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Coronavirus a Siena, Frediani (Scotte): "Attenti alle cene e alle occasioni di socializzazione, febbraio mese chiave"

Carlo Pellegrino
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All’ospedale Le Scotte la battaglia contro il Covid continua. Da ormai un paio di mesi i ricoveri sembrano essersi stabilizzati: a Siena 50, 55 pazienti dei quali quotidianamente prendersi cura. Il professor Bruno Frediani, direttore del dipartimento di scienze mediche e responsabile dell’area medico-chirurgica Covid per l’Aou Senese, da un anno è in prima linea e dalla sua trincea racconta il momento che sta vivendo il policlinico. “Siamo scesi anche vicino a 40 ricoveri - osserva - ma le rsa continuano a dare problemi. Un terzo dei nostri pazienti arriva da lì, parliamo di persone che spesso stanno male anche per altri motivi. Quando poi anche il personale si contagia, come nel caso dell’ultima struttura di Poggibonsi, allora tutto diventa più difficile perché gli ospiti devono per forza essere ricoverati. Hanno bisogno di cure, anche se a volte non hanno neppure la polmonite”.

 


Ma comunque devono essere accolti in Area Covid.
“Esatto. Se dovessero aumentare, potremmo creare una zona diversa, la chiamiamo grigia. Che accolga pazienti che hanno altri problemi e che siano positivi al Covid, ma non con una polmonite, o magari che ne sono guariti. Avevamo qualche speranza che da 40 i ricoverati potessero diventare 30, sarebbe stato importante perché avremmo potuto riaprire uno dei tre piani dedicati al Coronavirus. Purtroppo il trend di discesa si è arrestato”.
Nelle rsa non si vedono gli effetti delle vaccinazioni.
“Perché ancora i vaccinati nella popolazione non ci sono stati, o comunque pochissimi. Invece abbiamo il 60% dei nostri operatori che hanno già completato il percorso vaccinale, l’80% che hanno ricevuto almeno una dose, tra medici, specializzandi, studenti, infermieri e oss”.
Come state dopo il vaccino?
“Stiamo tutti bene. Reazioni importanti zero, neppure una. In alcuni casi abbiamo avuto uno o due giorni di febbre, qualche formicolio al viso, più spesso stanchezza, affaticamento. Tutti effetti segnalati”.
Se la situazione è questa, può andare bene.
“Assolutamente. Non solo: i pochi vaccinati che sono stati valutati, una trentina, hanno tutti sviluppato gli anticorpi. Significa che il vaccino dopo la seconda dose ha permesso di sviluppare alti livelli di anticorpi nel 100% dei casi.. L’impatto ancora non si vede, sebbene si sia già iniziato a vaccinare nelle rsa. Adesso toccherà agli ultraottantenni, poi l’età scenderà e si vedranno i risultati”.
Non c’era bisogno di conferma, ma i vaccini sono l’arma decisiva contro il virus.
“Riteniamo di sì. Quel piccolo gruppo di pazienti che non produce anticorpi o comunque si ammala, invece, potrà essere curato con gli anticorpi monoclonali, in particolari quelli messi a punto a Siena, costruiti e mirati contro il Covid. Ma potrebbero essere destinati a un ristretto numero di persone. In una fase precocissima della malattia saranno molto importanti”.
Cosa è cambiato negli ultimi mesi, tra varianti e progressi medici?
“Purtroppo nulla. Ci sono ancora pazienti che muoiono per la polmonite e non rispondono ai trattamenti, non soltanto perché hanno delle condizioni di partenza critiche. La sensazione che il virus sia molto contagioso è chiara, anche perché se indaghiamo su questi pazienti troviamo sempre qualche errore”.
Di che tipo?
“Cene senza precauzione, viaggi di gruppo nei negozi, la famiglia che va a fare la spesa tutta insieme al supermercato. Persone che poi si ammalano, una dopo l’altra. Senza voler criminalizzare nessuna attività, continuiamo a pagare a caro prezzo il muoversi in gruppo e non rispettare le regole di distanziamento. Ma possiamo dire che i senesi sono stati bravi, perché l’onda natalizia non c’è stata e non ci sarà, visto che ormai è passato un mese”. 
Adesso ci sono le scuole.
“Ciò che non è successo con il Natale deve farci sperare. Anche senza vaccino le misure funzionano, se vengono seguite. Con il vaccino e con le regole che continueranno, visto che non è dimostrato che chi è vaccinato non sia contagioso, potremo riuscire a fare circolare meno il virus e in autunno giungere a una prima immunità di gregge con la regressione della malattia. Il mese cruciale sarà proprio febbraio, specie se apriranno gli impianti sciistici. Mi rendo conto che anche loro devono lavorare, ma le norme dovranno essere seguite: l’anno scorso tanti colleghi si sono ammalati proprio in settimana bianca, alcuni purtroppo sono anche morti. Aspettiamo fine mese per capire se Siena potrà considerarsi relativamente tranquilla”.
A cosa dobbiamo prestare un’attenzione particolare?
“Al momento in cui siamo a tavola. Perché si sta in gruppo e non si usano le mascherine. Quel legittimo relax è una fase invece critica, perché quando si sta in famiglia non si rispettano le regole, pensando che il virus non entri in casa”.

 


Dopo un anno in voi è più forte la stanchezza o la speranza per i vaccini e le cure?
“Sicuramente siamo stanchi, ci troviamo a gestire l’ospedale Covid e quello non Covid, che un anno fa era molto ridotto. Oggi le Scotte sono operative al 100%, con tutte le attività in essere e le problematiche da affrontare. Ma abbiamo anche una grande speranza e una grande gioia nell’essere stati molto pronti ad affrontare le novità terapeutiche preventive. Qualche momento di pausa è stato causato dalla mancanza di materia prima, il vaccino, e non dai problemi di organizzazione. Speriamo che tutti i tipi di vaccino possano essere utilizzati, anche quello russo che sta avendo un ottimo risultato. Noi superiamo le fatiche perché sentiamo che nel 2021 batteremo il Covid”.
Questi vaccini sono un miracolo della scienza o è il virus a essere diverso rispetto a quelli che da decenni aspettano una risposta?
“Entrambe le cose. La ricerca su altri virus simili ci ha aiutato e preparato. Pfizer e Moderna hanno avuto un approccio capace di rendere molto interessante un nuovo modello che potrebbe diventare utile anche per altri virus. Questa enorme ricerca ha permesso di trovare il bersaglio del virus e la pallottola magica che lo va ad aggredire. Per altre malattie, come l’Hiv, non è successo”.
Un aspetto sembra certo. Appena si può il vaccino va fatto.
“E’ scontato. C’è un buon clima in ospedale e questo un medico deve raccontarlo. E’ legittimo pensarla diversamente, ma non farsi condizionare da motivazioni strampalate. I vaccini tradizionali con i virus attenuati sono sempre esistiti e non sono un problema. Cerchiamo di vaccinare tutti quelli che vogliono, raggiungiamo l’immunità di gregge e quando i non vaccinati capiranno che i vaccinati fanno una vita normale magari ci ripenseranno”.
Alle Scotte siamo pronti per la vaccinazione di massa?
“Se ci verrà chiesto supporto non ci tireremo indietro per sostenere la Asl e il territorio, che si stanno ben organizzando”.