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Siena, Montomoli: "Riaperture solo se la gente sa come comportarsi"

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Con le riaperture alle porte, Emanuele Montomoli, professore universitario di Igiene pubblica e fondatore di Vismederi, mette tutti in guardia dai rischi del Covid. "Le richieste più che condivisibili - spiega - delle categorie che, da oltre un anno, si trovano in estrema difficoltà, sono state ascoltate. Giustamente, voglio aggiungere. Dal punto di vista epidemiologico, però, le condizioni per riaprire in totale sicurezza non ci sono. L’esempio più triste lo abbiamo sotto gli occhi proprio in questo periodo: la Sardegna, in tre settimane, si è bruciata la zona bianca perché non c’era una copertura sufficiente della popolazione. E’ bastato riaprire, ed ecco di nuovo la zona rossa e gli ospedali in difficoltà”.

 

 

Chi porta come esempio il caso dell'Inghilterra, dove le attività hanno ripreso un ritmo accettabile, non regge: "Là hanno oltre il 70% della popolazione vaccinata, in Italia, almeno con la prima dose, siamo al 18%. In Inghilterra ci sono poco più di 2.000 casi al giorno, da noi 9.00. Il tasso di mortalità inglese e di 14 o 15 al giorno, da noi è 300. I numeri testimoniano anche l’esistenza del rischio di una chiusura ancora più serrata se non vengono rispettare le regole del buonsenso, legate a due variabili fondamentali: quanto procederà velocemente la campagna vaccinale e il rispetto delle norme. Se con le riaperture in programma succederà quello che si è già verificato nel periodo natalizio, quando lo scopo era dare fiato ai commercianti, ma la gente ha affollato negozi e locali, la catastrofe è dietro l'angolo. Muovendosi in altro modo, anche un parziale ritorno alla normalità è praticabile. Andando al ristorante in maniera contingentata, mantenendo le distanze ovunque, si può arrivare all’estate, quando il virus circola meno e la copertura vaccinale sarà maggiore".

 

 

Il timore è che possano lavorare adeguatamente solo chi dispone di spazi all'esterno.... "Quello sarà un bel vantaggio - ammette Montomoli - ma credo che anche chi li ha solo interni possa operare, a patto che sia rigido sul numero di clienti da far entrare per garantire il distanziamento tra i tavoli. Se devono stare a due metri uno dall’altro, è ovvio che non ci saranno troppi posti disponibili, ma l’alternativa è avere una nuova impennata della pandemia. Si tratta di decisioni tecniche, nelle quali non entro perché non mi compete, ma il mio parere è questo”.