Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus, Gusinu: "All'ospedale Le Scotte di Siena ricoveriamo più giovani e senza patologie"

 roberto-gusinu

Carlo Pellegrino
  • a
  • a
  • a

Altri cinque ingressi, una sola dimissione. La lunga battaglia dell’ospedale Le Scotte continua: adesso al policlinico ci sono 87 persone che lottano contro il Coronavirus (14 in terapia intensiva, altrettanti assistiti con casco per l’ossigeno). Un aumento costante, che va avanti da settimane e che sta avvicinando l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese al picco di cento ricoveri, raggiunto il 23 novembre. Sono passati oltre tre mesi e il direttore sanitario Roberto Gusinu analizza una situazione difficile. “C’è un aumento della pressione conseguente all’aumento dei positivi – afferma - Prima riuscivamo a bilanciare gli ingressi con le dimissioni, adesso non è possibile e quindi crescono i ricoveri. Questo ha portato alla saturazione del padiglione Covid e alla conseguente attivazione di due bolle”.

Come sono divisi attualmente i pazienti?

“L’area pediatrica ospita una bimba positiva al Coronavirus, ma in ospedale per un intervento e che fortunatamente sta meglio. Abbiamo riconvertito le malattie infettive e, proprio da oggi (ieri, ndr), l’area medico dipartimentale, in bolle Covid. Prima queste aree ospitavano altre tipologie di pazienti, adesso dobbiamo destinarle ai malati di Coronavirus come da piano espansionistico deciso dall’azienda”.

Chi sta arrivando in ospedale?

“Prima avevamo soggetti più anziani, ora l’età media si sta abbassando. Non solo: passiamo da pazienti con più patologie a pazienti che hanno solo il Covid e solo per il Covid hanno necessità della nostra assistenza”.

Colpa delle varianti?

“Abbiamo gravità sia in pazienti affetti da Covid tradizionale, che con variante. Di certo le varianti circolano più velocemente ed è maggiore la possibilità di infettarsi. Troppo presto, invece, per dire che provochino forme più gravi. Non ci sono sufficienti dati a disposizione”.

Quali varianti sono presenti nei pazienti alle Scotte?

“Inglese e brasiliana”.

Cosa si intende con abbassamento di età?

“Dagli over 80 passiamo a persone più giovani, diciamo over 70. Ma contiamo di approfondire nei prossimi giorni il quadro dei ricoverati”.

Come vi spiegate che arrivino persone più giovani e senza patologie?

“E’ come nelle precedenti ondate. Il Covid si manifesta con forme differenti sulla base del soggetto che incontra. Più i numeri si alzano, più diventa probabile che anche persone giovani e senza patologie debbano ricorrere a cure ospedaliere. Il virus è lo stesso, semplicemente le varianti lo fanno circolare più velocemente e i contagi aumentano”.

C’è stato un miglioramento dopo le vaccinazioni nelle rsa?

“La risposta anticorpale non è uguale per tutti i soggetti e di questo è necessario tenere conto, ma il vaccino protegge dalla malattia grave. Capita che soggetti vaccinati possano infettarsi, ma è possibile pensare che senza vaccino avrebbero sviluppato forme più severe. Diventa fondamentale continuare con le vaccinazioni e rispondere quando è il proprio turno”.

State ancora studiando la risposta degli anticorpi sugli operatori vaccinati?

“Ci sono varie valutazioni e anche diversi studi che i nostri clinici hanno proposto. E’ ancora presto per dare delle risposte. Progressivamente, con lo sviluppo delle varie tecnologie, sarà possibile valutare la risposta sui nostri operatori in maniera più estesa”.

E’ possibile ipotizzare un picco di ricoveri? In autunno si arrivò a cento.

“Siamo già vicini ai 90 pazienti ricoverati. Penso che potremo superare quel numero”.

La zona rossa aiuterà come già successo durante la seconda ondata?

“Gli effetti delle restrizioni si vedono dopo due settimane. Dobbiamo soltanto avere pazienza e ricordarci le misure di prevenzione che mai come adesso sono fondamentali. E avere fiducia: ci aspettano mesi nei quali le varianti faranno circolare di più il virus. Tutti devono contribuire, almeno fin quando non ci saranno tante più vaccinazioni”.

Ipotizzabile che tra due settimane il peggio possa essere passato?

“Ci sono troppi aspetti da considerare, dobbiamo aspettare l’evoluzione del quadro epidemiologico. Inutile ipotizzare previsioni, l’importante è farsi trovare pronti”.

Durante la seconda ondata lo sforzo delle Scotte è stato infaticabile per garantire l’attività ordinaria, extra Covid. Cosa succederà adesso?

“Abbiamo sempre preservato la nostra funzione di hub. Ci sono delle discipline specifiche dell’Aou Senese, come la cardiochirurgia o la neurochirurgia, alcuni dei percorsi che stiamo cercando di preservare il più possibile. Ovviamente continuiamo ad essere attivi sulle prestazioni oncologiche e sulle attività ambulatoriali”.

E se i ricoveri dovessero ancora aumentare?

“Dovremo valutare in base anche alle indicazioni ministeriali se ci saranno accorgimenti da fare. E’ chiaro che se la pressione Covid cresce troppo, in un sistema a fisarmonica come il nostro può diventare necessario riconvertire delle risorse”.

Nei trattamenti può essere impiegato il plasma iper-immune?

“In caso di necessità si valuta questa opzione terapeutica, sulla base delle indicazioni dei clinici e su protocolli autorizzati. Abbiamo avuto dei pazienti, pochi casi, a cui sono stati somministrati. Con buoni esiti”.