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Siena, maxi estorsione da 800mila euro: l'incubo di un imprenditore di Castellina in Chianti. In due a processo

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Minacce di morte con la pistola, violenze fisiche e truffe: al tribunale di Siena è sbarcato il calvario di un imprenditore 49enne di Castellina in Chianti, vittima di una maxi estorsione da oltre 800 mila euro ad opera di due impresari campani di 68 e 55 anni che, dopo aver conquistato la sua fiducia promettendogli aiuto per concludere un affare, avrebbero orchestrato un raggiro che lo ha mandato sul lastrico, continuando per anni a rendergli la vita impossibile.

 

 

In aula, a deporre dinanzi al giudice Luciano Costantini, c'era la stessa parte offesa che, incalzata dagli avvocati delle difese e dal suo stesso legale, ha ricostruito i numerosi episodi che hanno costellato 10 anni di vero inferno. Solo nel 2017 l'uomo ha trovato il coraggio di rivolgersi alle autorità per denunciare tutto. L'imprenditore, volto molto noto a Castellina in Chianti dove era proprietario di un'avviata azienda agricola e di numerosi possedimenti, conobbe i due nel 2009, in ambito lavorativo, entrandoci in affari per l'acquisto di un capannone del Consorzio agrario, un progetto che avrebbe allargato il giro della sua già proficua attività con la creazione di una cantina. Dopo aver corrisposto i primi 800 mila euro ai due soci, necessari per acquistare i locali che sarebbero poi stati messi nella sua disponibilità, la compravendita non si concluse e il denaro non tornò mai al proprietario. La sua azienda non riuscì più a fare fronte al pagamento di fornitori e creditori, subendo dei sequestri da parte del tribunale.

 

 

Per 10 anni l'uomo vive così un clima da incubo, sotto completo scacco, soprattutto da parte del 68enne, che si stabilisce nel Chianti: dopo i primi 800 mila euro, all'uomo ne vengono chiesti altri 500 mila, sempre con la promessa di restituzione, e sottratti anche altri beni, fra cui dei macchinari. A processo adesso ci sono i due uomini originari della Campania, accusati di estorsione tramite violenze fisiche, alcune delle quali refertate, e minacce (la coppia si diceva molto vicina al clan camorristico dei Casalesi): in particolare nel capo di imputazione compaiono alcuni episodi legati alle intimidazioni portate avanti per continuare ad ottenere denaro, a fronte di ritorsioni nel caso l'uomo si fosse rivolto alle forze dell'ordine, con tanto di esibizione di una pistola. Poi la minaccia di non restituire i primi 800 mila euro se l'estorto non avesse firmato una dichiarazione di responsabilità per un finto incidente con parte lesa lo stesso ricattatore. Infine un'aggressione in auto. Nel corso del suo racconto in aula, la parte offesa ha riferito di alcuni viaggi fatti in giro per l'Italia con quelle persone, che avevano promesso di restituirgli il maltolto: durante uno di questi sarebbe stato picchiato all'interno di una cava di travertino.