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Coronavirus, Montomoli: "Soffriremo fino all'estate, poi vaccinazioni di massa. Palio di Siena solo nel 2022"

Carlo Pellegrino
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Tra tanti dubbi, una certezza. Per tornare a una vita che si avvicini all’idea di normalità, c’è bisogno dei vaccini come arma di lotta contro il Coronavirus. Emanuele Montomoli, fondatore e ceo di Vismederi, professore ordinario nel dipartimento di medicina molecolare e dello sviluppo all’Università di Siena, analizza l’attuale, complicato momento nella campagna vaccinale.

 

Professore, cosa ci si deve aspettare nelle prossime settimane?

“Parlerei più di auspicio che di aspettativa. Ci auguriamo che Pfizer e Moderna tornino a garantire le dosi che erano previste. Un ruolo fondamentale ovviamente lo avrà la programmazione locale, che mi voglio augurare dia priorità al ciclo vaccinale completo rispetto alle prime dosi, fatte tanto per fare numero”.

Lei lo aveva già detto.

“Certamente. Perché essere un soggetto vaccinato significa aver ricevuto il ciclo completo nei tempi stabiliti. Se ci saranno riduzioni del vaccino Pfizer, mi auguro che per salvare il salvabile non si cerchino di allungare i tempi del richiamo. Sta succedendo ad esempio in Inghilterra, ma a mio avviso questo non ha alcun fondamento scientifico”.

Perché?

“Gli studi clinici sono stati fatti con le dosi a 21 giorni di distanza, le autorità lo hanno approvato con queste tempistiche. Per me è inaccettabile che Pfizer o le Regioni dicano che in assenza di dosi il richiamo venga somministrato dopo 54 giorni. Non può essere la stessa cosa, l’affidabilità è garantita solo con le procedure che sono state testate”.

Come è stato possibile arrivare a una mancanza di dosi? Si potevano tenere le dosi necessarie in frigo?

“Più che si poteva, si doveva. A questo doveva pensarci il commissario: con un milioni di dosi andavano vaccinate 600mila persone e tenerne 400mila per i richiami, con scritto sopra ogni dose il nome della persona e il giorno del richiamo. Un margine di rischio poteva essere corso, ma dovevano essere adottate cautele in vista di una possibile riduzione delle forniture”.

Perché è successo?

“Pfizer probabilmente ha avuto una enorme quantità di richieste, o forse pensava che le fiale avrebbero avuto una resa più alta. E’ chiaro che da quando è iniziata la produzione le domande dei paesi sono aumentate molto, anche di quelli con poteri economici diversi. Se un paese arabo, faccio un esempio, è pronto a pagare anche 20 volte il prezzo di una dose, faccio un altro esempio, Pfizer magari deciderà di pagare le penali con i soldi ottenuti in più. L’auspicio è quindi è che presto ci saranno altri vaccini”.

Quando potranno arrivare?

“Stando agli attuali studi clinici, un altro paio forse entro l’estate. Ma bisognerà vedere ancora una volta gli accordi che riuscirà a chiudere l’Italia. Se viene autorizzato un vaccino giapponese e il Giappone vuole proteggere la sua popolazione sarà difficile che arrivi qui. E’ necessario capire le timeline delle case farmaceutiche che stanno lavorando in questo momento: Johnson&Johnson, Medicago, Hansen e le altre”.

 

Si è parlato nelle ultime settimane del possibile rischio legato alla scarsa quantità di rna nei vaccini Pfizer.

“Le formulazioni dei vaccini vengono controllate in maniera capillare sui lotti di rilascio. Il vaccino antinfluenzale, che deve contenere 15 microgrammi della proteina del virus, è controllato dalle autorità centrali. Stessa procedura viene seguita per il vaccino anti-Covid: se Pfizer mettesse meno rna sarebbe un reato, quindi escludo una possibilità simile”.

AstraZeneca, intanto, taglierà il 60% della prima fornitura.

“Personalmente non sono d’accordo nell’aver investito così tanto nel vaccino di AstraZeneca. Ha un unico vero vantaggio, costa molto meno degli altri, poco più di un euro contro quasi 15. Ma si sapeva che era molto più indietro degli altri, perché utilizza una tecnologia che per produrre un vaccino ha bisogno di tempi più lunghi. Considerando alcuni investimenti del Governo, come i banchi a rotelle o il bonus monopattino, credo che con quei soldi spesi in altro modo adesso avremmo potuto essere più avanti con le vaccinazioni”.

Buona, anzi ottima notizia: i vaccini sembrano funzionare.

“Sia Moderna che Pfizer hanno un’efficacia del 95% e in pratica possono azzerare l’incidenza di malattie gravi. Ovviamente proteggono verso il ceppo circolante, con tutte queste nuove varianti è possibile che la protezione diventi un po’ minore, ma per questo serviranno studi. Fa parte della natura del microorganismo con cui abbiamo a che fare, un virus molto simile a quello dell’influenza che mutando origina varianti diverse. Noi dovremmo imparare a conviverci e già vaccinandoci contro il ceppo Wuhan avremo meno possibilità di essere attaccati dalle nuove varianti, visto che la crossreattività comunque esiste. Quando tra qualche anno avremo convissuto in maniera più solida con il Covid, una certa immunità di base ci sarà”.

Anche per l’influenza stagionale ci sono così tante varianti in contemporanea?

“Esattamente. E si trova scritto anche nel bugiardino di ciascun prodotto, che ci informa contro quali ceppi è efficace. Le varianti ci sono e a meno di una mutazione che renda il virus più letale, diventerà semplicemente necessario vaccinarsi ogni anno, con un nuovo siero che contenga formulazioni diverse”.

Quando un 50enne può sperare di vaccinarsi a Siena?

“Non prima di luglio-agosto. La vaccinazione di massa sarà possibile solo quando avremo altri vaccini a disposizione. La mia perplessità è che in piena estate avremo una circolazione minore del virus e una cospicua riduzione dei contagi: non dovremo abbassare la guardia e pensare che la pandemia è finita. E’ un errore che non possiamo commettere di nuovo. Anche perché vaccinarsi ad agosto vorrà dire fare il richiamo a settembre ed essere pronti per l’autunno”.

La sua idea sul Palio, quindi, non cambia.

“Più andiamo avanti più penso che oltre a scordarci il Palio tradizionale, sarà complicato anche pensare a uno Straordinario in autunno. Penso proprio che dovremo aspettare il 2022”.