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Coronavirus, a Siena ospedale Le Scotte vicino al limite di ricoveri. Frediani: "Ci arriveremo presto. Serve aiuto"

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Filippo Tecce 
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Sono 145 i ricoverati all'ospedale delle Scotte di Siena nell’area Covid. È il numero più alto da quando è scoppiata la pandemia. “Abbiamo quattro letti di margine in terapia intensiva, non sono tanti. Se questi sono i numeri, i quattro letti reggeranno per una settimana”, dice Bruno Frediani, responsabile Area Medico-Chirurgica Covid delle Scotte.

Undici nuovi ingressi, in tutto sono 145 i ricoverati in area Covid, di cui 22 in terapia intensiva e 45 in media intensità. Professor Frediani, i numeri dicono che la situazione è grave?

“La parola grave non ce la possiamo permettere, c’è sempre peggio al peggio. I dati ci dicono che non abbiamo ancora raggiunto il picco, i pazienti stanno aumentando: siamo in fase di crescita”.

Ve lo aspettavate?

“Non abbiamo mai avuto il minimo dubbio. Facciamo circa dieci ricoverati ogni giorno. Il destino del bilancio-letti è legato alle dimissioni. Se dimettiamo 6-7 pazienti, e non accade sempre, cresciamo di 3-4 unità. E se un giorno non ci sono dimissioni cresciamo di dieci pazienti”.

Il tetto è di 160 pazienti. Manca pochissimo di questo passo.

“Purtroppo abbiamo la certezza che ci arriveremo”.

Siamo ancora lontani dal vedere gli effetti della campagna vaccinale? Specie sui soggetti a rischio ospedalizzazione?

“L’impatto lo si vede quando si vaccina almeno i tre quarti della popolazione. In Italia gli over 70 sono circa venti milioni”.

Perché siamo in questa situazione?

“Ci sono le varianti. E poi il virus ha una sua stagionalità che va da febbraio a maggio, un periodo che predilige. Si partiva da novembre dove i ricoveri sono stati a lungo tra 45 e 50. Non sono numeri bassi”.

Diceva delle varianti.

“Ci si contagia più facilmente a tutte le età. La malattia è molto più rapida, che non vuol dire più grave. E quindi ci si trova con gli ospedali ingolfati con tanta gente che ha una evoluzione rapida verso una terapia semi intensiva. Prima avevamo più tempo per curare il malato”.

In particolare la variante inglese?

“Sì, ricopre più del 50% dei nostri pazienti”.

 

Torno al tetto dei 160 malati. Qualora dovesse essere superato come si comporterebbe l’ospedale? Che tipo di valutazioni state facendo?

“Abbiamo chiesto al territorio di dare spazio ai pazienti negativi. Abbiamo bisogno di letti in area Covid, per cui appena la persona è negativa occorre un accesso alle cure che sia veloce perché il virus non ci dà tempo. C'è un'altra cosa”.

Prego.

“Ci troveremo ad un bivio. Da una parte rinforzare la parte medica all'interno dell'ospedale: non mancano gli spazi per aumentare i posti letto dedicati al Covid ma i medici adeguati - internisti, pneumologi e cardiologi - che possano dare una mano. Questo se decidiamo di mantenere le attività tuttora in corso”.

Un supporto esterno quindi?

“Potrebbe essere necessario l'apporto di medici di altri ospedali”.

L'altra possibilità invece qual’è?

“Aprire negli ospedali di provincia qualche letto Covid per pazienti ordinari, quindi non gravi, ma positivi. Avremo certamente bisogno di 20-30 letti sul territorio da spalmare nei vari nosocomi”.

E se questa opzione non dovesse prendere campo?

“Allora ci sarà da dare più forza ai reparti Covid utilizzando, ripeto, medici che vengano anche da altri ospedali”.

Quindi non è un problema di spazi?

“Esatto, al momento non è questo il problema, anche se gli spazi non sono infiniti. E’ questione di mantenere l'attività per i malati urgenti e gravi che in ospedale sono frequenti. Vedi ad esempio il pronto soccorso. Vogliamo mantenere alta la qualità, ne va della vita delle persone”.

Alle Scotte quanto vi potrete allargare oltre i 160 posti?

“Almeno altri venti letti li abbiamo programmati ma devono essere organizzati. Stiamo lavorando su medici ed infermieri, non è semplice. Se decidessimo di ridurre l’attività cardiologica e pneumologica forse saremmo in grado di gestire un nuovo spazio Covid, ma creerebbe grossi problemi perché i malati non di coronavirus dovrebbero andare in altri ospedali”.

Siete davanti al bivio ed il tempo corre. Quando deciderete?

“Entro oggi”.

Nell'area vasta ci sono tre ospedali che ospitano pazienti Covid: crede siano sono sufficienti?

“Non sono se ce lo potremo permettere, nella altre aree vaste ce ne sono di più. Nottola e Campostaggia, che fanno una egregia attività chirurgica e medica, non si cimentano nel Covid. Non so se potremo andare avanti in questo modo”.

Dottor Frediani, lei ha una speranza in tutto questo?

“Che a metà aprile ci sia una stabilizzazione ma è solo una speranza”.