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Siena, la Cisl gela: “Gsk non produrrà vaccini anti Covid a Rosia"

Gennaro Groppa
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Secondo la Femca Cisl la Gsk ha deciso di non realizzare il vaccino anti-Covid nello stabilimento di Rosia. L’azienda lo avrebbe comunicato durante una riunione interna che si sarebbe svolta lunedì scorso. A detta del sindacato non ci sarebbero margini di ripensamento per la multinazionale britannica. Che invece a quanto pare intenderebbe effettuare queste operazioni in Belgio, nello stabilimento di Wavre dove sono occupate circa novemila persone. Per il sito di Rosia la Cisl ritiene ora possibile solamente l’ipotesi dell’infialamento e non quella della completa produzione. 

 


“I siti di Siena e Rosia non parteciperanno alla produzione di vaccini anti-Covid, per quanto il secondario e l’infialamento potrebbero eventualmente rendersi disponibili”, dichiara il segretario generale di Femca Cisl Siena-Grosseto Gian Luca Fè. Che prosegue: “Non pretendiamo di addentrarci nei meandri delle scelte operate a livello direttivo da una grande multinazionale come Gsk, ma sia chiaro che prendiamo atto di questa precisa scelta con riluttanza e frustrazione, visto quanto i nostri siti hanno messo in atto nella storia dei vaccini in Italia e nel mondo. Per queste ragioni la Femca Cisl Siena-Grosseto continuerà ad insistere, visto la grande necessità di numerose dosi per sviluppare con successo la campagna vaccinale, che Gsk possa rivelarsi come un sito idoneo all’infialamento, cogliendo le opportunità fornite in questa fase pandemica”.

 


Nel frattempo la multinazionale continua a non rilasciare dichiarazioni che possano lasciar intendere quali siano le intenzioni. “A distanza di un anno dall’inizio della pandemia – prosegue la nota del sindacato – appare ormai chiaro che non ci sia altra via di uscita se non quella di un’estesa campagna vaccinale, coadiuvata dall’utilizzo degli anticorpi monoclonali. Il dibattito politico-mediatico ha portato spesso proposte fantasiose o irrealizzabili dall’industria, ma ha anche introdotto la discussione sull’opportunità di avere un vaccino ‘italiano’, sviluppato e prodotto sul territorio nazionale. Da aprile 2020 in avanti abbiamo chiesto all’azienda se e come avesse intenzione di partecipare alla corsa al vaccino anti-Covid”. “Abbiamo chiesto - Fè - se si sarebbe lavorato a componenti o adiuvanti o quale sarebbe stato il ruolo come primo produttore di vaccini al mondo in questa situazione. L’indirizzo industriale che Gsk ha adottato è quello di non concorrere con un prodotto proprio avendo, crediamo, valutato da subito la propria posizione come sfavorita rispetto a concorrenti con candidati più promettenti o tecnologie più avanzate”.