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Maradona, il ricordo di Gianna Nannini: "Una divinità"

Il titolo de La Nacion, il quotidiano argentino che ha intervistato Gianna Nannini

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Tra Maradona e Siena c'era un legame fatto di calcio e di musica. Troppo stellare il suo Napoli per incrociare una Robur che, all'epoca, militava tra C2 e C1, eppure proprio all'Artemio Franchi il "Pibe de Oro" disputò una delle sue prime amichevoli in Italia, in uno stadio senza curve, con la gente ammassata nei due prati dietro le porte (e il settore si chiamava proprio così: prato, con tanto di biglietto venduto per sedersi sull'erba e, se pioveva, nel fango), ma anche arrampicata sulle reti del lato San Domenico. Era il 12 agosto del 1984.

 

Gianna Nannini, invece, è un'artista per la quale Maradona aveva un'ammirazione sconfinata, al punto di chiamare Giannina la propria figlia. La rocker senese ricorda ancora l’abbraccio con il campione, sulle note del suo “Notti Magiche”, in occasione dei Mondiali di Italia 90, trent’anni fa. Appena venuta a conoscenza della sua morte, ha commentato così: “Ci sono giocatori e giocatori, ma tu Diego sei una divinità del calcio, un essere umano che ha regalato emozioni a noi tutti come nessuno mai prima, e penso mai più nessuno dopo di te. Ti ringrazio del tuo cuore puro che ho sentito battere col mio. Un abbraccio che non mi stacca più. Ciao Diego, il più grande di ogni tempo”.