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Montomoli: "Tre ipotesi per i positivi al Coronavirus dopo il vaccino. A Siena troppi assembramenti"

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Carlo Pellegrino
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La notizia dei tre contagiati nella rsa Bottai di Colle Val d’Elsa dopo il richiamo Pfizer, è un importante tema di approfondimento anche per Emanuele Montomoli. Il fondatore e ceo di Vismederi, professore ordinario nel dipartimento di medicina molecolare e dello sviluppo all’Università di Siena, da scienziato si affida alla ricerca, aspetta dati e risposte concrete. “Uno dei pochi assunti che abbiamo nella pandemia è che il vaccino Pfizer protegge molto, fino al 97% dei vaccinati e questo ci fa stare tranquilli – riflette il Mangia d’Oro 2019 - Adesso si tratta di capire il perché si è creato questo cluster. L’opzione più probabile e anche più auspicabile, è che questi soggetti avessero già il virus in incubazione subito prima o subito dopo la somministrazione della seconda dose, quando ancora la risposta immunitaria non era completamente montata, e quindi l’infezione è andata avanti. Dieci giorni dal richiamo non è un tempo sufficiente per poter escludere questa ipotesi visti i tempi di incubazione del virus e di efficacia del richiamo, e che la prima dose da sola non è sufficiente”.

Le altre ipotesi?

“Premesso che quella più plausibile è che non sia stata montata la risposta immunitaria completa, tra le questioni da indagare c’è l’ipotesi che il virus che ha infettato queste persone potrebbe, e tengo a ribadire potrebbe, essere diverso dal virus originale e che non ci sia una completa copertura da parte del vaccino. Ovvero che una ipotetica variante causa di questi contagi sia così diversa dal virus originale da non rendere del tutto efficace il vaccino Pfizer. Ma è soltanto un’ipotesi, che peraltro non deve farci essere terrorizzati dalle varianti”.

Perché?

“Perché erano assolutamente attese. Sappiamo che questo è un virus molto instabile, ad Rna, e ci aspettavamo che sarebbe mutato. Per dire che il vaccino non funziona servono tempo e soprattutto indagini molto approfondite”.

Quali altre possibilità ci sono?

“Il fatto che ci siano tre persone contagiate nello stesso cluster è senz’altro significativo. Può far pensare a un virus mutato per il quale il vaccino non fornisce protezione, ma anche altro. Se fossi l’azienda farmaceutica andrei a indagare meglio questo particolare lotto, perché potrebbe anche esserci stata una variabile andata male, come la catena del freddo o la catena di distribuzione del vaccino. Ricordiamoci poi che possono esserci dei soggetti positivi anche tra i vaccinati”.

Professore, la situazione a Siena è difficile.

“Il Coronavirus sta circolando molto in questo momento. Un po’ perché stiamo facendo una sorveglianza capillare, un po’ perché nei periodi di zona gialla ci siamo lasciati andare a dei comportamenti non in linea con le misure di contenimento. Il risultato è che adesso abbiamo dati tra i peggiori in Toscana”.

Anche il richiamo del sindaco De Mossi, che in passato era stato spesso morbido, è stato perentorio: “Basta assembramenti o chiudo”.

“E sono d’accordo con lui. Non sono un sostenitore del lockdown, ma del rispetto delle regole che ci vengono date. Se fossero state seguite oggi non saremmo in questa situazione: ho visto con i miei occhi negozi troppo affollati o assembramenti fuori dai bar. Fa bene il sindaco a prendere provvedimenti, visto che l’autorità sanitaria è lui”.

 

Anche perché le varianti sono presenti un po’ ovunque.

“Tutti i territori sono colpiti. Ovviamente essendo un virus che si muove per via aerea ci sono dei cluster più importanti di altri: se in cittadine come Monteroni o Colle Val d’Elsa ci sono tanti positivi, non essendoci molti contatti con l’esterno, è possibile che si crei un focolaio importante. Quanto alle varianti è evidente che ci sono e che circolano. E tra due o tre mesi non parleremo più di varianti, come succede con l’influenza”.

Una volta di più: la risposta è nei vaccini.

“C’è un po’ di fiducia nella recente accelerazione, ma ancora siamo indietro. Bisogna aspettare altri tipi di vaccini e che la popolazione inizi a convivere con questo microrganismo, che ci siano più casi, che i vaccinati entrino a contatto con il Covid ricevendo quelle che si chiamano le dosi booster naturali. Per le caratteristiche di instabilità del virus non basterà un solo vaccino per tutta la vita, tra due anni magari dovremo fare un’altra iniezione. Ma nel frattempo avremo incontrato altri Coronavirus mutati che ci garantiranno delle dosi di richiamo in qualche modo naturali. Insomma servirà tempo per adattarsi”.

Quanto tempo?

“Me lo hanno chiesto i miei studenti a lezione, ricordando che nel 1918 la Spagnola si è risolta in cinque anni. Possibile che nel 2021 serva lo stesso tempo? Forse anche di più. Perché un secolo fa quel virus ha circolato liberamente, quasi senza restrizioni, provocando la morte di 40 milioni di persone. Oggi con tutte queste misure teniamo a freno il virus e potrebbero servire anche più anni per creare la tanto auspicata immunità di gregge. Non può bastare solo la vaccinazione”.

E se i vaccini non si rivelassero efficaci per proteggere dalle varianti?

“Dobbiamo aspettare, testarli e vedere i risultati. Ma di sicuro non ripartiremo da zero. In questo momento la filiera produttiva, almeno per i vaccini registrati, è già a punto. Significa che sarà necessario cambiare un pezzettino della manifattura, è un processo molto semplice, come succede con l’influenza: non si riparte ogni anno dallo sviluppo, ma si cambia il ceppo. Tanto è stato fatto e questo lavoro sarà fondamentale nel controllo della patologia. Se i prodotti non saranno efficaci basterà aggiornare la composizione vaccinale: come cambiare i cerchi in lega anziché comprare un’auto nuova”.

Siena aspetta anche gli anticorpi monoclonali di Tls. A che punto siamo?

“A breve saranno testati sull’uomo e potranno servire al controllo dell’epidemia insieme al vaccino. Rispetto al quale hanno un ruolo completamente diverso, non preventivo, questo è bene ricordarlo”.

Cosa significa?

“Che non salveranno l’umanità, ma salveranno qualche vita se assunti nei tempi e nei dosaggi dovuti, quindi all’inizio dell’infezione, non quando la malattia è in uno stadio avanzato e il paziente ha già la polmonite. E ritengo che saranno utilizzati per uso ospedaliero, non andremo a comprarli in farmacia perché si ha qualche linea di febbre”.

Torniamo ai vaccini. Quando arriveranno quelli validati da Vismederi?

“Anche i vaccini Pfizer li sentiamo un po’ nostri, visto che ci abbiamo lavorato. Adesso ci stiamo occupando di altri prodotti, che potrebbero essere disponibili in Europa a fine primavera. Oggi ci sono circa 82 tipi di vaccini diversi e Vismederi, grazie alle sue capacità e al network Cepi (la coalizione sostenuta dalla fondazione di Bill Gates, che sviluppa i progetti di ricerca per il contrasto alle pandemie, di cui l'azienda senese fa parte), ne testa 15”.

Quanti vaccini avremo alla fine?

"Una ventina. Ma stiamo attenti: vaccinare tutto il mondo è un processo praticamente impossibile e anche riuscendoci non basterà: ogni anno servirà un aggiornamento”.