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Siena, lo studio delle Scotte dà speranza: le conseguenze del Coronavirus si risolvono nel 90% dei casi

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Carlo Pellegrino
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Non solo cura, ma anche studio. Non solo risposte immediate, ma anche in prospettiva. All’Aou Senese va avanti il percorso di follow-up dei pazienti che sono stati ricoverati alle Scotte dopo aver contratto il Coronavirus. La professoressa Elena Bargagli, responsabile del Centro di riferimento regionale delle interstiziopatie polmonari, pneumologa del reparto di malattie dell’apparato respiratorio alle Scotte, da oltre 20 anni studia le fibrosi del polmone, e coordina un progetto di ricerca sullo studio degli indicatori di prognosi post Covid. Lo studio condotto in collaborazione con l’Università di Siena ha portato a interessanti risultati oggetto di pubblicazioni su riviste internazionali.

 

“La popolazione che stiamo analizzando con il percorso del follow-up sta crescendo – afferma la professoressa – stiamo reclutando i pazienti dimessi ormai da nove mesi. Le informazioni cliniche, radiologiche, funzionali che raccogliamo saranno fondamentali per capire meglio la storia naturale di questa infezione, la prognosi dei malati e identificare dei parametri utili ai fini clinici. Nonostante siano state descritte sequele polmonari irreversibili post Covid, la maggior parte dei nostri pazienti va incontro a una normalizzazione, talvolta lenta, delle prove respiratorie e del quadro radiologico. Parliamo di tutti i malati che sono stati ricoverati alle Scotte”.

E’ sicuramente una buona notizia che aggiorna il quadro preoccupante emerso alla fine del 2020, quando i primi malati di Covid, ormai guariti da almeno sei mesi, lottavano ancora con le conseguenze della malattia. “Una percentuale ancora non completamente chiara dei pazienti, probabilmente tra il 7 e il 10% - aggiunge la professoressa Bargagli – presenta alterazioni polmonari radiologiche e funzionali post Covid. La fatica, la debolezza muscolare, o la difficoltà di concentrazione sono tra i sintomi maggiormente persistenti post infezione e spesso sono destinati a restare a lungo, anche per mesi interi. Tuttavia risulterebbe che le prove respiratorie vanno a normalizzarsi in genere già dopo circa sei mesi nella maggior parte dei malati”.

 

Il percorso di follow-up ha riguardato circa 200 pazienti. “Che ovviamente aumenteranno – precisa la pneumologa - poiché stiamo via via chiamando le persone che sono state dimesse. Un numero quindi che cresce continuamente e che tra l’altro sottopone tutto il nostro team a un ulteriore sforzo molto importante, coordinato dalla direzione sanitaria: il programma coinvolge medici, infermieri, fisioterapisti, tecnici radiologi. Tutti stanno cercando di dare il loro contributo, pur essendo impegnati in più fronti, per garantire il proseguimento dei follow-up”.

L’allarme sul rischio dei trapianti del polmone non è del tutto rientrato. “E’ un’evenienza molto rara – conclude la professoressa Bargagli – tuttavia il team del trapianto di polmone della Aou Senese è stato interpellato più volte per la valutazione di giovani pazienti post Covid che hanno sviluppato un danno polmonare molto grave e spesso si trovano intubati nelle diverse rianimazioni toscane”.