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Siena, finti carabinieri: sgominata la banda delle rapine

Alessandro Lorenzini
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Furti, rapine e travestimenti da militari dell’Arma per compiere scorribande e reati in tutto il centro Italia. Una vera e propria banda criminale, perfino “irriverente”, come è stata definita dalle autorità. E’ quella sgominata nell’operazione denominata “Ostentazione” dai carabinieri di Siena, coordinati dalla Procura della Repubblica e che ha portato a otto decreti di fermo di indiziato di delitto, cinque dei quali sono già stati eseguiti. 
I reati sono stati commessi nel centro Italia, fra le provincie di Siena, Arezzo, Perugia, Roma, Teramo, Ancora e Forlì-Cesena: i carabinieri della compagnia di Siena si sono messi sulle tracce della banda partendo dagli episodi dell’autunno scorso. In pochi mesi sono riusciti a bloccare la banda, di etnia sinti, attraverso operazioni particolarmente complicate: si tratta infatti di esperti del crimine, capaci di far perdere le proprie tracce e di avvalersi di una rete familiare numerosa e pronta a sostenerli. 

 

 

In tutto sono diciannove gli indagati, appartenenti a nuclei familiari sinti. Le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica di Siena Salvatore Vitello e dal sostituto Siro De Flammineis, hanno avuto origine da alcuni furti in abitazioni consumati la scorsa estate nella provincia di Siena, in particolare a Castelnuovo Berardenga. Partendo dalle analisi della locale stazione, si è passati agli approfondimenti investigativi del nucleo operativo e radiomobile e si è risaliti all’articolata composizione del gruppo criminale con numerosi basi logistiche nel centro Italia. Effettuate anche intercettazioni ambientali su alcune automobili utilizzate. 
In particolare si è arrivati a evidenziare responsabilità in due rapine consumate nelle province di Siena e Arezzo nel mese di dicembre 2020; quattro furti aggravati ai danni di sportelli Atm (bancomat) con la “spaccata” nelle province di Roma e Perugia e ben dieci episodi di furto fra Siena e Macerata fra agosto e dicembre 2020. Operazioni particolarmente complesse per la capacità della banda di spostarsi e anche di sfruttare le quarantene Covid, eludendo cioè l’obbligo di rimanere nelle abitazioni perché contatti diretti di contagiati. 

 

Le forze dell’ordine hanno ricostruito la tecnica con la quale venivano commessi i reati. A gennaio scorso la banda ha effettuato due rapine e ne ha tentate altre sulla Siena Bettolle, travestendosi da carabinieri: con pettorine falsificate, armi (da verificare se fossero vere o giocattolo) e lampeggianti fermavano imprenditori pendolari e trafugavano monili d’oro e oggetti preziosi. In particolare per effettuare queste rapine la banda ha rubato un’auto da una concessionaria di Montevarchi, simulando un giro di prova e facendo scendere con la forza uno dei responsabili della concessionaria stessa, per poi utilizzare l’auto per i reati e quindi darsi alla fuga.
Per quanto riguarda i furti ai bancomat, i malviventi individuavano, attraverso sopralluoghi in genere effettuati da donne del nucleo familiare, gli obiettivi, prediligendo location in periferia. Veniva poi rubato un carroattrezzi o un autocarro, usato poi per sfondare l’Atm e agganciare la struttura con cavi d’acciaio. Quindi si strappava la cassaforte, che, in un secondo momento, veniva abbandonata in un luogo appartato, nel quale una seconda squadra sopraggiungeva per trafugare il denaro. Operazioni queste che hanno portato a introiti di circa 100mila euro per ogni colpo. 
Si è proceduto al fermo nei riguardi di otto persone per pericolo di fuga, vista anche la reiterazione dei reati. L’attività dell’indagine ha permesso di accertare numerosi appoggi logistici sia in abitazioni private che in campi nomadi, nella zona di Roma e ad Assisi, in provincia di Perugia: in Umbria sono stati rintracciati due dei malviventi e si cerca uno dei latitanti.