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Barretta: "Alle Scotte altri 20 posti letto nel reparto Covid"

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Il dottor Bruno Frediani, responsabile dell’area medico-chirurgica Covid delle Scotte, ha lanciato un messaggio allarmante: il tetto massimo dei ricoveri nel reparto è troppo vicino, per far fronte all’emergenza serve che altre strutture attrezzino qualche posto letto, in caso di esuberi a Siena, oppure che al policlinico arrivino in supporto altri medici da fuori, se diventerà necessario allargare la bolla dedicata al Coronavirus.

 

 

Il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria senese, Antonio Barretta, commenta: “Con il direttore generale della Asl Toscana sud est D’Urso c’è in atto un dialogo continuo. Gli ho chiesto, in caso si dovesse giungere a saturazione, che venga identificata qualche altra struttura, tra Nottola e Campostaggia, in grado di accogliere i pazienti che dovessero avere bisogno. Sono valutazioni che si fanno giorno per giorno, ma intanto è stato messo in preallarme. Nel frattempo, abbiamo individuato, all'interno della nostra struttura, gli spazi per altri 20 letti, in aggiunta ai 162 attuali. Saranno collocati in un reparto riservato alle degenze oncologiche, che era libero da tempo. E’ attiguo al Dea e sono già cominciati i lavori per isolarlo e renderlo fruibile al più presto. Con il sincero auspicio di non doverlo utilizzare. Stiamo davvero facendo il massimo, in due mesi abbiamo portato la dotazione dei posti da 120 ai 162 attuali, e ora ci sarà questo ulteriore potenziamento".

 

 

Tra i temi di maggiore attualità, spicca quello della vaccinazione del personale sanitario, che ha trovato fino a qui qualche sacca di resistenza. "Tra prime e seconde dosi - spiega Barretta - circa l’80% ha fatto il vaccino. Rimane una fascia, tra il 15% e il 20%, che ancora non lo ha ricevuto. Magari qualcuno si è organizzato al di fuori, oppure ci sono casi di aspettativa, maternità o altro. Approfondiremo. Non mi nascondo dietro un dito, so che ci sono anche persone no vax. Vaccinarsi, a mio parere, per chi fa questo lavoro ha un valore doppio: è segno di rispetto verso se stessi e i propri cari, ma anche per la professione che si svolge. Per questo ho sempre trovato discutibile il rifiuto di qualcuno. Adesso però c’è un provvedimento che lo rende obbligatorio per tutto il personale sanitario, e io ne sono contento. Non sarà più un discorso di moral suasion, ma di normative. Ho già scritto una lettera a tutti per far presente che, in caso di ulteriore rifiuto, l’azienda si vedrà costretta ad applicarle fino in fondo, anche a costo di arrivare alla prevista sospensione della retribuzione”.