Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Matteo Salvini attacca la Procura di Siena: "Agenti condannati? Da David Rossi in poi ci sarebbe molto da dire"

Filippo Tecce 
  • a
  • a
  • a

Lo definisce un “incredibile e spiacevole episodio” negando che possa trattarsi di tortura. Non risparmia un affondo alla Procura di Siena sulla quale “ci sarebbe da dire tanto, da David Rossi in giù”. Matteo Salvini torna a visitare il carcere di Ranza a San Gimignano. Lo fa a due settimane di distanza dalla sentenza del giudice Jacopo Rocchi, che seppure a livello concorsuale aveva riconosciuto le torture ai danni di un detenuto tunisino, condannando dieci agenti della polizia penitenziaria: pene da 2 anni e 3 mesi fino a 2 anni ed 8 mesi.

“In tutti i miei incontri con gli agenti della polizia penitenziaria non ho mai avuto la sensazione di incontrare dei torturatori”, dice Salvini da Livorno, dove al mattino aveva presenziato all’inaugurazione di una nuova nave di Grimaldi Lines. Una anticipazione di quello che avrebbe ribadito successivamente. Previsto che il leader della Lega arrivi a Ranza alle 16, per incontrare gli agenti e portare la sua solidarietà ai poliziotti coinvolti nella vicenda. Qualcuno è in servizio, altri no: hanno il giorno libero.

Ad attendere Salvini, che varcherà il cancello di Ranza ben oltre le 17,30 di martedì 2 marzo, ci sono Giuseppe Moretti e Francesco Laura del sindacato Uspp: “Servono misure tangibili per garantire l’incolumità e la dignità lavorative del personale — dice Moretti — troppo facilmente esposto al pubblico ludibrio”. Il sindacato si mostra fiducioso “sull’esito finale delle fasi successive del processo, oggi solo al primo step, confidando nella celerità e imparzialità della magistratura”.

Prima di entrare nel penitenziario, Salvini torna sulla vicenda delle presunte torture. “Confido — afferma riferendosi agli agenti — che venga resa giustizia a loro ed alle loro famiglie, che conosco e che stimo. Solo sentire accostare a questi padri di famiglia un termine come quello di tortura mi fa arrabbiare. Conto che la verità venga a galla”.

Non è la prima volta che Matteo Salvini visita il carcere di Ranza. La precedente era stata a settembre 2019. La vicenda processuale era comprensibilmente molto più indietro rispetto allo stato attuale. In quella circostanza il leader leghista chiese con insistenza che fosse mostrato il video del sistema di sorveglianza interno al carcere, quando sarebbero avvenute le presunte torture nel corso di un trasferimento di cella. Immagini che poi, a due anni di distanza, sono state rese di dominio pubblico. “Tutti coloro che lo hanno visto possono giudicare — dice adesso — che non c’è nessun tipo di violenza”.

Dieci agenti condannati, con la difesa che ha già detto che farà appello, altri cinque rinviati a giudizio e che andranno a processo a maggio. Il primo in Italia in cui ad un pubblico ufficiale è contestato il reato di tortura. “Quella vera ed effettiva — spiega Salvini — è un crimine così efferato che applicarla alle persone che ho incontrato, ed in maniera arbitraria e soggettiva, fa un torto a chi subisce torture vere”.

L’inchiesta sul caso Ranza è stata coordinata dalla Procura di Siena. Con il pubblico ministero, Valentina Magnini, che aveva definito “inumano e degradante” il trattamento subito dal detenuto tunisino. “Sulla Procura di Siena ci sarebbe da dire tanto. Da David Rossi in giù. Da cittadino italiano mi sembra che più di una cosa — aggiunge Salvini — da queste parti non abbia funzionato e non stia funzionando. Siena ha cambiato colore politico? Il sindaco lo eleggi, il pm no”. Dopo Salvini vira su emergenza sanitaria e lavoro. Poi varca il cancello del penitenziario.