aperti?

“Diciamo poco più del 5 per cento”.

C’è attesa per queste riaperture o prevale il pessimismo?

“Purtroppo prevale il pessimismo, gli imprenditori sono sfiancati da questo anno senza nessuna possibilità di previsioni, molti hanno avuto ingenti perdite quindi non hanno la forza economica per riaprire oppure sono strutture troppo grandi per poter essere aperte con poche prenotazioni”.

Arrivano richieste da parte dei visitatori? Toscani o extra regione?

“Ancora pochissime richieste e a volte solo di informazioni senza poi convertire in prenotazione. Gli inglesi continuano a disdire dopo gli annunci del loro governo che li invita a rimanere in patria, i francesi ancora non hanno idea di come muoversi, c’è qualche tedesco. Completamente assenti target quali americani, sia del nord che del sud, australiani, cinesi, russi. Una vera ecatombe, mancano gli ospiti con grande capacità di spesa e gli italiani sono alquanto impoveriti”.

 

 

Quanto incide la riapertura dei musei per far riprendere il movimento turistico?

“Moltissimo: colgo l'occasione per ringraziare il grande sforzo di OPA metropolitana per riaprire tutto il complesso museale, l'Arcidiocesi per tutto il complesso della Cattedrale e conseguentemente l'Associazione Civita per la promozione e la vendita biglietti, il Comune che riapre con i musei Civici, il Mibact che riapre la Pinacoteca. Tutto concorre a creare movimento e offerta ricreativa: anche molti ristoratori si sono attrezzati all'aperto. Speriamo ci sia la possibilità di tenere anche i negozi aperti”.

Caparra ed eventuali disdette, c’è elasticità da parte degli operatori?

“La dobbiamo avere se vogliamo che gli ospiti scelgano la nostra destinazione. Il buon cibo e le bellezze del territorio non bastano: ci vuole professionalità e capacità di essere resilienti”.

Un anno di emergenza, alcune strutture sono a rischio chiusura?

“Purtroppo sì. Oppure si sceglie di non aprire come i 5 stelle o i grandi Resort, troppo poche le prenotazioni per restrizioni e mancanza di voli. A volte prenotano il biglietto ma il volo viene cancellato per il non raggiungimento del numero dei prenotanti. Le compagnie aeree sono quelle che hanno subito gravissime perdite, non possono permettersi ulteriori danni”.

Si può dire che in una fase come questa la struttura alberghiera offre piene garanzie di sicurezza quanto a controlli e sanificazione?

“Certo, Federalberghi Siene e provincia segue il protocollo Accoglienza Sicura varato da Federalberghi nazionale già dall’estate scorsa. Molte aziende inoltre stanno scegliendo di certificarsi Covid free con società accreditate presso il Ministero della Salute per un’ulteriore sicurezza dell'ospite”.