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Siena, vaccini per il Coronavirus a Gsk: le richieste del prefetto Maria Forte al Governo

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Marco Decandia
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Il prefetto di Siena, Maria Forte, non ha perso tempo. Mercoledì ha ricevuto una rappresentanza di Filctem Cgil della Rsu di Gsk Vaccini, che ha consegnato una relazione sul peso che potrebbe avere, nella battaglia contro il Covid, il sito di Rosia della multinazionale inglese, se adeguatamente sfruttato per infialare. La richiesta era di inoltrare il documento ai Ministeri dell’economia, del lavoro, della sanità e al commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, Francesco Paolo Figliuolo. Detto fatto.

“Per quanto mi riguarda - racconta il prefetto - ho già rappresentato nelle sedi istituzionali le riflessioni dei sindacati, che però devono anche tenere conto delle determinazioni aziendali a livello non solo italiano, ma anche internazionale, visto che la sede è a Londra. La speranza è che questo possa essere d’aiuto non solo per questa situazione di emergenza sanitaria, ma anche per gli sviluppi del territorio. Non so quando avremo riscontri, la questione è delicata e merita di essere tenuta sotto stretta osservazione. Il mio compito è rappresentare le istanze del Senese ai rappresentanti del Governo, in base alle loro diverse competenze. Le decisioni spettano a loro, in relazione alla situazione generale, che io non conosco e dunque non sono in grado di fornire informazioni”.

Tra i temi trattati dalle sigle sindacali c’è la presenza, nella sede del capoluogo, di strumentazione che permetterebbe di produrre vaccini in prima persona, ma che è inutilizzata. “Gsk - viene evidenziato - è una delle poche aziende sul territorio nazionale in possesso di bioreattori/fermentatori. Addirittura alcuni di questi macchinari, di notevole capacità, giacciono inutilizzati da tempo in uno degli edifici di Siena. Per gli interventi in tal caso servirebbero sia significative risorse economiche che maggiore tempo, ma investirci, per avere la possibilità di far fronte all’intero processo produttivo del vaccino anti Covid, potrebbe essere una scelta lungimirante, tenuto conto che la richiesta sarà prolungata anche per i prossimi anni”.

Nell’immediato, comunque, la priorità è “la straordinaria capacità produttiva che ha il sito di Rosia e che non è sfruttata. Basti pensare che le linee di infialamento e confezionamento potrebbero produrre mediamente circa 100 mila flaconi monodose al giorno. In ognuno ci possono essere anche fino a 10 dosi, dunque in un mese si potrebbero garantire fino a 30 milioni di dosi di vaccino contro il Covid. L’azienda non ha messo a disposizione i suoi stabilimenti e questo ci sconcertava, ma lunedì 8 marzo c’è stato un incontro fra la rappresentanza sindacale e i vertici locali di Gsk, nel corso del quale alcune tematiche sollevate dalla nostra componente hanno trovato risposta. Sia l’amministratore delegato Rino Rappuoli che il capo sito di Rosia, David Serp, hanno confermato che quanto da tempo sostenuto dalla Filctem Cgil in merito alla possibilità di utilizzare gli impianti esistenti per formulare, infialare, confezionare conto terzi i vaccini attualmente approvati dalle varie autorità, è possibile e senza necessità di interventi particolarmente complessi. L’unico problema è che da parte delle diverse aziende produttrici del vaccino e del Governo italiano non sono arrivati segnali di interessamento. Quindi, a dispetto della disponibilità dichiarata, Gsk attualmente non rientra fra le aziende protagoniste nella lotta contro il Coronavirus”.

Uno stato di fatto che i sindacalisti vogliono che si spezzi al più presto. “Qui si parla anche di sicurezza nazionale. I recenti ritardi sulle consegne dei vaccini, annunciati da quasi tutte le aziende farmaceutiche che detengono i brevetti, garantiscono settimanalmente una quantità del tutto insufficiente per poter vaccinare un numero significativo di cittadini in tempi brevi. Cogliere questa opportunità non solo aumenterebbe il lavoro, con le prevedibili ricadute in termini di occupazione, ma aiuterebbe l’Italia a reperire dosi utili per gestire l’emergenza attuale e quelle degli anni futuri, visto che nei prossimi tre o quattro anni si continuerà ad effettuare vaccinazioni di massa per tenere a bada il virus”.