Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus, a Siena non ci sono vaccinati tra i ricoverati alle Scotte. Anche la prima dose protegge da forme gravi di malattia

Carlo Pellegrino
  • a
  • a
  • a

La risposta è nei vaccini. Quella che era una speranza sta diventando una certezza, visto ciò che accade all’ospedale Le Scotte a quattro mesi dalle prime somministrazioni: ormai da gennaio non ci sono pazienti vaccinati tra i ricoverati. A spiegarlo è il professor Bruno Frediani, responsabile area Covid di degenza medica dell’Aou Senese. “Nessun vaccinato si è ammalato così gravemente da dover essere ricoverato”, spiega il professore.

Insomma vaccinati positivi sì, con forme severe di malattia no. “I positivi dopo il vaccino – osserva Frediani – hanno superato senza problemi una lieve influenza”. Aveva destato molta preoccupazione il caso dell’anziano morto a 96 anni dopo il vaccino nella rsa Bottai a Colle Val d’Elsa: “E’ necessario capire la causa della morte – spiega – ma quello che abbiamo valutato anche recentemente con la professoressa Maria Grazia Cusi (che sta portando avanti gli studi preliminari sulla risposta immunitaria negli operatori vaccinati alle Scotte, ndr) è che negli ultimi mesi non abbiamo avuto vaccinati con la polmonite. Anche alcuni sanitari sono risultati positivi dopo il vaccino, ma per nessuno è stata necessaria l’ospedalizzazione”.

 

Proprio gli studi dell’Aou Senese su come gli operatori in ospedale hanno risposto al vaccino potranno dire di più sulla battaglia contro il virus. “E’ ancora troppo presto per trarre conclusioni – osserva il professor Frediani – sembrerebbe però che chi ha un valore più alto di anticorpi sia maggiormente protetto. Ma, ripeto, verso forme influenzali, non verso la polmonite che non si è mai verificata nei vaccinati, indipendentemente dal titolo anticorpale”. La protezione verso le forme gravi di malattia pare essere sempre garantita, indipendentemente dal tipo di vaccino: al policlinico non sono arrivati pazienti neppure dopo la prima dose. “Questo fa ipotizzare – rileva Frediani – una certa copertura anche con la prima somministrazione, purché siano trascorsi almeno una quindicina di giorni dall’iniezione”.

Vaccinare, tanto e subito, è l’unica cosa che conta. “Si spera che ad aprile – aggiunge il professore - le somministrazioni abbiano un ritmo ben diverso dall’attuale. Se in autunno arriverà un’altra ondata significherà che la vaccinazione non è stata fatta nei tempi adeguati, che devono essere brevi. Non si sa quanto durerà l’effetto del vaccino, quindi non possiamo metterci un anno. E’ una partita da chiudere in tre, quattro mesi per essere pronti, se servirà, a una nuova campagna nel 2022. So che può sembrare surreale parlarne adesso con gran parte della popolazione ancora in attesa, ma tanti vaccini sono in arrivo e alcuni sono mono-somministrazione. Le regole sono rigide, i controlli ci sono dopo che un qualsiasi farmaco, vaccino compreso, è entrato in commercio: dobbiamo avere fiducia. Il rischio minimo di una vaccinazione è lo stesso che si ha assumendo un antibiotico per la polmonite. Sappiamo di doverlo accettare per evitare di morire”.

 

Con i vaccini, prima o poi, arriveranno anche gli anticorpi monoclonali. Ma anche per Frediani, come per il professor Emanuele Montomoli, ordinario nel dipartimento di medicina molecolare e dello sviluppo all’Università di Siena e fondatore di Vismederi, rappresentano una terapia che integra e non sostituisce il vaccino. “Possono essere destinati solo a soggetti fragili, positivi da non più di tre giorni, che non hanno la polmonite o che comunque saturano bene, quindi in una fase estremamente precoce della malattia – ribadisce il responsabile dell’Area Covid – Riponendo troppa fiducia in questo strumento rischiamo di disincentivare la vaccinazione e avere gli ospedali invasi da richieste improprie. Bene comunque lo studio di Tls, con gli anticorpi che potrebbero essere disponibili in autunno, che peraltro sono somministrabili, più comodamente per via intramuscolare al contrario di altri che richiedono infusioni in vena. Saranno invece disponibili a breve quelli per via endovenosa della Lilly: vedremo l’efficacia”.