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Coronavirus, i sindacati sui vaccini a Siena: "Gsk può produrre 20 milioni di dosi al mese"

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Il punto sul possibile impegno dell'azienda

Gennaro Groppa
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“Nei due siti senesi della Gsk non solamente è possibile dare vita a tutta la produzione dei vaccini anti-Covid, la conferma ci è stata data direttamente dall’azienda, ma secondo delle prime stime se ne potrebbero realizzare tra le 15 e le 20 milioni di dosi ogni mese, un numero certamente ingente”.

Dai sindacati arrivano nuove informazioni, che hanno una rilevanza significativa su una vicenda che sta facendo tanto discutere nel Senese come in tutta Italia. Si cerca una via nazionale alla produzione dei vaccini anti-Covid, e Siena continua ad avere un ruolo primario in questo senso, nonostante la posizione attendista tenuta dalla multinazionale su tale possibilità. C’è una prima fondamentale domanda che necessita di una risposta. Nei due siti senesi della multinazionale britannica Gsk è possibile oppure no produrre integralmente i vaccini anti-Covid? Secondo la Cgil la risposta è affermativa. “Ed è stata la stessa multinazionale a comunicarcelo in una recente riunione che abbiamo tenuto”, dichiara Duccio Romagnoli, membro della Filctem Cgil nella rsu aziendale Gsk. Una notizia non di poco conto, che dà seguito a quelle che sono le indiscrezioni delle ultime ore relativamente ad un piano dell’esecutivo nazionale guidato da Mario Draghi per produrre i vaccini in Italia che coinvolgerebbe pure Siena. Dopo l’articolo pubblicato domenica da La Repubblica ieri anche Il Sole 24ore ha trattato la questione, in un articolo dal titolo “Vaccini, prove tecniche di filiera italiana” e parla di “dieci aziende in pole per la produzione”. E tra queste cita pure la Gsk ed i suoi stabilimenti senesi.

Duccio Romagnoli prende spunto e torna sul tema: “E’ così – dice, – questa è la verità e noi da gennaio avanziamo questa proposta che è solida e seria. E si basa su conoscenze che abbiamo, dato che lavoriamo in questa azienda da anni e quindi abbiamo le competenze necessarie”. Romagnoli entra nel merito: “Il sito senese è uno dei pochi in Italia, forse l’unico, nel quale si può fare tutto ciò che serve, dalla ricerca e sviluppo fino alla produzione con i bioreattori. E’ quindi possibile realizzare tutta la filiera. Dato che si è parlato di questo argomento, dico che tra lo stabilimento di Siena e quello di Rosia sono presenti 8 bioreattori. Uno di questi al momento non viene nemmeno utilizzato, giace in un edificio vuoto e rimane come ‘riserva’ nel caso si verificasse un guasto ad uno degli altri”.

La Cgil senese, che nei giorni scorsi ha incontrato il prefetto di Siena Maria Forte consegnando un dossier sulle caratteristiche dei due stabilimenti del territorio, insiste sulla possibilità di fare qui i vaccini. Così Romagnoli: “L’infialamento di vaccini prodotti da altri si può fare in due mesi – afferma, – mentre per la produzione degli antigeni e per la conversione dei bioreattori serve più tempo. Una stima? In 8 mesi si potrebbe farlo. Le dosi sarebbero pronte per l’inizio del 2022. Il costo per realizzare i lavori per arrivare alla nuova linea produttiva necessaria si aggirerebbe attorno al milione di euro”. Uno dei “sogni” del governo Draghi, viste le difficoltà di approvvigionamento vissute negli ultimi mesi, sarebbe quello di arrivare all’autosufficienza vaccinale entro la fine dell’anno. Indiscrezioni parlano di un piano da 400 milioni di euro per raggiungere l’obiettivo. Per il momento da Gsk continuano a non arrivare dichiarazioni ufficiali. “L’azienda – dice Romagnoli – dorme su questo fronte, mentre non stanno dormendo i siti belgi. Dobbiamo far uscire la Gsk da questo letargo”. La multinazionale sarebbe infatti intenzionata ad effettuare la produzione a Wavre. “E’ difficile capire da cosa siano motivate le decisioni di una multinazionale e quali siano tutte le dinamiche – dice l’esponente della Cgil. – Noi diciamo Gsk di produrre il vaccino anti-Covid anche in Italia e quindi a Siena”.