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Siena, ristoratori. Sale la rabbia: “Non conviene riaprire”

Gennaro Groppa
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Ristoratori e baristi non ce la fanno più. Lo si dice da tempo, ma adesso la rabbia e la frustrazione delle persone appartenenti a questa categoria sono arrivate ormai ad un livello mai toccato negli ultimi anni. Le proteste che si stanno susseguendo in varie parti del Paese lo confermano. Le decisioni e le moderate aperture del governo nazionale non soddisfano e sembrano non poter dare quei benefici sperati. Si vive ancora completamente nell’incertezza, nell’attesa di sapere quali saranno i colori che caratterizzeranno le regioni nelle prossime settimane, e di capire come progredirà la campagna vaccinale e quali saranno i numeri dei contagi. 

 


 

“La situazione continua ad essere veramente complicata – commenta Gabriele Liberati, del ristorante pizzeria La Veranda. – Più passa il tempo e più le cose peggiorano. Cosa dovremo fare dal 26 aprile, prendere le prenotazioni in base alle previsioni del tempo?”. Perché per il premier Mario Draghi sarà possibile tornare a mangiare nei ristoranti e farvi cena, ma solamente all’aperto. Fermo restando il coprifuoco alle ore 22. Ancora Liberati: “E mi domando anche un’altra cosa, chi non ha spazi all’esterno da poter utilizzare cosa farà? Sarà ulteriormente penalizzato. Credo che queste dichiarazioni di esponenti dell’esecutivo nazionale rappresentino un contentino, i problemi rimangono e queste misure non sono comunque sufficienti. E cosa dire dei ristori? Non sono adeguati a quelle che sono state le perdite e non potranno mai esserlo”. L’animo dei ristoratori è in fibrillazione. “Io non so cosa farò dal 26 aprile – prosegue Liberati. – Fa ancora freddo la sera, chi verrà a mangiare all’aperto alla fine di aprile? E se dovesse iniziare a piovere? In più si dovrebbe preparare tutto e finire di mangiare ben prima dell’orario del coprifuoco, che a quanto pare rimarrebbe alle 22. Stiamo continuando a fare asporto e delivery, ma tutto questo basta appena per sopravvivere. Sono stanco, altre persone sbagliano e hanno sbagliato negli ultimi mesi ma a pagare siamo noi. I vaccini arrivano con il contagocce, noi siamo chiusi da ottobre ma i contagi continuano ad essere alti e questo dimostra che il problema non siamo stati noi”. 

 


 

“Io non posso mettere dei tavoli all’aperto e all’esterno dell’attività”, sottolinea Rosaria Lavezzi, proprietaria del ristorante pizzeria Fontebecci. Che aggiunge: “Il mio locale è in via Fiorentina, non posso certo far mangiare le persone in mezzo alla strada e al traffico. Dalla prossima settimana saremo quindi ulteriormente penalizzati. Adesso facciamo asporto e delivery, ma da fine aprile immagino che molte persone che avranno la possibilità di andare a mangiare all’aperto lo faranno, preferendolo all’asporto. Sono molto delusa da tutto quello che sta avvenendo e dalle decisioni che vengono prese dal mondo politico. Non è più sostenibile il mantenimento di un ristorante soltanto con l’asporto. Queste misure che si potrebbero attuare a partire da fine aprile sono solamente un contentino, sono una pagliuzza. Protestare in queste condizioni è giusto, la gente si è stufata, non ha più soldi”. 
Rincara la dose Riccardo Aldinucci del Charlie Bar: “Queste misure sono pensate solamente per calmare un po’ gli animi di chi sta protestando in queste settimane. Tanti ristoratori non hanno spazi all’aperto da poter utilizzare, cosa dovranno fare? In più ci attende un mese che è molto piovoso e non è nemmeno scontato che la Toscana si ritrovi presto in zona gialla. Le proteste sono motivate da una rabbia che è ormai evidente. Io non condivido le aperture forzate delle quali si è parlato nelle ultime settimane, perché portano a multe ai danni sia dei ristoratori che dei clienti. Condivido però le proteste pacifiche, perché è il momento di dire basta. Non possiamo più stare in queste condizioni. E’ fondamentale che aumenti la velocità della campagna vaccinale, il vaccino è l’unica speranza che abbiamo”.
Amareggiato e insoddisfatto anche Alessandro Montermini del Bar 19Zero3: “Ci dicono adesso che ci potranno essere questi cambiamenti a partire dal 26 aprile, quando a quella data mancano solamente pochi giorni – commenta. – Ancora oggi tuttavia restano tante incognite e domina l’incertezza su molti aspetti. Io ho preso la decisione di rimanere chiuso durante l’inverno, d’altronde in città mancavano turisti, studenti e tante persone lavoravano in smart working. Non riaprirò nemmeno il 26 aprile. Di fronte a tutte queste incertezze auspicherei maggiori certezze, spero che ci siano indicazioni e segni chiari. Per il momento mi pare che ciò che viene detto sia stato fumo negli occhi. Temo che la riapertura delle scuole possa portare nuovamente ad un aumento dei contagi. L’unica speranza è aumentare la rapidità delle vaccinazioni per arrivare presto all’immunità di gregge”.