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Coronavirus, la pneumologa Bargagli: "All'ospedale Le Scotte di Siena tanti ricoveri dalle stesse famiglie. La scuola è un problema"

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Carlo Pellegrino
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Sembrava in miglioramento, seppur leggero, la situazione all’ospedale Le Scotte di Siena. Invece negli ultimi giorni un ulteriore e importante aumento degli ingressi fa ripiombare tutti i professionisti dell’Aou Senese in piena emergenza Covid, con il nuovo picco di 128 ricoveri appena raggiunto. Non che la situazione sia mai stata serena, ormai dalla fine dell’estate, per tutti coloro che, come la professoressa Elena Bargagli, lavorano instancabilmente nei reparti Covid. La pneumologa del reparto di malattie dell’apparato respiratorio alle Scotte, responsabile del Centro di riferimento regionale delle interstiziopatie polmonari (le malattie interstiziali del polmone), descrive un quadro complesso. “Ci aspettavamo un calo negli ultimi giorni, anche alla luce dei dati epidemiologici – osserva – invece dopo un’apparente stabilizzazione stiamo vivendo nuove giornate difficili”.

 

Professoressa, chi arriva in ospedale?

“Recentemente diversi gruppi familiari. Marito e moglie, padre e figlio. Se nelle precedenti ondate avevamo soprattutto anziani e ospiti della rsa, adesso abbiamo anche persone molto giovani”.

Colpa delle varianti?

“E’ possibile. Forme più aggressive che evidentemente colpiscono fasce di età più giovanili. Questo ci mette di fronte a uno scenario tutto sommato diverso rispetto al passato”.

Quindi sono anche più numerose, in percentuale, le persone che si ammalano seriamente?

“Qualche mese fa era insolito trovare diversi membri della stessa famiglia contagiati, adesso è quasi una regola. Per ogni paziente ricoverato in ospedale ci sono altri due o tre positivi a casa seguiti dall’Usca. Questo sembra accadere soprattutto in presenza di varianti particolarmente aggressive”.

Nei giorni con oltre dieci ricoveri, possono capitare più persone della stessa famiglia?

“Spesso per ogni bambino o ragazzo che contrae il virus con scarsissima sintomatologia, abbiamo nonni e talvolta genitori costretti al ricovero”.

Questo vuol dire che le scuole rappresentano ancora oggi un problema, senza volerle criminalizzare.

“Purtroppo temo di sì. Il fatto che i bambini siano spesso portatori asintomatici del virus rende difficile il loro precoce isolamento”.

Che varianti ci sono alle Scotte?

“Come negli altri ospedali toscani, la variante inglese sembrerebbe la più diffusa, ma a seguire come noto caratteristici focolai di variante brasiliana sono stati identificati nel nostro territorio”.

E questo porta molti più giovani in ospedale.

“Probabilmente si. Nella prima ondata conoscevamo a mente tutti i malati sotto una certa età, adesso non è più così. I numeri sono cresciuti rapidamente e purtroppo in ogni reparto Covid l’età media dei degenti sembra essersi abbassata”.

 

Tra gli attuali ricoverati, quindi, almeno una ventina sono quarantenni-cinquantenni.

“Esatto”.

State vivendo giornate con nuovi picchi di ricoveri.

“Abbiamo 128 pazienti ricoverati in area Covid con 12 ingressi e 7 dimissioni. Un numero sfortunatamente alto”.

Come ne usciamo?

“L’appello fondamentale è sempre quello di avere buon senso e promuovere la vaccinazione. Continuare a mantenere la distanza di sicurezza, igienizzarsi le mani, usare la mascherina, contattare personale sanitario in caso di sintomi febbrili. L’altro messaggio resta la necessità di vaccinarsi, alla luce della sicurezza dei vaccini anti Covid. False informazioni in questo ambito stanno generando comportamenti spiacevoli. Il messaggio che cerchiamo di dare è quello di vaccinarsi tutti e il prima possibile. L’unica speranza che abbiamo è questa protezione, sebbene sappiamo non poter essere assoluta. Gli attuali vaccini sono frutto di una ricerca avanzata e innovativa, di qualità anche superiore se comparata ad altri vaccini preesistenti. Un atteggiamento serio di responsabilità verso noi stessi e verso il prossimo è il solo modo per uscirne”.

Nessuna persona vaccinata è finita in ospedale con la polmonite in questi mesi, neppure dopo la prima dose. Lo dice anche lo studio portato avanti dall’Aou Senese e dalla professoressa Cusi.

“Proprio così. Il vaccino ci protegge e lo stiamo vedendo proprio sulla nostra pelle. Non abbiamo avuto segnalazioni di eventi avversi gravi post vaccino: nessuno ha sviluppato complicanze severe”.

E’ fondamentale accelerare la campagna vaccinale, specie per gli anziani.

“Ci auguriamo che il piano vaccinale consenta un’adesione adeguata e una tempestiva somministrazione. Il criterio anagrafico nella selezione dei candidati al vaccino è fondamentale. Occorre vaccinare tenendo conto della fragilità degli anziani, privilegiandoli. In queste settimane la Regione Toscana ci ha radunati in varie occasioni per discutere ad esempio la vaccinazione dei malati fragili respiratori come i pazienti trapiantati, quelli con malattie rare del polmone, o con insufficienza respiratoria cronica. Purtroppo è davvero un momento complicato, le difficoltà non sono mancate in questo scenario sanitario assolutamente nuovo”.

Avete avuto dei problemi gravi di reazioni al vaccino?

“Nessuna reazione avversa severa o irreversibile. Non solo: abbiamo potuto somministrare il vaccino anche a pazienti immunodepressi, trapiantati, pazienti allergici ad altri vaccini, verificando con opportune indagini la sicurezza di questo prodotto anche negli asmatici e negli allergici gravi”.

Il bollettino delle Scotte fa paura ormai da due mesi, nonostante la zona rossa o arancione. Perché non ci sono miglioramenti?

“Chi vive in ospedale risponde difficilmente a questa domanda, fatichiamo a capire cosa succede fuori. Ma quello che vediamo è che a ogni fase di restrizione si associa un transitorio miglioramento e viceversa. Dobbiamo continuare a rispettare le regole nonostante il persistere di questa situazione”.

E gli anticorpi monoclonali?

“Sono una bellissima speranza. Abbiamo iniziato con grande soddisfazione a utilizzarli proprio in questi giorni anche nella nostra Azienda. Certamente sappiamo che sono destinati a popolazioni selezionate di pazienti in fase precoce di malattia, ma sono una opportunità da sfruttare”.

L’Aou Senese non sottovaluta alcun approccio alla malattia, come ormai succede da mesi.

“Esatto. E la doverosa conclusione è quindi quella di ringraziare tutta la nostra Azienda che sta svolgendo un lavoro straordinario ormai da un anno, includendo la direzione, il personale medico, paramedico, tecnico e amministrativo”.