Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus, Montomoli: "Zona rossa inutile se non si fanno rispettare le regole. Palio di Siena? Firmerei per il 2022"

Carlo Pellegrino
  • a
  • a
  • a

“Non sono in grado di capire dove siano i problemi, ma di sicuro qualcosa non ha funzionato. Il dato sulla percentuale degli over 80 vaccinati, con la Toscana ultima in Italia, dice tutto. Una fascia d’età dimenticata, che invece avrebbe dovuto avere la priorità nell’essere protetta, visto il tasso di mortalità estremamente più alto”. Anche a Emanuele Montomoli, professore ordinario nel dipartimento di medicina molecolare e dello sviluppo all’Università di Siena, fondatore e cso di Vismederi, quanto sta succedendo a Siena e nel resto della regione nella battaglia contro il Covid non piace.

Lei cosa avrebbe fatto?

“Prima andava vaccinato il personale sanitario, poi gli over 80. Tutto il resto doveva venire dopo. E non voglio neppure entrare nella polemica dei vaccini agli avvocati, non sono loro il problema. Il problema è che si doveva essere certi di proteggere prima tutti gli anziani. Sui quali invece siamo indietro: non si sa che vaccino dovranno fare, quante dosi ci sono a disposizione, la situazione in Toscana non è omogenea e le percentuali di over 80 vaccinati è diversa tra le varie zone”.

E i vaccini ancora mancano.

“Era plausibile che succedesse e mancheranno ancora finché non ci saranno altri prodotti registrati. Continueranno ad esserci delle lacune delle quali ovviamente la Regione non ha colpa. Dovrebbe essere però chiara nel comunicarlo: inutile dire che gli anziani saranno vaccinati entro una data, non si può sapere”.

Per non parlare di AstraZeneca. Era evitabile quanto successo?

“Tutto sommato la situazione è stata gestita bene. Se dopo la somministrazione di un vaccino ci sono effetti collaterali è necessario investigare, nei tempi più rapidi possibili. Stabilito che la correlazione non c’è, è giusto ripartire, con una comunicazione efficace per rassicurare la popolazione. Nella massa di vaccinazioni sono emerse queste trombosi, è vero. Ma le indagini hanno stabilito che i casi erano addirittura inferiori rispetto a chi non aveva fatto il vaccino. Il problema è che adesso la gente non si fida più, e sbaglia, perché quanto accaduto ci ha permesso di studiare ancora AstraZeneca. Anche Pfizer è stato sospeso a Hong Kong e Macau, per alcuni eventi avversi. Nella scienza funziona così: adesso viene investigato questo lotto specifico per verificare eventuali problemi. Più i vaccini sono numerosi, più diventa probabile che qualcuno si senta male per motivi indipendenti dall’iniezione”.

Perché prima era rivolto agli under 55 e ora è per tutti?

“Perché Pfizer e Moderna non ci sono più. Gli studi clinici dicevano che AstraZeneca e in generale i vaccini a vettore virale potevano avere reazioni un po’ più forti, quindi erano stati dedicati a persone con età in grado di sopportare meglio questi eventuali effetti collaterali. Visto che gli altri vaccini non sono disponibili, o solo con poche dosi, ritengo corretta la decisione di aver destinato AstraZeneca a tutti”.

Alle Scotte da gennaio non è stato ricoverato nessun vaccinato. Chi è diventato positivo ha avuto solo un’influenza.

“Il vaccino, lo dicono gli studi clinici, protegge dall’infezione. Ma gli stessi studi dicono che tra i 20.000 volontari vaccinati con il vaccino e i 20.000 con il placebo, si sono ammalati rispettivamente sei e 300. Questo significa che l’immunità non è assoluta, ma la base anticorpale viene comunque fornita. Pur venendo a contatto con il Covid, magari mutato, tutti i vaccinati hanno quindi protezione immunologica: qualora il virus riesca a entrare nelle cellule e a progredire è molto probabile che sarà comunque tenuto sotto controllo dal nostro sistema immunitario rispetto a una persona che invece è priva di qualsiasi barriera. Ma ricordiamoci che la stragrande maggioranza dei soggetti vaccinati diventano immuni. Per gli altri è molto probabile sviluppare solo forme lievi, paucisintomatiche, provocate da una modesta riproduzione del virus”.

I morti negli ultimi giorni alle Scotte sono aumentati.

“Il tasso di mortalità è in qualche modo più dilatato nel tempo, rispetto alla prima ondata in cui il picco iniziale è stato traumatico. Non c’erano restrizioni, il virus era libero di circolare. Controllando l’infezione come stiamo facendo i tempi di latenza dell’epidemia si allungano molto”.

Da domani zona rossa. Più utile questo provvedimento o servirebbe altro?

“Sono assolutamente contrario ai colori delle zone, penso che si dovrebbe controllare di più dappertutto. Basterebbe dare regole chiare alla popolazione e poi impegnarsi per farle rispettare. Una zona arancione in cui si permette di entrare in cinque dentro a un bar non serve a niente. Penso che una situazione simile danneggi solo l’economia, visto che le regole non sono rispettate allora viene voglia di dire di fare un lockdown assoluto. Chiudo tutto per 20 giorni, almeno faccio respirare gli ospedali. Questa è una provocazione, ovviamente. Avrebbe molto più senso aprire i ristoranti e dare possibilità agli imprenditori di lavorare: dentro però una persona ogni due metri quadrati. Tassativamente”.

Come se ne esce?

“Non se ne esce per adesso. Per risolvere una pandemia serve tempo, c’è bisogno che il sistema immunitario della popolazione si abitui al Coronavirus. Quando tutti ci saremo vaccinati avremo una parziale base, che però potrà non essere del tutto sufficiente. Ma ovviamente andrà meglio, perché inizieremo a conoscere il Covid. Poi magari prenderemo una forma lieve attraverso una variante, con quella che si chiama dose booster naturale, un rinforzo per il nostro sistema immunitario. Stessa cosa nell’ondata successiva. Dopo qualche anno mi sarò abituato al microrganismo. Per l’influenza abbiamo tutto questo, eppure ogni anno c’è un’epidemia”.

Nell’attesa dobbiamo vaccinarci per non finire in ospedale. L’obiettivo è arrivare in autunno con l’80% dei vaccinati?

“Non abbiamo un prodotto nazionale, ma ci affidiamo alle importazioni. Dopo tre mesi sono state fatte 2,8 milioni di vaccinazioni, neppure il 5% della popolazione. Come è possibile raggiungere questo dato? Accelereremo, sì, ma mi accontenterei di essere al 40% a settembre. A meno di cambiamenti così importanti che oggi mi paiono improbabili”.

E le 500mila somministrazioni al giorno promesse?

“Vanno organizzate, fatte e soprattutto devono esserci vaccini. Johnson&Johnson è stato approvato da due settimane e ancora non abbiamo una dose. Gli altri scarseggiano. Arriverà Novavax, ma mi risulta abbia già un contratto con gli Stati Uniti. Aspettiamo Curevac, a fine anno andrà meglio con Gsk, MedicaGo e Sanofi. Ma serve tempo”.

Il sindaco sul Palio sta prendendo tempo.

“Lo capisco, fa bene. Ma per me è impensabile, a meno che non si corra a porte chiuse. Firmerei per un Palio tradizionale nel 2022”.