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Caso David Rossi, gip di Genova archivia l'indagine sui presunti festini a luci rosse

Alessandro Lorenzini
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Le indagini sulla morte di David Rossi non sono state influenzate da presunte partecipazioni di alcuni magistrati senesi a festini con droga ed escort. E’ quanto si evince dalla decisione del giudice per le indagini preliminari Franca Maria Borzone del tribunale di Genova che ha archiviato l’indagine della Procura sui presunti festini a luci rosse a cui avrebbero partecipato alcuni magistrati, che poi avrebbero insabbiato le indagini su Rossi, scomparso il 6 marzo 2013.

I legali della famiglia Rossi, gli avvocati Carmelo Miceli e Paolo Pirani, si erano opposti alla richiesta di archiviazione dei pm genovesi, ma il gip, che si era riservato di decidere nell’udienza dello scorso 17 dicembre, non ha accolto la richiesta.

La procura di Genova aveva aperto un fascicolo per abuso d’ufficio e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, a carico di ignoti, dopo una puntata della trasmissione tv “Le Iene”. Durante il programma era stato l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini a parlare di festini. Fra i testimoni ascoltati anche un ex escort che avrebbe partecipato a tali episodi. “Ha reso dichiarazioni – recita l’ordinanza - sufficientemente precise e ha proceduto nel corso del suo esame a identificazioni fotografiche dall’esito positivo, sebbene successivamente a quelle somministrate da alcuni giornalisti”. “Tali circostanze – si legge -, unitamente alle minacce ricevute nei giorni antecedenti l'udienza camerale, consentono di formulare un primo vaglio positivo dell’attendibilità di tali dichiarazioni, sebbene, esse possano valere solo a fini di responsabilità disciplinari”. Il gip si riferisce alle possibili sanzioni che potrebbe disporre il Csm, in quanto eventuali reati risulterebbero invece prescritti nell’agosto 2019 e quindi non perseguibili. “Il pm – si legge nell’atto - pur ritenendo le indagini caratterizzate da alcune carenze, ha evidenziato come non sia possibile trarre gli elementi costitutivi di reato, né tantomeno, il dolo intenzionale”. L’ordinanza del Gip è stata trasmessa al Csm.