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Scorie radioattive in provincia di Siena, le perplessità del professor Tavarnelli

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La questione del'ipotesi di creare un deposito di scorie radioattive nel comune di Trequanda, a poca distanza dalla zona della Valdorcia dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'Unesco, ha scatenato una serie di pareri contrari delle forze politiche, delle istituzioni locali e degli operatori che vedono minacciato il loro lavoro.

 

 

Anche un docente universitario, esperto del territorio e della materia, aggiunge il suo punto di vista al dibattito. Enrico Tavarnelli è professore ordinario di geologia strutturale all’Università di Siena, e commenta: "Non starò a dilungarmi sul fatto che una zona sede di produzioni agroalimentari di grande pregio, con l’arrivo di un sito del genere, rischia di veder crollare la propria economia. Si fa presto a dare tutte le garanzie, ma la gente tende a pensare con la sua testa e a non comprare più. Ne so qualcosa perché qualche anno fa io e alcuni colleghi fummo coinvolti direttamente in una situazione analoga, che riguardava il Metapontino. E lì il progetto fu bloccato, anche perché la situazione geologica era chiaramente negativa. Quello che mi preme sottolineare, invece, è che l’indagine geologica a corredo dell'ipotesi di scegliere quella porzione di provincia di Siena mi sembra un po' superficiale. Ritengo di conoscere bene il territorio, senza contare che non ci vuole un geologo per sapere che a Pienza c’è il duomo pericolante perché il territorio è in continuo movimento. Le ipotesi sono molteplici: alcuni studiosi ritengono che ci sia una faglia attiva, altri che si tratti di una frana, altri ancora che sia dovuto a una deformazione gravitativa profonda di versante.La proposta di fare un deposito di scorie nucleari a pochi chilometri, onestamente, qualche perplessità me la fa nascere... Stiamo parlando di un terreno che si muove da epoca storica, da ben prima rispetto a quando esiste la sismicità strumentale. Quando il Rossellino edificò la città, su incarico del papa Pio II Enea Silvio Piccolomini, se ne accorse subito, e infatti i problemi di stabilità della cattedrale sono stati rilevati, e documentati, in fase di costruzione. E’ dal 1400 che la situazione è questa e anche oggi, entrando al suo interno, si vedono le spie di monitoraggio per valutare l’entità dei movimenti semestrali e annuali. Ripeto, un impianto di quel genere richiede un contesto che, dal punto di vista geologico, garantisca un certo tipo di stabilità, ma lì non esiste”.