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Coronavirus, Maurizio Pozzi: "A Siena completate la prime dosi per gli over 80"

Carlo Pellegrino
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Il dottor Maurizio Pozzi lo aveva assicurato: “Entro il 25 aprile le prime dosi per gli over 80 le completiamo, non ci sono dubbi. Le forniture Pfizer sono regolari”. La previsione del medico di base, coordinatore dell’Aft 6, l’aggregazione funzionale territoriale che comprende una parte di Siena, Monteroni d’Arbia, Murlo e Buonconvento si è rivelata corretta perché in pratica l’obiettivo è già stato raggiunto: mancano circa 150 pazienti nell’area Valdichiana-Amiata-Valdorcia. “Completiamo in questo fine settimana, tutti i richiami entro il 15 maggio”, spiega il presidente della Coop Medici 2000, che nel Senese raggruppa 200 professionisti al servizio di 220mila pazienti. Pozzi snocciola con una certa soddisfazioni i dati che riguardano gli ultraottantenni, che a Siena sono circa 24.500. “Percentuali bulgare in Valdelsa - scherza - con il 98,4% dei vaccinati su 5.000 pazienti. Nell’area senese, 11.500 anziani, siamo al 97,5%; nella Valdichiana-Amiata-Valdorcia al 93,7% degli 8.000 aventi diritto. Ma in realtà i dati sono anche più alti”.

 

 


Perché?
“Perché questi sono numeri assoluti. Dalla platea di over 80 però dobbiamo escludere le persone che sono ricoverate, quelle che sono guarite da meno di tre mesi dal Covid, quelli che non possono comunque vaccinarsi e chi sceglie di non farlo. Fatta la tara arriviamo quindi al 102% in Valdelsa e nel Senese e al 98,1%. Quel 150 pazienti che mancano”.
Cosa significa 102%?
“Che una volta ultimata la campagna per gli ultraottantenni sono state utilizzate le dosi di Pfizer avanzate per i soggetti fragili over 70, seguendo un rigoroso ordine anagrafico e di patologie”.
Come definirebbe questo risultato?
“Ottimo. Abbiamo raggiunto percentuali elevatissime, peraltro in tutta la Asl Toscana Sud Est. La macchina messa in campo dalla Regione, all’inizio tanto criticata, è stata poi il valore aggiunto e ci ha permesso di diventare la seconda regione italiana come percentuale di somministrazioni agli over 80. Aver scelto i medici di medicina generale ha necessitato di un periodo di organizzazione del servizio, ma poi è stato il valore aggiunto”.
Perché?
“Il nostro lavoro è stato capillare. Telefonata dopo telefonata abbiamo convinto gli indecisi, rassicurando loro e i familiari, che presto si vaccineranno. Non abbiamo sprecato neppure una dose e nessuno ha saltato la fila”.

 


E’ un modello esportabile anche nel proseguo della campagna vaccinale?
“Noi abbiamo già dato la nostra disponibilità. Con un vaccino come Johnson & Johnson tutto sarà più facile: monodose e soprattutto di facile conservazione, rispetto a tutte le criticità incontrate con Pfizer, che è dovuto arrivare in 2.500 posti diversi in Toscana con modalità di trasporto assai complicate”.
Cosa accadrà adesso con Pfizer, viste le limitazioni di età per Astrazeneca e Johnson & Johnson? A chi sarà destinato dopo il completamento dei pazienti fragili?
“E’ difficile da dire. Dipenderà dalla scelta fatta a livello centrale, ma mi sento di dire anche le Regioni dovranno avere voce in capitolo per integrare, eventualmente, le fasce d’età con le categorie. Un aspetto però va affermato con forza”.
Prego.
“Tutti i vaccini sono sicuri, ma il rischio zero non esiste. Ogni paziente deve avere fiducia in quello che riceverà. Parliamo di Johnson & Johnson: negli Stati Uniti lo hanno fermato per sei trombosi su sette milioni di iniezioni, meno di una ogni milione. Il vaccino antinfluenzale, tanto per capire, ha numeri più alti. E anche Pfizer ha avuto eventi avversi”.
La preoccupa la zona gialla da lunedì?
“Sì. Perché gli ospedali sono ancora pieni e forse sarebbe stato meglio attendere un’altra settimana. E’ fondamentale seguire le fastidiose ma necessarie regole che dobbiamo seguire e che purtroppo stiamo un po’ dimenticando”.