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Covid, Stefano Scaramelli: "Scienziati come Rappuoli e Montomoli nella commissione speciale sui vaccini per non commettere altri errori in Toscana"

Carlo Pellegrino
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C’è anche l’impegno di Stefano Scaramelli, vicepresidente del consiglio regionale della Toscana, dietro l’istituzione della commissione speciale “per il sostegno, il monitoraggio e controllo della campagna vaccinale per la prevenzione delle infezioni da Sars-Cov-2”. Quella che secondo Scaramelli potrà essere un’arma in più nei prossimi mesi per la lotta alla pandemia in Toscana. “Ritengo opportuno che in questa fase non ci sia dicotomia tra le forze politiche – afferma – per il bene dei toscani che sono reduci da tre mesi di difficoltà e di problemi. Dobbiamo farci carico dell’anima, delle aspettative e delle frustrazioni dei cittadini per vedere se tutti insieme possiamo dare un contributo per migliorare la campagna vaccinale. E’ fondamentale non ripetere gli errori commessi”.

 


Cosa non ha funzionato secondo lei?
“Intanto voglio essere positivo. In alcuni aspetti la Toscana ha fatto meglio di altri, come per i soggetti fragili per i quali è stata accettata la mia proposta, o sugli insegnanti. Logico che qualcosa non ha funzionato: sulle riserve serviva maggiore trasparenza. Sugli avvocati è stata fatta una valutazione troppo leggera, questo al di là della circolare di un ministro di cui non ho mai avuto stima come Bonafede. Non potevano e non dovevano passare avanti ai volontari del soccorso e ai cassieri del supermercato”.
E gli over 80? Anche lì qualcosa non ha funzionato.
“Doveva essere fatta una valutazione per l’utilizzo di Pfizer in via esclusiva agli ultraottantenni e ai sanitari, e non estenderla anche agli impiegati. Purtroppo siamo incorsi in un paradosso vaccinando lavoratori in smart working. Ma va detto che l’analisi a posteriori è molto facile e semplicistica e l’assenza della certezza numerica delle dosi a disposizione è stata un’attenuante che va riconosciuta a chi ha preso decisioni. Mi faccia però dire anche un’altra cosa”.
Prego.
“La Regione Toscana ha fatto anche cose buone. La rete di medici di famiglia è un punto di forza che potrà essere determinante nei prossimi mesi, così come gli hub che sono stati istituiti. All’inizio della pandemia nessuno poteva pensare di salvarsi da solo, allo stesso modo nessuno oggi può vaccinarsi da solo. Adesso occorre soltanto lasciarsi alle spalle gli errori, che d’altra parte sono stati riconosciuti con senso di responsabilità, e pensare al futuro con l’autorevolezza che la Regione Toscana ha. Abbiamo la forza di poter chiedere più vaccini e gli strumenti per somministrarli. In questo la commissione speciale che è stata istituita deve essere il recettore dal basso in grado di intercettare le necessità di intervenire. Dovrà rappresentare le orecchie capaci di ascoltare le esigenze dei cittadini”.
Lei è stato presidente della commissione sanità per un lustro. Sarebbe pronto a presiedere anche questa commissione speciale sui vaccini?
“Ho sempre ricoperto incarichi con i quali poter dare un contributo fattivo alla comunità. Ho esperienze e conoscenze maturate in questo settore accanto all’assessore Saccardi e al governatore Rossi, che posso mettere a disposizione. Se serve ovviamente sono pronto, ma è una valutazione che non dipende dal sottoscritto, ma che deve essere condivisa da tutto il centrosinistra, dai Cinque Stelle, dalla Lega, da Forza Italia. E mi sento di dire anche da Fratelli d’Italia, che è stato l’unico partito a non votare per questa commissione”.
La prima risposta che dovrà dare la commissione, viste le problematiche di AstraZeneca, sarà necessaria presto. Il 25 aprile la Toscana conta di concludere le prime dosi per gli over 80. Come procedere poi con la campagna?
“A mio parere queste risposte non devono darle i politici, ma i professionisti. Abbiamo scienziati di valore mondiale a Siena, come Rino Rappuoli o Emanuele Montomoli. Devono essere coinvolti direttamente in queste decisioni. Loro e gli scienziati delle altre città. La fallibilità della politica deve riuscire a porre le basi facendosi aiutare dall’infallibilità della scienza. È evidente a tutti la complessità di questa attività, dalla logistica, ai richiami, all’agenda. Servono più menti pensanti ed è necessario che uno staff di alto profilo scientifico è necessario, le decisioni non possono essere demandate ai funzionari”.

 

 

 


 

 

Anche perché è molto probabile che la campagna non si concluderà con la prima vaccinazione: la battaglia continuerà.
“Lo sto provando sulla mia pelle visto che l’anno scorso ho contratto il virus e adesso non sono più immune. Dobbiamo abituarci a convivere con il Covid e per questo l’organizzazione deve essere capillare. Non ci possiamo permettere di lasciare da soli il governatore e l’assessore alla sanità”.
Che tempi ci sono perché la commissione inizi a lavorare?
“Spero presto, fin dai prossimi giorni, non si può perdere altro tempo. In emergenza il tempo è vita”.
Gli ospedali in Toscana sono in estrema sofferenza. Quando si allenterà la morsa il Covid?
“Purtroppo questo periodo ci sta dimostrando quanto cattivo sia il virus, alla faccia dei negazionisti. Abbiamo a che fare con un nemico pericoloso e mortale e il momento è molto complesso. Mi auguro che in due o tre settimane, con le vaccinazioni, l’arrivo di un clima migliore e senza abbassare minimamente la guardia sulla prevenzione, la situazione possa migliorare. Sperando che siano approvati prima possibile farmaci da affiancare al vaccino”.
Il riferimento ai monoclonali di Tls è una conseguenza.
“Ho grande fiducia e stima in Rino Rappuoli. Sono convinto che siamo nelle mani di scienziati importantissimi, d’altra parte quello di Siena è solo uno dei tre studi di questo tipo nel mondo”.
E per Siena questo potrà voler dire lavoro, oltre che prestigio. Anche se Gsk per ora non produrrà vaccini.
“Su Gsk ci sono decisioni nazionali delle quali dobbiamo prendere atto. Penso però che la crescita della Farma Valley Toscana possa avere ricadute determinanti sulla nostra economia perché è evidente che l’Italia possa e debba dare un contributo”.
Italia Viva ha puntato molto sulla riapertura delle scuole, ma i medici assicurano che i bambini rappresentino ancora il principale veicolo di contagio per gli anziani, che spesso finiscono in ospedale. Come si conciliano i due aspetti?
“Vaccinando i nonni. Se a scuola si rispettano le regole il rischio non aumenta. Aumenta invece l’emergenza sociale tenendole chiuse, come cresce quella economica non aprendo i negozi. Ristoranti e negozi vanno fatti lavorare in sicurezza, contingentando gli accessi e seguendo scrupolosamente i protocolli. In questo dal Governo Draghi mi aspetto una svolta, da affiancare a quella delle vaccinazioni”.