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Coronavirus, Serafina Valente: "Alle Scotte di Siena sempre più giovani ricoverati. Il sovrappeso è un fattore di rischio importante"

Carlo Pellegrino
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In questa lunga fase di emergenza Coronavirus all’ospedale Le Scotte di Siena, il settore più sotto pressione a causa del Covid è quello delle cure sub-intensive. La dottoressa Serafina Valente è la responsabile dell’area media intensità Covid, nonché direttrice del dipartimento cardio-toracico-vascolare e direttrice della cardiologia clinico-chirurgica dell’Aou Senese. “Eravamo preparati – afferma - non possiamo dire che questa ondata ci abbia colto di sorpresa. Ma sono arrivati molti pazienti con la polmonite di età più giovane rispetto al passato. La maggior parte   non necessita della ventilazione invasiva, con il tubo oro-tracheale, ma della ventilazione non invasiva, della terapia C-Pap con casco e di altre ossigeno-terapie. Da settimane i letti di media intensità hanno un margine veramente basso prima dell’esaurimento”.

 


Quali caratteristiche hanno questi pazienti?
“In sub-intensiva vengono ricoverati anche i pazienti che arrivano in ospedale per altre patologie urgenti ma che al controllo del tampone risultano positivi. Può succedere che una persona arrivi tramite il 118 perché ha un infarto, ma al tampone risulti positiva al Covid pur non avendo sintomi respiratori. Questo paziente viene sottoposto urgentemente ad angioplastica coronarica e successivamente viene ricoverato in media intensità nella bolla Covid. Che si caratterizza per il monitoraggio in continuo di tutti i parametri vitali quali la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, la pressione arteriosa, la saturazione di ossigeno. Quest’area ospita i pazienti che hanno bisogno di una osservazione costante di tali parametri ma che non sono così gravi da essere ricoverati in terapia intensiva”.
Perché ancora così tanti ricoveri quotidiani?
“Significa che il virus continua a infettare. Abbiamo le varianti, di cui quella inglese è ormai dominante a Siena ed è più facilmente trasmissibile. Purtroppo il lockdown di Pasqua non è servito, perché evidentemente le norme non sono state osservate come era necessario e i casi continuano ad aumentare”.
L’abbassamento dell’età è un aspetto ormai evidente.
“Il numero di persone attorno ai 40 anni è considerevole. Alcuni hanno delle comorbidità, tra queste un fattore importante è l’obesità. Non solo quella franca, ma anche il sovrappeso. Aggiungerei anche l’ipertensione e il diabete: elementi che possono portare con preoccupante facilità anche un giovane in terapia sub-intensiva se non intensiva”.
Persone più giovani in ospedale significa anche degenze meno lunghe?
“Il tempo di degenza si è ridotto, ma non tantissimo.   Con il giovane le cure si accorciano perché solitamente non ci sono molte altre patologie; per gli anziani e soprattutto per i soggetti fragili ci troviamo a trattare l’infezione da Covid e la polmonite, ma anche altre malattie: insufficienza renale, cardiaca e diabete subiscono delle recrudescenze. Prendiamo l’insufficienza cardiaca, che ha come sintomo la dispnea, la mancanza di fiato; stessa cosa la polmonite. Un polmone malato per la polmonite, in più bagnato per un’insufficienza cardiaca, certamente impiega più tempo a guarire. E gli esiti non sono sempre favorevoli”.

 


Quanti giovani ci sono in ospedale?
“Soltanto venerdì abbiamo ricoverato quattro under 55, anche se le persone con età più alte continuano ad essere la maggioranza”.
Anche perché gli over 80 ormai sono quasi tutti vaccinati.
“E’ vero, ma molti ancora ne mancano,  e le persone attualmente in ospedale non erano ancora state vaccinate”.
 Da specialista in cardiologia, può esserci una relazione tra Coronavirus e rischio di infarto?
“I casi ricoverati in area Covid per infarto con tampone positivo erano soggetti asintomatici e alla coronarografia avevano lesioni tipiche da aterosclerosi coronarica.  In letteratura sono segnalati quadri simil infartuali come le miocarditi o le vasculiti da Covid e anche noi abbiamo avuto in passato qualche caso di miocardite”.
Ci saranno studi specifici da parte dell’Aou Senese anche su questo tema?
“Nei follow-up su tutti i pazienti che sono stati in cura alle Scotte è prevista anche, su richiesta dello pneumologo o dell’internista, una consulenza cardiologica: in questo caso oltre all’elettrocardiogramma sottoponiamo il paziente anche all’ecocardiogramma. Se poi il cardiologo lo ritiene opportuno prosegue con altri esami più approfonditi, come la risonanza magnetica cardiaca”.

Il tetto dei 160 ricoveri sembra un po’ più lontano. C’è la speranza di una certa stabilizzazione o la zona gialla preoccupa?
“L’attenzione deve essere massima. Se non siamo riusciti a scendere come ci aspettavamo dopo il lockdown di Pasqua, con le zone rosse e arancioni, le riaperture ovviamente ci preoccupano. Possiamo soltanto sperare nei vaccini e la risposta che do a tutti è quella di vaccinarsi: basta con la paura”.
Peraltro voi medici, dopo mesi dalla somministrazione, vi avvicinate alla fase in cui il vaccino potrebbe perdere efficacia. 
“Personalmente sono molto preoccupata dai ritardi della campagna perché serve una vaccinazione a tappeto per tutti, perché solo così si argina il virus. Dopo vedremo se abbiamo ancora anticorpi o se dovremo fare una terza dose. I nostri studi dicono che i vaccini sono efficaci: vero, ci sono stati dei casi positivi al tampone, ma senza malattia”.
Due bambini ricoverati nello stesso giorno. Non sono più così immuni?
“Sono davvero una minoranza quelli che si ammalano. Questo è l’indice del fatto che il virus gira, si diffonde molto e quindi tra tanti può colpire anche i bambini. Alcuni possono presentare delle patologie”.
Sempre più spesso ricoverate componenti della stessa famiglia.  
“Purtroppo ci capitano piccoli nuclei familiari in ospedale. Attualmente madre e figlia, abbiamo avuto fratelli, padre e madre, nonno e nipote”.
Considerando le forme gravi di malattia che colpiscono parenti, si può ipotizzare che la familiarità sia un fattore di rischio?
“Che ci possa essere una diversa risposta al virus legata in qualche modo alla genetica è plausibile, ma ovviamente non è una materia di mia competenza. Ciò che posso dire è che persone che vivono nella stessa casa, mangiano nella stessa tavola o usano gli stessi servizi hanno molte più probabilità di trasmettersi il virus”.
Quanto preoccupa questo pensando alle scuole che ormai sono quasi tutti aperte e in generale all’allentamento delle misure restrittive?
“Possiamo solo sperare nel buonsenso dei cittadini, che usino con più attenzione il distanziamento e le mascherine. So che è difficile, io ormai non riesco più a uscire, parlare o lavorare senza mascherina: mi ritrovo anche a portarla in casa. Non dimenticare l’igiene delle mani: lavarsele di continuo con sapone e gel”.