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Torture in carcere a Ranza, dieci agenti di polizia penitenziaria condannati

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Dieci agenti di polizia penitenziaria del carcere di Ranza a San Gimignano sono stati condannati per tortura e lesioni aggravate in concorso. Per loro una pena che va dai 2 anni e 3 mesi ai 2 anni e 8 mesi.

«È la seconda volta in poche settimane (il primo caso riguardava un agente in servizio nel carcere di Ferrara) che i giudici applicano la legge per la quale Antigone ha combattuto vent’anni per ottenerla e che, dal 2017, punisce questo crimine contro l’umanità», dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

L’episodio oggetto delle indagini e del processo si è tenuto nell’ottobre 2018 nel carcere toscano. Cinque agenti penitenziari erano stati rinviati a giudizio lo scorso mese di novembre e per loro si aspetta il rito ordinario in un procedimento nel quale Antigone è costituita parte civile. Durante quella stessa udienza era stato giudicato, con rito abbreviato, un medico del carcere, condannato a 4 mesi di reclusione per rifiuto di atti d’ufficio, per non aver visitato e refertato la vittima. 

La vicenda di Ranza rappresenta il primo caso di un processo per tortura in Italia nei confronti delle forze dell'ordine. La vicenda ha avuto un grande risalto, con prese di posizione di diversi esponenti politici. In passato, infatti, il carcere di Ranza era salito alla ribalta per violenze da parte dei detenuti nei confronti delle guardie carcerarie, costretto a lavorare in situazioni non sempre facili. Nei giorni scorsi, invece, droga destinata a un detenuto è stata bloccata prima dell'ingresso nella struttura, durante un controllo.